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Magro è sinonimo di sano? Gli scienziati avvertono sui rischi del grasso nascosto

© Foto : Evgeny UtkinUna ragazza fa jogging in un parco di Milano dopo l'inizio della Fase 2
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I soggetti con un normale indice di massa corporea possono accumulare un’eccedenza di tessuto adiposo bianco. Da fuori questi soggetti non sembrano in sovrappeso, ma il loro girovita supera quello standard.

Gli scienziati parlano di obesità nascosta. Sputnik vi spiega perché è pericolosa.

Magro non è sinonimo di sano

L’indice di massa corporea (IMC) è uno dei principali parametri della salute di ogni individuo, mostra in che misura il peso corrisponde all’altezza. Più alto è l’indice, maggiore è il rischio di contrarre patologie legate all’obesità. Mediante questo parametro è possibile determinare il volume di tessuto adiposo nell’organismo. Un IMC nella norma è compreso tra 18,5 e 25. Un IMC superiore indica una situazione di sovrappeso, mentre uno inferiore una situazione a rischio anoressia.

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Nel calcolo non sono presi in considerazione né il sesso né l’età dell’individuo, elementi che, stando ad alcuni studi, potrebbero correggere il parametro in un senso o nell’altro. Ad esempio, negli uomini l’IMC è superiore, mentre negli anziani è inferiore. Ma, nonostante queste inesattezze, gli esperti sono riusciti a stabilire una correlazione tra un IMC regolare, l’aspettativa di vita e lo stato di salute.

Nel 2019 taluni scienziati statunitensi hanno definito l’IMC un indicatore affidabile e hanno proposto di ridefinire il concetto stesso di obesità. Per 2 decenni hanno monitorato più di 150.000 donne di età compresa tra 50 e 79 anni ed è emerso che molte partecipanti allo studio con un indice di massa corporea nella norma rientravano nella categoria dei soggetti sani sebbene la quantità di tessuto adiposo nel loro organismo lasciasse presumere il contrario. Inoltre, queste donne presentavano in parte problemi metabolici, diabete, cancro all’intestino e altre malattie legate al sovrappeso.

Nelle partecipanti che esteriormente si presentavano magre le maggiori riserve di tessuto adiposo bianco erano concentrate nella regione addominale (con un girovita maggiore di 89 cm) e nella regione pettorale, mentre nelle altre parti del corpo questo tessuto era sostanzialmente assente. La mortalità tra le donne appartenenti a questa categoria, nonostante un IMC nella norma, era del 30% maggiore rispetto al gruppo delle coetanee più sane. E le probabilità di ammalarsi di cancro, subire un infarto erano più alte del 20-25%.

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I soggetti con un IMC elevato, ma privi di tessuti adiposi nelle aree centrali del corpo venivano a mancare con una frequenza inferiore (del 10%), i loro organi interni funzionavano in maniera migliore e non presentavano neoplasie maligne con una frequenza così elevata con i soggetti dell’altro gruppo.

Uno su cinque

Stando alle stime dell’Università della Florida, l’obesità nascosta (così è stato battezzato questo fenomeno dagli esperti) è tipica di un americano adulto su cinque di età maggiore di 20 anni con un IMC nella norma. Circa un terzo dei soggetti magri dopo i 40 presenta una condizione pre-diabetica che nell’arco di alcuni anni può portare allo sviluppo del diabete di secondo tipo e di altri problemi di salute.

Nei cosiddetti finti magri una quota compresa tra il 25 e il 35% del peso corporeo è costituita da tessuti adiposi e questo può favorire l’insorgere della sindrome metabolica con bruschi sbalzi della pressione sanguigna, aumento della glicemia e quantità anomale di colesterolo nel sangue.

Secondo gli autori dello studio, la colpa di questa situazione sarebbe da imputare allo stile di vita e al lavoro sedentari. Su un campione di 1.000 volontari dal peso nella norma (IMC tra 18,5 e 24,9), monitorati dagli esperti, sono stati rintracciati segnali di obesità nascosta in coloro i quali non praticavano sport. Di norma, la quantità di glucosio nel sangue in questi soggetti si attestava a 5,7 o su valori superiori, ossia rientrava in una condizione pre-diabetica.

I ricercatori dell’Università dello Yuta sostengono che i soggetti magri siano rientrati nel gruppo di rischio per via di particolarità corporee. Quando ci si alimenta più del dovuto, si vengono a creare accumuli di acidi grassi immagazzinabili sotto forma di trigliceridi oppure utilizzabili per ricavare energia. Tuttavia, in alcuni soggetti questi acidi si trasformano in ceramidi, ossia molecole lipidiche. Accumulandosi nei tessuti, i ceramidi possono alterare le reazioni corporee all’insulina e rallentare il dimagrimento.

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I ricercatori hanno provato ad inserire ceramidi in cellule adipose umane e di cavie. È stato osservato che le cellule sono diventate resistenti all’insulina. Invece, quando gli scienziati hanno eliminato dalle cavie il gene che trasforma il grasso in ceramidi, il risultato è opposto: le cellule resistono meglio all’insulina. È altamente probabile che anche nell’uomo vi possano essere mutazioni che portano all’accumulo di ceramidi e, di conseguenza, allo sviluppo di condizioni di obesità e di diabete mellito di tipo 2.

Un colpo alla memoria

Come ha appurato un team internazionale di ricercatori, i “finti magri” rientrano anche nel gruppo di rischio con una predisposizione all’Alzheimer in età anziana. L’obesità, anche se nascosta, ha un impatto negativo sulla salute e le funzioni cognitive. Quando poi ad essa si affianca la perdita di massa muscolare (un processo tipico dell’invecchiamento naturale), l’impatto negativo sul cervello cresce esponenzialmente.

Gli scienziati hanno analizzato i dati relativi a 353 pazienti di età media pari a 69 anni. Ai volontari è stato anche chiesto di sottoporsi a test che valutassero il loro stato psicologico e le loro abilità mentali. Alla fine i risultati peggiori sono stati ottenuti dai soggetti con un peso nella norma, ma con un’elevata concentrazione di grasso corporeo. Questi soggetti hanno ottenuto risultati persino peggiori di quelli con una forma tradizionale di obesità.

Gli autori dello studio osservano che a risentirne maggiormente sono state la memoria, la velocità di reazione, l’attenzione selettiva e le abilità che consentono di risolvere le situazioni conflittuali.

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