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Grecia e Turchia: vicini ma lontani un pò su tutto, parla l'ambasciatore

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaL'area dei balcani del sud in una fotografia
L'area dei balcani del sud in una fotografia - Sputnik Italia
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Migranti, acque territoriali e quella preghiera nella basilica di Santa Sofia. Sono solo gli ultimi temi della discordia tra Grecia e Turchia, che appaiono lontane su quasi tutto, ma troppo vicine per non mettersi d'accordo. Come le trivelle turche a sei miglia dalle spiagge di Creta e Rodos.

Negli ultimi mesi si sono acuite le tensioni tra Grecia e Turchia. Le ultime tensioni hanno riguardato la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del governo turco delle domande presentate dalla Turkish Petroleum Corporation (TPAO) e finalizzate all’ottenimento di un permesso di prospezione di alcune aree al largo della Grecia continentale.

L'ambasciatore turco in Grecia, Burak Ozugergin, risponde ai principali interrogativi che irrigidiscono le relazioni tra i due paesi e, di riflesso, quelle della Turchia con l'Unione Europea, e ribadisce l'intento di Ankara nel mantenere relazioni di buon vicinato con Atene, invitando la controparte greca al dialogo su tutti i temi.

La Grecia sta protestando perché sarebbero stati violati i suoi diritti. La Turchia, invece, intende procedere con le trivellazioni in conformità a un accordo oggetto di accuse. La Turchia continuerà nel suo intento incurante della Grecia?

Sono ormai ben note e trasparenti le nostre posizioni sul tema del Mediterraneo orientale, inclusi le questioni frontaliere, le criticità legate a Cipro, la prospezione e l’estrazione di idrocarburi e la Libia. In più occasioni abbiamo reso noto che intendiamo avviare le attività di prospezione e trivellazione al largo del continente. L’area è stata delimitata in base ai principi di diritto internazionale e alla relativa giurisprudenza. Le coordinate di nostra competenza sono già stata trasmesse alle Nazioni Unite.

Detto ciò, la Turchia è pronta oggi, così come in passato, a giungere alla equa, giusta e pacifica risoluzione di tutte le questioni rimaste aperte, inclusa l’equa delimitazione delle aree di competenza marittima tra tutti i Paesi costieri con i quali intrattiene relazioni diplomatiche.

Di fatto, è stata data comunicazione di alto livello alla parte greca del fatto che siamo pronti ad avviare il dialogo sulla questione della delimitazione delle frontiere marittime in conformità al diritto internazionale. Tuttavia, le nostre proposte ad oggi non hanno ottenuto risposta. Le ricordo che il dovere di cooperazione in diritto internazionale non è un requisito unilaterale.

© AP Photo / Emrah GurelLe forze speciali turche in una ronda di pattuglia sul fiume Maritsa nella regione di Edirne, al confine turco-greco
Grecia e Turchia: vicini ma lontani un pò su tutto, parla l'ambasciatore - Sputnik Italia
Le forze speciali turche in una ronda di pattuglia sul fiume Maritsa nella regione di Edirne, al confine turco-greco

La Grecia ha annunciato che risponderà in maniera forte all’eventuale perdurare delle trivellazioni. Il consulente del primo ministro greco per le questioni di sicurezza nazionale ha dichiarato alla televisione greca che “ove necessario, risponderemo alla Turchia con l’esercito”. È preoccupato della possibilità di uno scontro nell’Egeo?

Non è mai troppo tardi per intavolare un dialogo con i propri vicini e per ascoltarsi a vicenda. L’importante è riuscire a comprendersi e non parlarsi e basta.

Il nostro desiderio di intrattenere relazioni di buon vicinato con la Grecia è genuino. Non vi è alcun problema tanto capitale da non poter essere risolto dalle nostre due nazioni.

