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Caporalato, braccianti definiti "scimmie" e matrimoni fittizi: 60 arresti in Calabria

© Sputnik . Clara StatelloViaggio nelle serre del ragusano, tra sfruttamento e dignità negata
Viaggio nelle serre del ragusano, tra sfruttamento e dignità negata - Sputnik Italia
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Sgominate, con l'operazione Demetra, condotta dalla Guardia di Finanza di Cosenza, due organizzazioni criminali, dedite allo sfruttamento dei braccianti nei campi e al caporalato. 

Il blitz delle fiamme gialle ha coinvolto più di 300 uomini del comando provinciale cosentino, in coordinamento con i militari di Catanzaro e Crotone, che nella notte hanno eseguito un'ordinanza cautelare della Procura di Castrovillari a carico di 60 persone, indagate per associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ed al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, nelle province di Cosenza e Matera. 

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Attraverso un complesso lavoro di indagine durato più di un anno, durante il quale gli inquirenti hanno svolto operazioni di intercettazione, pedinamenti, localizzazioni e acquisizioni di documenti, sono state individuate due organizzazioni criminali operanti in Calabria e Basilicata, che gestivano l'intermediazione dei lavoratori nei campi, reclutando anche nei vicini centri di accoglienza per richiedenti asilo. 

Vittime del business di braccia da impiegare nei campi per pochi euro l'ora, oltre 200 persone reclutate dai caporali, costretti a condizioni di lavoro disumane, senza misure di sicurezza, dispositivi di protezione personale, con un salario di due-tre euro l'ora e costretti persino a pagare per il "servizio" di trasporto nei campi o per l'alloggio, spesso capannoni rurali decadenti, privi di servizi e in condizioni precarie. 

Coinvolto nelle indagini anche un funzionario del comune di Rossano (CS), accusato dagli inquirenti di abusare del suo ruolo e fabbricare falsi documenti di identità o residenza per "regolarizzare" la posizione dei braccianti.

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Le bande criminali organizzavano anche matrimoni fittizi fra i migranti, per lo più extracomunitari, e residenti locali, al fine di favorire la regolarizzazione o il ricongiungimento con i familiari. Le nozze avvenivano in Comune, dinnanzi a testimoni fittizi e, decorso lo scadere dei termini minimi, avveniva il divorzio. 

Dalle intercettazioni sono emerse le "buste paga" dei braccianti, che potevano variare a 80 centesimi a cassa per la raccolta di agrumi, o 28 euro lorde a giornata per la raccolta di fragole, in cui venivano impiegate per lo più donne. A questa cifra veniva scontato il prezzo del trasporto sul luogo di lavoro delle "scimmie": così i caporali si rivolgevano ai braccianti.

L'operazione Demetra della guardia di finanza ha portato a 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 38 agli arresti domiciliari, 8 obbligo di presenza alla polizia giudiziaria. Sono inoltre stato sottoposte sotto sequestro preventivo di 14 aziende agricole, tra Matera e Cosenza, per un valore stimato in 8 milioni di euro, e di 20 automezzi utilizzati per il trasporto dei braccianti.

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