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L’Università di Catania accerta per la prima volta presenza di microplastiche in frutta e verdura

© Fotolia / Aleksandar MijatovicFrutta e verdura
Frutta e verdura - Sputnik Italia
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Uno studio compiuto dal laboratorio di igiene ambientale e degli alimenti dell’Università di Catania, ha rilevato la presenza di microplastiche in alcuni dei frutti e delle verdure più consumati in Italia e per la prima volta al mondo ne ha determinato con esattezza scientifica le concentrazioni.

Le microplastiche sono particelle di materiale plastico dalle dimensioni che vanno dal micrometrico al massimo il millimetro. Provengono da lavorazioni cosmetiche, abbigliamento, processi industriali di vario tipo ma anche dalla semplice frammentazioni di componenti plastiche più grandi nel tempo. La plastica infatti è un elemento non biodegradabile, si pensi per esempio che una bustina di plastica impiega almeno 20 anni per degradarsi in mare mentre una bottiglia di plastica circa 450 anni. La plastica si spezza e riduce in parti sempre più piccole fino a divenire spesso appunto microplastica – elemento ancora più pericoloso per l’ecologia e la salute dell’uomo proprio perché, le ridotte dimensioni, permettono l’assimilazione involontaria da parte degli organismi e, appunto ora si scopre, persino dei vegetali.

Proprio di questo si è voluta occupare l’Università di Catania con lo studio compiuto dal laboratorio di igiene ambientale e degli alimenti a firma dei ricercatori Gea Oliveri Conti, Margherita Ferrante, Claudia Favara, Ilenia Nicolosi, Antonio Cristaldi, Maria Fiore e Pietro Zuccarello dell'ateneo catanese insieme con Mohamed Banni del Laboratoire de Biochimie et Toxicologie Environnementale di Sousse in Tunisia.

I risultati sono stati pubblicati in un articolo apparso sulla rivista specializzata Environmental con un titolo molto esplicativo della materia trattata – ‘Micro e nano-materie plastiche in frutta e verdura commestibili. La prima valutazione dei rischi’.

I dati pubblicati mostrano che esiste di fatto una contaminazione variabile con dimensioni medie delle microplastiche da 1,51 a 2,52 microns e un range quantitativo medio da 223mila (52.600-307.750) a 97.800 (72.175-130.500) particelle per grammo di vegetale rispettivamente in frutta e verdura. La ricerca dimostra che di fatto l'impatto dei rifiuti plastici presenti nei mari e nei corsi d''acqua sugli habitat naturali e sulla fauna selvatica rappresenta un problema emergente di livello globale e l'Efsa (European Food Safety Autority), di concerto con la Commissione europea, ha già richiesto un primo passo verso una futura valutazione dei potenziali rischi per i consumatori derivanti dalla presenza di microplastiche e nanoplastiche negli alimenti, in particolare nei prodotti ittici.

“Il gruppo di lavoro sta, inoltre, ampliando gli alimenti investigati. Attualmente è in fase di elaborazione una ulteriore ricerca sui dati derivanti dai filetti eduli di pesce. L’articolo valuterà inoltre l’Assunzione giornaliera stimata per adulti e bambini, divenendo di fatto il primo studio che quantifica l’esposizione a microplastiche inferiori ai 10 microns della popolazione generale mediante l’ingestione di tali alimenti”, ha spiegato la professoressa Margherita Ferrante, direttrice del laboratorio, e la ricercatrice Gea Oliveri Conti.
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