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Mancata zona rossa Alzano e Nembro: Conte conferma non ci fu ritardo

© Foto : CC-BY-NC-SA 3.0 IT / Filippo AttiliIl Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al termine del Consiglio dei Ministri
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al termine del Consiglio dei Ministri - Sputnik Italia
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Secondo Conte non ci fu ritardo nel costituire o meno le zone rosse in Lombardia e in particolare ad Alzano e Nembro, la Regione poteva farlo ne aveva gli strumenti ha ribadito.

Giuseppe Conte ieri in tre ore di audizione davanti alla pm Maria Cristina Rota della Procura della Repubblica di Bergamo ricostruisce le decisioni del governo che nelle prime settimane della diffusione del virus portarono alla costituzione o meno di zone rosse specifiche.

Secondo la ricostruzione fatta dal Corriere della Sera la difesa del governo è stata convincete, ed ha fornito tutti gli elementi che servivano.

Conte ha chiarito perché il 3 marzo non è stata dichiarata la zona rossa di Alzano e Nembro. In quei giorni tra il 3 e l’8 marzo, non c’erano più solo quei comuni ad avere alte percentuali di contagio ma la situazione era ben più estesa a numerosi paesi, “quindi sarebbe stato inutile limitarsi a due sole aree” avrebbe detto Conte alla giudice come ricostruito dal Corriere.

Per quanto riguarda le comunicazioni tra governo e regione Lombardia, Conte ha assicurato che le autorità regionali furono costantemente aggiornate sulla situazione.

Quei giorni drammatici

Il giorno 3 marzo, arrivava sul tavolo del governo un comunicato del comitato tecnico scientifico che sollecitava la chiusura dei due comuni. Due giorni dopo Brusaferro ribadiva che la chiusura era necessaria. Su questo comunicato Conte ha riferito ai magistrati che fu subito analizzata la situazione e risultò che il virus era presente su di una area ben più vasta.

Ma il 7 marzo, la sera, arrivava un nuovo bollettino dal comitato che sollecitava una chiusura molto più ampia, quindi non più solo Alzano Lombardo e Nembro, ma tutta la Regione Lombardia come poi accadde proprio in quelle ore. Quel 7 sera tutta la Lombardia e altre 13 province limitrofe divennero la nuova zona rossa.

La scelta politica

Come chiarito anche dalle precedenti audizioni del comitato tecnico scientifico, i pareri degli scienziati non erano vincolanti. Le scelte finali dipendevano dal decisore politico, il quale, come ha precisato Conte, ha il compito di affrontare le vicende nel loro complesso.

La richiesta di prorogare le zone rosse esistenti

Per quanto riguarda la richiesta di proroga giunta dalla Regione Lombardia, essa giunse sul tavolo del governo, ma si limitava alle zone rosse già istituite intorno a Codogno e non comprendeva anche la provincia di Bergamo.

Conte ha ribadito che la Regione aveva il potere di emettere una ordinanza per chiudere anche altri Comuni, ma la cosa non fu fatta.

Roberto Speranza: pronto a rendere conto

“Penso che chiunque abbia avuto responsabilità dentro questa emergenza, dal capo dell’Oms al sindaco del più piccolo Paese, debba essere pronto a rendere conto delle scelte fatte”, ha scritto il ministro Speranza su Facebook al termine dell’audizione davanti ai pm.

“È la bellezza della democrazia. È giusto che sia così. Da parte mia ci sarà sempre massima disponibilità nei confronti di chi sta indagando”, ha aggiunto.

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