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Turismo, si prospetta un estate da incubo per l'Italia

© Sputnik . Vladimir Vyatkin / Vai alla galleria fotograficaUna spiaggia sul mar Tirreno
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A causa dell'onda lunga del Covid-19, quella 2020 potrebbe essere ricordata come l'estate peggiore per il turismo italiano.

Per il settore turistico italiano l'estate 2020 potrebbe portare ad un bilancio finale drammatico, con un calo senza precedenti pari a 12,8 milioni di viaggiatori e 56 milioni di pernottamenti in meno rispetto al periodo estivo 2019.

Tali cifre si potrebbero tradursi in perdite di fatturati pari a 3,2 miliardi di euro, con il 52% in meno per le attività extralberghiere e il 48% per il comparto alberghiero.

Per trovare un record così negativo è necessario tornare indietro al 1998, ben 2 anni fa, come riporta uno studio condotto da CST Firenze per Assoturismo Confesercenti interivstando un campione di 2.118 imprenditori del settore turistico.

Crollo dei visitatori stranieri

A pesare come una spada di Damocle sarà soprattutto la flessione del numero di visitatori stranieri che, a causa delle conseguenze del Covid-19 quest'estate non arriveranno in Italia.

Su un totale di 56 milioni di pernottamenti in meno, infatti, ben 43 milioni sono da riferirsi a turisti esteri che quest'anno non visiteranno il Belpaese, per un calo complessivo del 43,4% rispetto allo stesso periodo del 2019.

E' prevista, sebbene molto più contenuta, anche una flessione della domanda interna, con i viaggiatori italiani che saranno l'11,6% in meno rispetto all'estate 2019.

Quali regioni e tipologie di località sono più a rischio

Fermo restando che la tendenza interesserà tutte le aree dello stivale, i peggiori risultati sono stati registrati dagli imprenditori del Nord-Ovest (-32,9% di pernottamenti), con valori negativi che sono attesi comunque anche al Nord Est (-25,8%) e al Centro (-25,8%). Si difendono, pur restando ampiamente in territorio negativo, il Sud e le Isole (-19,3%).

Tra le località più a rischio, andando ad analizzare le destinazioni italiane, si prospetta un crollo verticale per zone lacustri (-38,3%) e località termali (-36%). Male anche le città d'arte (-34,3%) e mete rurali e collinari (-31,4%), mentre fanno leggermente meglio località montane (-21,8%) e marittime (-20,9%).

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In calo l'offerta e rischio disoccupazione

Secondo quanto riportato nell'indagine, ad una sensibile riduzione della domanda, come è lecito attendersi, corrisponderà un altrettanto sensibile calo dell'offerta, con 23.000 strutture, di cui ben 3.000 nel solo settore alberghiero, che non apriranno i battenti in estate.

Per tutti coloro che invece cercheranno di mettersi in gioco, è comunque prevista una significativa riduzione della disponibilità, con 1,8 milioni di posti letto in meno previsti per l'estate 2019.

In questo senso, si temono ovviamente i risvolti occupazionali della contrazione di domanda e offerta, con stime che parlano di oltre 82.000 lavoratori del settore alberghiero e dell'indotto rimasti senza un posto di lavoro, con una minima parte di loro coperta dalle misure del Governo.

"Il calo era atteso, ma se continua così sarà il crollo peggiore della storia del nostro turismo. Gli operatori non perdono la speranza, e chi può ha riaperto. I sostegni forniti al settore fino ad ora, però, sono stati inadeguati, sia per le imprese sia per i lavoratori", ha riferito Vittorio Messina, Presidente nazionale di Assoturismo Confesercenti, auspicando che gli Stati Generali in corso in questi giorni possano portare una svolta per il settore.
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