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Confcommercio, i consumi stentano: -29,4% su base annua

© AP Photo / Gyorgy VargaSupermercato Tesco
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La ripresa dei consumi delle famiglie è parziale e lenta. Tante le incognite sul futuro del Paese scrive Confcommercio presentando i dati di maggio dell'indice ICC.

Rispetto ad aprile l’indicatore dei consumi (ICC) va decisamente meglio perché è in calo del 29,4% su base annua contro la rilevazione precedente del -47%.

I consumi nel post-lockdown sono quindi evidentemente ripresi, ma “la domanda delle famiglie ha stentato a trovare la strada per un rapido recupero”, scrive Confcommercio.

A pagare lo scotto della lenta ripresa sono in particolare i “servizi legati alla fruizione del tempo libero” come i cinema e i teatri, che in molte città italiane restano chiusi nonostante abbiano ottenuto il via libera alla riapertura a partire dal 15 giugno.

Il recupero nei consumi si nota solo nei comparti dell’alimentazione domestica, le comunicazioni e l’energia che sono ora sopra i livelli di un anno fa, scrive ancora Confcommercio.

“Denso di incognite sul futuro prossimo” è la ripresa del settore automobilistico che anche nel mese di maggio ha fatto registrare in Europa significativi cali nel numero di immatricolazioni.

Ed ancora bar e ristoranti, i trasporti e il turismo hanno segno negativo.

Il futuro del Paese

Confcommercio avverte che “sulla velocità della ripartenza e sul suo consolidamento si gioca il futuro del Paese”.

Il rischio avverte la principale associazione nazionale dei commercianti è un “possibile corto circuito depressivo” dovuto alla mancanza di potere d’acquisto di molte famiglie rimaste senza un reddito.

Il Misery Index Confcommercio (MIC) è esploso nel mese di aprile 2020 proprio come conseguenza del “deciso deterioramento delle condizioni del mondo del lavoro, dipendente e autonomo”.

Il rimbalzo dell’economia

Se si guarda al rimbalzo del Pil Italia nel mese di maggio, si è avuto un confortante +10,4% ma nel mese di giugno questo aumento sarà soltanto del +4,7% stima Confcommercio, la quale stima una riduzione del Pil pari al -17,4% congiunturale nel secondo trimestre e del -21,9% su base annua.

“Queste cifre rendono ben chiara l’entità della montagna che il Paese deve scalare”, è il monito di Confcommercio.

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