Anzi, prima di sottoscrivere il memorandum d’intenti con la Libia, la Turchia ha più volte invitato tutte le parti coinvolte a partecipare ai negoziati finalizzati a trovare un punto d’incontro basato sul principio dell’equità. E La Turchia rimane disponibile nell’ambito di detti negoziati. Non si può tacere quando si chiede aiuto e poi lamentarsi quando gli altri Paesi sono costretti ad adottare dei provvedimenti volti a proteggere i propri interessi nazionali. Come ho già detto, è proprio quello che è successo in questo caso.

Un altro fronte che è stato aperto di recente è quello dell’Evros. Soprattutto negli ultimi giorni ci sono stati movimenti paragonabili a ciò che accadde lo scorso febbraio-marzo sulle frontiere greco-turche. Si dice persino che vi sia un assembramento di migliaia di immigranti a Edirne. Qual è la sua opinione in merito a questo dato e ai timori di possibili rivolte?

© FotoBurak Ozugergin
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Burak Ozugergin
È un peccato che alcuni in Unione europea stiano deliberatamente ignorando la situazione in cui versano questi poveri esseri umani che sono stati costretti ad abbandonare il loro Paese per la guerra o per calamità naturali.

Il fenomeno migratorio è una sfida comune che richiede sforzi collettivi. La Turchia ha fatto più di quanto le spettasse per più di 10 anni. Non dovrebbero chiederci uno sforzo così grande quando gli altri hanno fatto solo il minimo indispensabile per risolvere il problema.

Idealmente la comunità internazionale dovrebbe cooperare per risolvere situazioni difficili. Se ciò non è fattibile nel breve termine, dovremmo almeno trattare i rifugiati con dignità quando si presentano a casa nostra. Questo è ciò che la Turchia sta facendo. Crediamo di avere diritto ad aspettarci lo stesso dall’UE.

Come valuta la Sua cooperazione con il ministro greco degli Esteri Nikos Dendias? È stato di recente convocato al Ministero greco degli Esteri ad Atene dove le è stato comunicato un cambio di rotta. I canali di comunicazione tra Lei e il governo greco rimangono aperti?

Il dialogo che la nostra Ambasciata intrattiene con il Ministero greco degli Esteri e con le altre istituzioni greche è profondo e regolare. Il Ministero greco degli Esteri e i nostri colleghi che vi collaborano costituiscono una risorsa importante per il loro Paese con la loro professionalità. Spero che considerino anche la mia ambasciata un interlocutore altrettanto affidabile.

Siamo stati in grado di coordinarci in maniera costruttiva con le autorità greche su diverse questioni tecniche quali numerosi casi diplomatici occorsi durante il periodo della quarantena per il COVID-19.

D’altro canto, però, è altrettanto vero che vi sono dispute di lunga data che Turchia e Grecia devono ancora risolvere in diversi campi. Ma disponiamo anche di canali di comunicazione ben collaudati per risolvere tali questioni in conformità al diritto internazionale. Credo davvero che ci avvicineremo sempre più se cominciassimo a tracciarci come vicini e non come concorrenti o persino avversari.

Riguardo al tema delle frontiere, ho accennato prima che non si tratta di una questione tanto politica quanto tecnica la quale richiede dunque il contributo di esperti. Speriamo di riuscire a dotarci di squadre di esperti che possano operare lontano dal trambusto mediatico.

© Fotolia / Mikhail MarkovskiyL'interno della basilica di Santa Sophia a Istanbul
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L'interno della basilica di Santa Sophia a Istanbul

La preghiera musulmana recitata presso la moschea di Hagia Sophia ha di recente scatenato il malcontento del Ministero greco degli Esteri e dell’opposizione greca. Come valuta questa reazione? Il ministro greco ad interim agli Esteri Miltiadis Varvitsiotis ha persino parlato di “sfida non necessaria”. È stata davvero non necessaria?

Hagia Sophia è un tesoro fondamentale della Turchia e dell’umanità intera. Non dimentichiamoci che è proprio grazie agli sforzi profusi dalla Turchia che i luoghi storici della città di Istanbul o di qualsiasi altra città turca continuano a vivere ancora oggi come parte del nostro patrimonio culturale. Va da sé che continueremo a preservare i nostri tesori. Tuttavia, non ci aspettiamo niente di meno dalla Grecia.

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