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Mafia, sgominato a Bolzano covo della 'ndrangheta

CC0 / Pixabay.com / Carabinieri
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Un bar pizzeria gestito da due fratelli calabresi era diventato il quartier generato della 'ndrina altoatesina, collegata con esponenti dei mandamenti ionico e tirreno.

Venti persone sono finite in manette nella maxi operazione Freeland, coordinata dalla Procura di Trento, condotta su tutto il territorio italiano. Nel mirino degli inquirenti una vera e propria 'ndrina, protagonista della scalata criminale delle piazze di spaccio di Bolzano. Il gruppo 'ndranghestista manteneva i vincoli con alcuni mandamenti calabresi e gestiva gli approvvigionamenti di cocaina dalla Calabria alla provincia altoatesina. 

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Quattro persone sono state arrestate a Bolzano, due fratelli di origine calabrese, gestori del bar pizzeria divenuto il luogo di riunioni della banda criminale e due bolzanini. Gli altri sedici arresti sono avvenuti in Veneto e Calabria. Contestati i reati di associazione mafiosa, estorsione, sequestro di persona, illecita vendita di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi, bancarotta fraudolenta, contraffazione di documenti e favoreggiamento.

"Le indagini - spiega la Procura - hanno permesso di mettere in evidenza come la compagine ndraghetista altoatesina, una volta divenuta egemone nella gestione dello spaccio, abbia stretto alleanze con la criminalità locale e del Triveneto, utilizzata per lo smercio della droga nonché per l’approvvigionamento di armi". 

​La 'ndrina era ben radicata nel tessuto economico locale, specialmente nel settore della ristorazione e costruzione. Al vertice dell'organizzazione un un 65enne originario di Delia Nuova, in provincia di Reggio Calabria,  da anni residente in Alto Adige, titolare del locale e di una ditta di costruzioni. L'uomo è accusato anche di bancarotta fraudolenta per aver sottratto indebitamente del denaro alla sua azienda.  

Il core business della cellula criminale era lo spaccio di cocaina, proveniente dalla Calabria, ma gli inquirenti allegano due episodi particolarmente violenti, di cui il gruppo si sarebbe reso protagonista, mostrando "le modalità e la forza intimidatoria raggiunta dalla consorteria calabrese altoatesina, tipiche delle ndrine ubicate in Calabria".

In un'occasione i due fratelli avrebbero dei metodi intimidatori, rifiutando di pagare il conto di un meccanico, mentre in un'altra occasione avrebbero messo in atto un sequestro di persona per riscuotere un credito da parte di un ristoratore. 

Le indagini degli inquirenti sono iniziate nel 2018, in seguito alle confessioni di collaboratore di giustizia che avrebbe rivelato dell'esistenza del covo di Bolzano. 

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