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Palamara fuori dall’Anm, ma non ci sta a fare il ‘tonno espiatorio’

CC0 / Pixabay / Martello giustizia
Martello giustizia - Sputnik Italia
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Luca Palamara è pronto a portare con se tutti "i Filistei", il tonno che si immola per gli altri non lo farà e con una memoria attacca quanti lo hanno giudicato: 'tutti avevano da chiedere'.

Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) è stato espulso dalla stessa Associazione per reiterate violazioni del codice etico.

Palamara in un comunicato riportato dall’Ansa ha chiesto scusa a tutti quei “colleghi che sono fuori dal sistema delle correnti, che inevitabilmente saranno rimasti scioccati dall’ondata di piena che rischia ingiustamente di travolgere quella magistratura operosa e aliena dalle ribalte mediatiche”.

Il magistrato si è detto pronto a dimettersi dalla magistratura “per loro”, ma lo farà solo se ci sarà una presa di “coscienza collettiva” e si dimetterà solo se lo faranno anche “tutti coloro che fanno parte di questo sistema”.

Non farò il ‘tonno espiatorio’

L’ex presidente dell’Anm non ci sta a passare per capro espiatorio, il tonno che si immola per gli altri non lo farà. E con queste sue parole denuncia quello che definisce un sistema che coinvolge altri (“tutti coloro che fanno parte…”).

“Non farò il capro espiatorio di un sistema”, ma lo dice chiaro e tondo che erano le “regole del gioco” a cui anche lui si è piegato accettandole. Regole “sempre più discutibili” le ha definite Palamara in una memoria.

“Ma deve essere chiaro che non ho mai agito da solo. Sarebbe troppo facile pensare questo”.

Il magistrato quindi si accusa, ma con sé intende portare anche tutti i “Filistei”.

Tutti avevano da chiedere

“Ognuno aveva qualcosa da chiedere, anche chi oggi si strappa le vesti”, ha scritto Palamara nella memoria che non ha potuto leggere davanti al Collegio dell’Anm che lo ha espulso.

“Penso ad alcuni componenti del collegio dei probiviri che oggi chiedono la mia espulsione, oppure a quelli che ricoprono ruoli di vertice all’interno del gruppo di Unicost, o addirittura ad alcuni di quelli che siedono nell’attuale Comitato direttivo centrale e che hanno rimosso il ricordo delle loro cene e dei loro incontri con i responsabili Giustizia dei partiti di riferimento”.

Le parole di Palamara qui sopra riportate appaiono essere come il preannuncio di un terremoto di vaste proporzioni, ben più ampio di quanto già non lo sia stato il suo caso e quello degli altri consiglieri del Csm costretti a dimettersi lo scorso anno.

Mosso da nobili ideali

“All’inizio ero animato da nobili ideali, poi sono rimasto invischiato da meccanismi infernali, il meccanismo delle chat”, scrive ancora Palamara provando a difendere la sua storia come magistrato.

Ma ammette che chi non faceva parte delle correnti non veniva nominato lì dove avrebbe meritato di essere:

“Sono stati nominati magistrati valorosi certo il sistema ha penalizzato chi delle correnti non ne faceva parte”.
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