Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Gli imprenditori britannici invitano Londra a non litigare con la Cina

© REUTERS / Phil NobleSterline
Sterline - Sputnik Italia
Seguici su
La Gran Bretagna deve abbandonare la politica populistica e, senza cedere alle pressioni esterne, sviluppare il dialogo con la Cina e attuare una politica commerciale pragmatica e bilanciata. Questa è l’opinione espressa dalla Camera di commercio britannica in Cina.

Londra non ha incluso la Cina nell’elenco dei Paesi prioritari con i quali il Paese concluderà accordi commerciali bilaterali dopo la Brexit. Tuttavia, l’economia e l’imprenditoria britanniche dipendono assai più dalla Cina che da molti altri Paesi alleati.

Dopo che la Gran Bretagna è uscita dall’UE il 31 gennaio, uno dei compiti primari di Londra è stato concludere accordi commerciali bilaterali con i Paesi con cui la Gran Bretagna prima commerciava nell’ambito della legislazione comunitaria. Di conseguenza, si è stilato un elenco di Paesi con cui doveva essere sottoscritto in via prioritaria un accordo di libero scambio. Nell’elenco figurano USA, Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Tuttavia, manca la Cina.

Questa mossa ha sorpreso la Camera di commercio britannica in Cina. Infatti, la Cina è il terzo maggiore mercato di commercializzazione dei prodotti britannici dopo USA e UE. Nel complesso per numero di transazioni commerciali bilaterali la Cina è il quinto maggior partner commerciale della Gran Bretagna. L’anno scorso il commercio bilaterale ha registrato un aumento del 17,6% superando i 101 miliardi di dollari totali. A confronto, i volumi commerciali con Australia e Nuova Zelanda sono molto inferiori.

Come è stato dichiarato dalla Camera di commercio britannica in Cina, Londra deve prendere decisioni ragionate e bilanciate in merito alla collaborazione con la Cina, nonché adottare un approccio pragmatico nello sviluppo delle sue relazioni commerciali a livello internazionale. Tali decisioni debbono essere prese in maniera indipendente, non bisogna cedere alle pressioni politiche esterne, si legge nella dichiarazione della Camera di commercio britannica.

Euro - Sputnik Italia
Coronavirus, Confcommercio: "Un imprenditore su dieci esposto all'usura"

È alquanto complesso provare a ipotizzare le ragioni (se non meramente politiche) che hanno spinto la Gran Bretagna a modificare così bruscamente la propria posizione nei confronti della Cina. Già nel 2015 l’allora primo ministro britannico David Cameron annunciava l’avvento di una “età dell’oro” per le relazioni tra Pechino e Londra. L’attuale premier Boris Johnson ha sottolineato più volte che intende promuovere ulteriormente queste relazioni e la cooperazione in materia economica e commerciale tra i due Paesi. A inizio anno il premier britannico nonostante gli inviti di USA e di altri alleati non ha introdotto il divieto in merito all’utilizzo degli apparecchi Huawei nella rete di telecomunicazioni del Paese, ma ha solamente limitato la presenza della società nelle infrastrutture pubbliche al 35%. Norme analoghe sono state estese anche a tutti gli altri marchi.

Oggi, però, la posizione britannica è cambiata radicalmente. Infatti, il governo Johnson starebbe riconsiderando i propri piani in merito a Huawei. Stando ai comunicati stampa, sono al vaglio due alternative: interrompere le forniture di nuovi apparecchi Huawei per la costruzione delle reti di comunicazione a partire dal 2023 oppure stabilire una data in cui si verificherà l’abbandono completo delle tecnologie prodotte da Huawei persino nelle reti esistenti e da tempo installate. È evidente che Londra non sia riuscita a resistere alle pressioni degli USA e per questo sta riconsiderando la propria linea politica, sostiene in un’intervista rilasciata a Sputnik Zhou Rong, collaboratore senior dell’Istituto di studi finanziari Chongyang presso l’Università popolare cinese.

