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Rogo Thyssen: in semilibertà i due manager tedeschi condannati

© AP Photo / Martin MeissnerLo stabilimento ThyssenKrupp-Fabrik Duisburg
Lo stabilimento ThyssenKrupp-Fabrik Duisburg - Sputnik Italia
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Concessa la semilibertà ad Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, i due manager del gigante tedesco dell'acciaio condannati per il rogo alla Thyssenkrupp di Torino del 2007.

La procura della città tedesca di Essen ha concesso il regime di semilibertà ad Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, manager precedentemente condannati per l'incendio del 6 dicembre 2007 nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino, in cui morirono 7 operai.

L'annuncio è arrivato dalla procuratrice Anette Milk, che ai microfoni di Radio Colonia ha spiegato: 

È previsto che i due condannati scontino la pena con il cosiddetto 'offener Vollzug'. Il che significa che sono detenuti in un penitenziario, ma possono lasciarlo ogni giorno per andare a lavorare e devono tornare la sera.

La comunicazione sulla concessione della semilibertà è arrivata oggi alla procura generale di Torino. Il provvedimento prevede che i condannati trascorrano in carcere la notte e che di giorno lavorino all’esterno.

Le reazioni dei famigliari delle vittime

"Ci incateneremo a Roma. Andremo a Essen. Qualcosa faremo. Devono dirci come è possibile questa cosa". È il primo commento di Rosina Platì, mamma di una delle sette vittime del rogo, alla notizia della semilibertà per i due manager tedeschi.

Si dice invece "basito" Antonio Boccuzzi, l’operaio sopravvissuto all’incendio in cui morirono i colleghi. "Devono ancora inventare un aggettivo per esprimere le sensazioni che sto provando ora. La notizia è inattesa quanto vergognosa", è stato il suo commento.

Il rogo dello stabilimento Thyssenkrupp

L'incidente avvenuto allo stabilimento Thyssenkrupp di Torino il 6 dicembre 2007 provocò la morte di 7 operai che persero la vita a causa di un'esplosione. L'unico operaio sopravvissuto fu Antonio Boccuzzi.

Molte critiche furono mosse contro l'azienda sia perché alcuni degli operai coinvolti nell'incidente stavano lavorando da 12 ore, sia perché secondo le testimonianze di alcuni operai i sistemi di sicurezza non funzionarono (estintori scarichi, idranti inefficienti, mancanza di personale specializzato).

Nell'ambito dell'inchiesta a seguito dell'incidente, a carico dell'amministratore delegato Herald Espenhahn i pubblici ministeri formularono l'ipotesi di reato di omicidio volontario con dolo eventuale e incendio doloso, mentre altri cinque dirigenti furono accusati di omicidio colposo e incendio colposo, con l'aggravante della previsione dell'evento in seguito ad alcuni documenti ritrovati dalla Guardia di Finanza durante le investigazioni. Fu contestata l'omissione dolosa dei sistemi di prevenzione antincendio e antinfortunistici.

Dopo un primo processo il 15 aprile 2011, il 13 maggio 2016 la Cassazione confermò le condanne ridefinite in Appello, non accogliendo le richieste del sostituto Procuratore Generale che aveva chiesto di annullare la sentenza del 9 maggio 2015 per rimandare il procedimento in corte d'assise.

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