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L’industria cinese ha superato le aspettative

© AP PhotoFabbrica di automobili Changan in Cina
Fabbrica di automobili Changan in Cina - Sputnik Italia
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L’industria cinese si è ripresa più rapidamente di quanto non ci si aspettasse. Stando ai dati pubblicati dalla Direzione statale cinese per gli studi statistici, il Purchasing Manager Index (PMI) nel mese di maggio si è attestato a 50,7, ossia ha totalizzato una crescita dell’attività produttiva.

Molti esperti avevano previsto per lo stesso mese valori inferiori al 50. Dunque, la Cina si è imposta come prima maggiore economia a livello globale con un’attività produttiva in grado di crescere nonostante le contrazioni generate dall’epidemia.

Da un lato, queste statistiche sono indubbiamente indice del fatto che la situazione economica è in via di ripresa. Dopo che a febbraio l’indice PMI in Cina ha registrato un calo da record toccando i 35,7, a marzo il valore si è riattestato su 52 punti. Tra l’altro, al tempo la Direzione statale cinese per gli studi statistici aveva invitato a non adottare un approccio eccessivamente ottimista e anzi aveva ammonito sul fatto che l’aumento dell’indice poteva essere un effetto del calo di febbraio. Tuttavia, i dati positivi relativi all’attività produttiva nel mese di aprile (50,8) e di maggio sono la riprova dell’effettivo slancio produttivo della Cina per il terzo mese consecutivo.

Bandiera cinese - Sputnik Italia
Il percorso unico della Cina per uscire dalla crisi
Tuttavia, il valore della componente dell’indice relativa alle nuove commesse per l’esportazione è rimasto molto basso (35,3). Ciò significa che la produzione in Cina al momento cresce a ritmi maggiori rispetto alla domanda esterna. Di conseguenza, il calo produttivo di febbraio, stando alle stime di IHS Markit, era legato principalmente alla brusca contrazione della domanda esterna. L’epidemia di coronavirus si è diffusa velocemente in tutto il mondo e le relative restrizioni introdotte dalla maggior parte dei Paesi e in vigore più o meno sino ad oggi ostacolano la ripresa economica. I valori dell’indice PMI di maggio nelle altre maggiori economie globali rimangono sotto i 50 punti, il che segnala una contrazione dell’attività produttiva. In tal contesto la Cina spicca effettivamente come il Paese che per primo è riuscito a invertire la tendenza in meglio grazie alla riapertura degli stabilimenti, la progressiva rimozione delle norme precauzionali e il ritorno alla normalità, secondo Xu Xuemei, esperta del Centro di economia mondiale e di sviluppo presso l’Istituto cinese di problemi internazionali.

“Le tempistiche di risanamento dell’economia cinese sono le più rapide al mondo. Gli altri Paesi non hanno superato la soglia dei 50 punti dell’indice PMI nel mese di maggio: USA 43,1; eurozona 39,4; Giappone 38,4; Corea del Sud 41,3. L’impatto dell’epidemia sull’economia di questi Paesi è ben lungi dall’essere terminato. E il fatto che l’indice PMI sia nuovamente in crescita in Cina dimostra che la ripartenza della produzione e il ritorno al lavoro stanno avendo effetti molto migliori in Cina rispetto che negli altri Paesi e che la produzione a livello locale è in via di ripresa”.

Dunque, se consideriamo il calo di febbraio, possiamo affermare che al momento la Cina sta registrando ritmi di crescita della produzione da record. Tuttavia, cosa si può fare per la contrazione dei mercati su cui i prodotti cinesi vengono commercializzati, soprattutto all’estero? Secondo le stime della Banca mondiale, le esportazioni globali nel marzo 2020 hanno registrato una contrazione dell’11,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il FMI, dal canto suo, prevede un calo delle prestazioni dell’economia globale a consuntivo del 2020. I maggiori partner commerciali della Cina (Giappone, Corea del Sud, USA e India) stanno registrando la più significativa contrazione dell’attività produttiva dalla crisi finanziaria globale del 2008. Tra l’altro, la grande presenza della Cina nella catena di forniture a livello mondiale implica la presenza di un’elevata quota di semilavorati all’interno del sistema. Ad esempio, in India i produttori del settore elettronico dipendono per il 60% da semilavorati cinese. Nella produzione di telai e altra apparecchiatura tale dipendenza si attesta al 47%. Sorge, dunque, spontanea la domanda: la rapida crescita dell’attività produttiva in Cina non significherà forse una produzione eccedentaria e, di conseguenza, un peggioramento futuro dei problemi economici del Paese?

L’esperta Xu Xuemei smentisce questi dubbi. Secondo lei, sebbene in passato la Cina abbia contrastato le crisi incrementando le esportazioni, questa volta le autorità punteranno sul mercato interno per far uscire il Paese dalla recessione.

“L’epidemia sta colpendo l’economia degli altri Paesi e naturalmente questo non può non avere un effetto anche sulla domanda esterna di prodotti cinesi. Tuttavia, noi disponiamo di un numero significativo di consumatori cinesi, il mercato interno vanta dunque un potenziale enorme. A mio avviso, lo stimolo continuo della domanda interna contribuirà a coprire il rischio degli effetti negativi legati alla contrazione della domanda esterna. E questo sosterrà le nostre imprese in tempi difficili. Chiaramente lo Stato deve sostenere le imprese. Ma anche le imprese devono attenersi alle nuove norme, prestare maggiore attenzione agli studi di mercato sul consumo interno. Non credo che si creeranno problemi di overstock. In primo luogo, l’epidemia continua da tempo ormai e le imprese cinesi hanno capito le necessità e le tendenze dei mercati esteri, dunque non incrementeranno in maniera incauta la produzione. In secondo luogo, anche all’estero hanno cominciato gradualmente a rimuovere le restrizioni precauzionali e a riavviare le attività produttive. La domanda esterna si sta gradualmente riprendendo e le catene globali di produzione ricominceranno a operare in maniera regolare”.

Quest’anno le autorità cinesi hanno deciso di non stabilire degli obiettivi di crescita del PIL. In un momento di instabilità economica a livello globale che influenza in maniera significativa anche la crescita cinese è molto difficile prevedere come si evolverà la situazione in futuro. Invece di fare previsioni, Pechino ha scelto di concentrarsi sulla qualità della crescita e sul miglioramento del tenore di vita dei cittadini. I principali obiettivi per il prossimo semestre sono mantenere al minimo la disoccupazione, creare nuovi posti di lavoro, eradicare la povertà. Sulla base di questi obiettivi viene definita la politica economica. In particolare, si pone l’accento sul mercato interno e sulla conservazione del potere d’acquisto dei cittadini. Sebbene diversi esperti occidentali, tra cui il già presidente di Goldman Sachs Jim O’Neill, ritengano che le misure di rilancio economico adottate dalla Cina siano molto modeste, i mercati azionari cinesi crescono alla luce dell’ottimismo per le prospettive di risanamento economico e per i provvedimenti adottati dalle autorità per renderlo possibile. L’indice Shanghai Composite ha chiuso nei giorni scorsi allo 0,2%, il CSI300 allo 0,31% e anche lo Shenzhen è positivo con un +0,2%.

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