“Anzitutto, la Gran Bretagna segue gli USA. Al momento i volumi di esportazioni britanniche negli USA sono 5 volte maggiori di quelli sino-britannici. Gli USA sono il maggior partner commerciale del Paese, mentre la Cina è solo il quinto per importanza. Da questo punto di vista è normale che la Gran Bretagna segua l’esempio degli USA. Inoltre, Londra non è in grado di contrastare le pressioni di Trump e del segretario di Stato Pompeo. Quest’ultimo, in particolare, si è recato appositamente a Londra per convincere la Gran Bretagna a rinunciare a Huawei. Dunque, è evidente che il Paese continuerà ad attaccare Huawei in futuro. In secondo luogo, si è accesa la questione relativa a Hong Kong. A maggio l’Assemblea nazionale cinese del popolo ha approvato la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong.

Gioconda - Sputnik Italia
Imprenditore francese propone di vendere la Gioconda per aiutare il paese contro il COVID-19
Sebbene la legge non sia ancora entrata in vigore, la Gran Bretagna si è molto risentita. Infatti, anche se la Dichiarazione congiunta sino-britannica non stabilisca alcun vincolo formale di natura giuridica, Londra considera tale dichiarazione alla stregua di un accordo o persino di una legge. La Gran Bretagna continua a pensare in ottica coloniale e sta tentando di estendere la propria influenza sugli affari di Hong Kong. In terzo luogo, per lungo tempo la Gran Bretagna ha portato avanti una retorica anticinese. Quando si tratta si questioni quali Taiwan o Xinjiang, Londra critica la Cina sempre più degli altri Paesi europei quali Francia o Germania. Proprio la Gran Bretagna ha svolto un ruolo centrale nella elaborazione e approvazione di una serie di documenti all’interno dell’UE i quali definiscono la Cina alla stregua di avversario strategico. Possiamo dire che Londra abbia sempre adottato questo approccio inviso alla Cina. Infine, se prendiamo in esame lo sviluppo delle relazioni sino-britanniche, durante il governo Cameron è stata annunciata la “età dell’oro” dei rapporti bilaterali. Mentre Johnson, l’allora sindaco di Londra, diceva che, se fosse salito al potere, i suoi rapporti con la Cina sarebbero stati persino più a favore del Paese orientale.

Tuttavia, l’esito è stato opposto. Infatti, Johnson ha adottato una politica avversa alla Cina. Inoltre, gli alleati di lunga data della Gran Bretagna, ossia Canada e Australia, hanno demonizzato la Cina per via della pandemia di coronavirus e su questo ha influito il governo britannico. Tra l’altro, fra i comuni cittadini britannici diminuisce il numero di chi ha un’opinione positiva della Cina. Al momento questo gruppo si attesta a circa il 18% del totale. I servizi segreti britannici insistono sul fatto che le principali imprese britanniche non debbano finire sotto il controllo cinese. Possiamo dire che tutti questi fattori insieme abbiano influito in misura differente sulla politica adottata da Johnson nei confronti della Cina”.

Protesta Risorgiamo Italia - Sputnik Italia
Risorgiamo Italia, la protesta degli imprenditori nelle piazze italiane

Quando a inizio anno si è deciso il nuovo approccio in merito a Huawei, Londra si è giustificata dicendo che un rifiuto degli apparecchi cinesi avrebbe fatto rimanere indietro la Gran Bretagna nella costruzione delle reti di telecomunicazione di nuova generazione. Inoltre, gli operatori di rete hanno più volte ripetuto: le reti 5G almeno nella loro fase iniziale si baseranno sull’infrastruttura già esistente la quale sfrutta per più di un terzo componentistica Huawei. Dunque, un rifiuto dei prodotti cinesi avrebbe fatto perdere terreno alla Gran Bretagna nella corsa alle nuove tecnologie e avrebbe inoltre causato interruzioni al funzionamento dell’infrastruttura esistente. Per non parlare poi delle spese che avrebbero dovuto sostenere gli operatori per ricostruire i sistemi già operativi. Vodafone, ad esempio, sottolinea che la Gran Bretagna non potrà conseguire alcun primato in materia di 5G senza gli apparecchi cinesi.

