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I genitori di Giulio Regeni: “Traditi dallo stato italiano”

© Foto : Comune di TorinoStriscione "Verità per Giulio Regeni" esposto dal 4 aprile 2016 sulla facciata di Palazzo Civico (municipio di Torino)
Striscione Verità per Giulio Regeni esposto dal 4 aprile 2016 sulla facciata di Palazzo Civico (municipio di Torino) - Sputnik Italia
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Intervistati da Diego Bianchi nella trasmissione "Propaganda Live" i genitori del ricercatore italiano rapito e ucciso 4 anni fa in Egitto accusano i governi succedutisi nel nostro paese. Motivo dell’intervista la vendita di due fregate all’Egitto approvata dal Consiglio dei Ministri.

Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio, non devono solo convivere con il dolore per la scomparsa del loro figlio ma anche con il senso di impotenza e tradimento dovuti alle decisioni dei governi italiani in merito alle relazioni con l’Egitto, paese dove Giulio è stato rapito e ucciso. I signori Regeni hanno espresso tutta la loro amarezza in un’intervista di circa un quarto d’ora concessa a Diego Bianchi durante il suo programma "Propaganda Live", in onda su La7, in occasione della vendita di due fregate all’Egitto approvata dal Consiglio dei Ministri. Ecco quanto dichiarato proprio da Claudio Regeni in apertura:

“Non possiamo sentirci certo traditi dall'Egitto per tutto quello che hanno fatto a nostro figlio e dopo quattro anni e mezzo di menzogne e depistaggi. Cosa potevamo altro potevamo aspettarci in termini di tradimenti dall’Egitto? In realtà è il fuoco amico che fa male e che ci amareggia. Uno non si aspetta di dover lottare contro il proprio Stato per ottenere giustizia e invece è proprio lo stato italiano che ci ha traditi. (…) È un fallimento non solo per noi ma per tutti gli italiani, per le persone che credono nell’inviolabilità dei diritti e della giustizia (…)”.

Patrick George Zaki, ricercatore presso l'Università di Bologna - Sputnik Italia
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I signori Regeni hanno confessato di essersi sentiti traditi due volte: la prima il 17 luglio del 2017 quando, durante il Governo Gentiloni, è stato rimandato l’ambasciatore italiano in Egitto; la seconda in occasione del “via libera” dato dall’attuale Consiglio dei Ministri (l’operazione non è stata ancora ufficialmente conclusa) alla vendita di due fregate al regime di al-Sisi.

In precedenza il ministro degli Esteri Luigi Di Maio si era espresso sul caso durante un’interrogazione alla Camera, ribadendo la richiesta da parte dell'Italia di progressi significativi nelle indagini.

Le richieste al governo egiziano sono arrivate chiare anche dai signori Regeni, sempre durante l’intervista a "Propaganda Live":

“Chiediamo all'Egitto una risposta esaustiva a tutti i punti della rogatoria inviata dalla Procura di Roma nell'aprile del 2019, rimasta priva di risposta. La consegna delle cinque persone indagate dalla magistratura italiana, in modo che possano essere processate in Italia: sono tutti ufficiali degli apparati di sicurezza egiziana. Finché non avremmo ottenuto queste due cose ci sentiremmo traditi”.

Una ferita ancora aperta, quella lasciata sulla pelle italiana dal caso Regeni, che torna a scuotere anche la politica interna. In un tweet l’ex presidente del Partito Democratico Matteo Orfini ha espressamente richiesto di rivelare al capo delegazione Dario Franceschini quale posizione il partito avesse assunto all’interno della vicenda. Questi ha a sua volta chiesto un chiarimento pubblico per separare l’operazione commerciale dai rapporti politico-diplomatici con l’Egitto, proprio per andare avanti nella ricerca di verità e giustizia sul caso.

Giulio Regeni era un dottorando italiano dell’Università di Cambridge che si era recato in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti del paese presso l’Università Americana del Cairo. Rapito il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di Piazza Tahrir, il suo corpo – che mostrava segni evidenti di tortura – è stato ritrovato il 3 febbraio successivo nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani. La morte di Regeni ha dato via a un acceso dibattito internazionale e alla richiesta di fare luce su un caso non ancora chiarito, causa di tensioni diplomatiche tra Egitto e Italia.

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