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"Nessuna seconda ondata, adattandosi all'uomo coronavirus perde virulenza"

© Sputnik . Tatyana Volobueva / Vai alla galleria fotograficaLa fontana al Castello Sforzesco a Milano
La fontana al Castello Sforzesco a Milano - Sputnik Italia
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A dichiararlo in un'intervista ad “Agenzia Nova” è il professor Massimo Clementi, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano.

Il professor Massimo Clementi, a capo del laboratorio di microbiologia e virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano, ha concesso un'intervista all'Agenzia Nova per cercare di fare chiarezza sulle prospettive del coronavirus, attorno cui vertono accesi confronti e discussioni, in particolare sull'eventualità di una seconda ondata di Covid, che alcuni prevedono con l'inizio dell'autunno.

Il professor Clementi ha espresso sicurezza sul fatto che la tanto temuta seconda ondata non ci sarà, dal momento che il virus si sta adattando all'uomo perdendo col passare del tempo la sua forza patogena e la sua aggressività, che aveva invece manifestato all'inizio dell'epidemia, mandando in crisi gli ospedali.

La situazione attuale "non va vissuta con quella preoccupazione che si sta dando su cosa succederà a ottobre e se ci sarà la seconda ondata. Io penso non ci sarà una seconda ondata", ha dichiarato, esprimendo allo stesso tempo stupore per i messaggi negativi e a volte allarmistici che arrivano dalle istituzioni internazionali.

Secondo Clemente, bisogna farsi guidare dalla razionalità.

"Lo sostengo da molto tempo: un'attenzione, una tranquilla attenzione, o anche una leggera preoccupazione che non accada niente, ci deve essere. Ma deve essere razionale e deve realizzarsi in azioni concrete. Quello che mi viene in mente su chi sottolinea troppo questi rischi è che ci sia qualche retropensiero. Non so quanto...siccome nessuno ha la sfera di cristallo come si fa a dire in maniera tranchant che accadranno queste cose? Mi fa pensare male".

L'esperto ha poi cercato di spiegare perché il virus inizialmente riusciva a diffondersi così facilmente e velocemente e perchè era letale con le persone più deboli.

"Il virus aveva questa caratteristica di infettare facilmente perché ha molta affinità con un recettore delle nostre cellule respiratorie, Ace 2, e questo lo favorisce nella diffusione. La gravità della patologia che abbiamo osservato all'inizio dell'epidemia dipendeva non tanto dal virus in sé ma da quello che questa infezione riusciva ad innescare....ad un certo punto innescava una tempesta citochitica che, in alcuni soggetti con particolari condizioni come l'età o patologie pregresse, faceva prevalere più che l'infezione virale una infiammazione dei vasi, del cuore che poi diventava un'infiammazione sistemica".

In base all'evidenza empirica degli ultimi casi di infezione "il virus ha perso la capacità di innescare questa fase 2, perché per farla deve replicare molto ed avere condizioni favorenti, si è visto che l'infezione è rientrata in una condizione clinica più gestibile... vedendo in tutto il mondo questo adattamento del virus sta avvenendo quindi potrebbe diventare nel tempo un virus umano che ci darà qualche infezione, qualche fastidio, ma non più come ha fatto fino ad ora".

Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele, bersagliato di critiche dopo aver sostenuto la morte clinica del coronavirus, aveva dichiarato in precedenza di non credere ad una seconda ondata di Covid.

In precedenza Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, aveva invitato a tenersi pronti a una seconda ondata di coronavirus, anche se ritiene che sarà meno aggressiva della prima.

A sua volta il ministro della Salute Roberto Speranza aveva dichiarato intervenendo a Montecitorio che non c'è certezza sulla seconda ondata, anche se essa è possibile.

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