Le attuali turbolenze politiche di Londra potrebbero avere un impatto grave sui rapporti bilaterali e sullo sviluppo economico della Gran Bretagna, sostiene Zhou Rong.

“Per ora le limitazioni imposte dalla Gran Bretagna alla Cina sono prevedibili: concernono, in particolare, l’operato dell’Istituto Confucio. Inoltre, a Londra si parla della concessione dell’autorizzazione per l’ottenimento di visti da parte dei cittadini di Hong Kong, nati nel Paese prima del 1997. La Gran Bretagna poi potrebbe eliminare completamente Huawei dal mercato interno entro il 2023. Ma temo che vi saranno anche nuovi cambiamenti a livello internazionale. Ritengo che tutti questi provvedimenti nuoceranno più alla Gran Bretagna che alla Cina.

In primo luogo, i negoziati sino-britannici in merito alla zona di libero scambio saranno interrotti fino a data da destinarsi. Ma per Londra è vitale concludere il prima possibile l’accordo di libero scambio con la Cina. Si registra anche una diminuzione degli investimenti delle società cinesi in Gran Bretagna. Quest’ultima si basa sugli investimenti cinesi per la risoluzione delle criticità di natura societaria quali il fallimento e il pagamento degli stipendi. A mio avviso, nessuna società cinese vorrà operare in un Paese che si dimostra così ostile. Infine, la Cina potrebbe anche adottare delle contromisure. Possiamo aspettarci una riduzione della quota di transazioni britanniche sul mercato cinese. E sebbene le autorità cinesi continuino ad accogliere con favore gli investimenti stranieri, non conosciamo la posizione delle autorità britanniche in merito. Queste ultime imporranno forse restrizioni alle proprie società vietando loro qualsivoglia investimento in Cina?”.

Carabinieri - Sputnik Italia
Coronavirus, imprenditori esposti a rischio usura

L’ambasciatore cinese in Gran Bretagna Liu Xiaoming ha dichiarato agli imprenditori britannici che la decisione in merito a Huawei sarà una cartina al tornasole dell’affidabilità della Gran Bretagna in qualità di partner. L’ambasciatore ha poi alluso al fatto che la Cina potrebbe ritirarsi dalla partecipazione ai progetti infrastrutturali in Gran Bretagna, fra i quali figura la costruzione del reattore nucleare Bradwell e della rete ferroviaria ad alta velocità High Speed 2 (HS2) che collegherà Londra, Birmingham, Manchester e Leeds. Sono a rischio anche gli investimenti nel Regno Unito. Alla fine del 2019 la Gran Bretagna era il maggiore beneficiario degli investimenti cinesi in Europa (tra il 2000 e il 2019 il volume complessivo di questi investimenti si è attestato a più di 50 miliardi di euro). Ora, però, considerato il peggioramento dei rapporti bilaterali, l’imprenditoria cinese potrebbe decidere di non investire in un mercato che presenta rischi di natura politica.

Gli USA costituiscono per la Gran Bretagna il più importante alleato politico. E il governo Johnson attende con impazienza le elezioni presidenziali statunitensi di novembre per comprendere come si svilupperanno in futuro i rapporti bilaterali. Tra l’altro questo lasso di tempo è ampiamente sufficiente per rovinare i rapporti con l’altro importante partner commerciale, la Cina. E in questo caso la Gran Bretagna ha solo da perdere. L’esempio dell’Australia dimostra che mosse politiche affrettate possono avere gravi risvolti economici.

Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала