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Fine della scuola: un bilancio della didattica a distanza

© AFP 2021 / JONATHAN NACKSTRANDBambini a scuola
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Oggi, 6 giugno, chiudono le scuole dopo 3 mesi di sospensione dei corsi in classe, nel frattempo sostituiti dalla didattica a distanza.

Tuttavia, tale metodologia, per ora solo contingente, dovuta all’emergenza sanitaria da Covid-19, non riesce e non può sopperire alla socialità che, oltre allo studio, rimane un punto fondamentale della scuola e della crescita personale, emotiva e relazionale degli studenti. Concetto giustamente ripreso anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Scuole chiuse una ferita per tutti”, nel suo videomessaggio agli studenti del 27 aprile.

© Foto : fornita da Sara ReginellaDottoressa Sara Reginella, psicologa e psicoterapeuta relazionale
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Dottoressa Sara Reginella, psicologa e psicoterapeuta relazionale

Di fatto, se questo tipo di didattica può essere gestito dagli studenti più grandi, già autonomi, anche nell’utilizzo dei mezzi informatici, ha invece causato problemi di gestione ai genitori degli studenti più piccoli come quelli della scuola media o delle scuole elementari; non a caso il ministro dell’istruzione Lucia Azzolina non ha mancato di ringraziare anche i genitori “che hanno fatto un lavoro straordinario a supporto della scuola”.

Per parlare di tutte queste problematiche e per avere un’idea delle possibili ricadute sugli studenti al termine di quest’anno scolastico, Sputnik Italia ha raggiunto la dottoressa Sara Reginella, psicologa e psicoterapeuta relazionale che da anni lavora con l’infanzia e la preadolescenza presso gli istituti scolastici comprensivi di Ancona.

— Dottoressa cosa può essere successo a livello delle relazioni familiari durante questo periodo d’isolamento tra le mura domestiche?

— In questa situazione di emergenza alcune problematiche familiari già in atto sono, in molti casi, esplose. Alcune difficoltà individuali connesse ad ansia, panico e disturbi dell’umore, “slatentizzatesi” con il lockdown, si sono incastrate con dinamiche familiari, creando miscele deflagranti. Le problematiche psicologiche di molti si sono anche connesse a paure reali dovute al tracollo economico che ha coinvolto numerosi lavoratori.

La situazione è stata poi particolarmente dura per persone che vivono in abitazioni di pochi metri quadrati, in cui le stanze sono condivise, in cui i dispositivi elettronici a disposizione per lo smartworking e per la didattica a distanza non erano sufficienti. Le numerose famiglie che hanno resistito in queste condizioni sono state eroiche. Alcuni conflitti di coppia sommersi sono scoppiati e, a farne le spese, sono stati troppo spesso i figli. In alcune famiglie alcune situazioni critiche sono degenerate e sfociate in episodi di violenza ingiustificabili. Molti anziani, infine, perdendo la routine quotidiana e relazionale hanno messo a rischio sia la tenuta cognitiva, sia quella personale.

— Dottoressa, quali sono state, secondo la sua esperienza clinica, le problematiche più evidenti sui minori durante i 3 mesi di lockdown?

— Al di là dello stress generale causato in sé dalle restrizioni del lockdown, le reazioni dei minori si sono connesse con il modo in cui le famiglie sono riuscite a rassicurare, a trasmettere speranza e a dare un senso all’isolamento. Più le famiglie sono state rassicuranti, più i bambini hanno ottenuto beneficio.

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Fatta questa premessa, aggiungo che i sistemi familiari più problematici, al cui interno vi erano dinamiche relazionali già pesantemente compromesse o conflittuali, sono quelli in cui la sofferenza nei minori è stata maggiore, perché l’isolamento ha deteriorato contesti già fragili. A ciò si aggiunge, per i minori stessi, il disagio conseguente la perdita di relazioni importanti come quelle col gruppo dei pari. Alcuni tra i più piccoli hanno presentato reazioni psicosomatiche, o episodi intermittenti di rabbia e tristezza. Anche in questi casi è stata fondamentale la capacità dei genitori di contenere emotivamente e rassicurare, fornendo un senso di speranza e protezione, nonostante le difficoltà. Per quanto riguarda gli adolescenti, aggiungo che per molti la brusca interruzione delle relazioni col gruppo dei pari è stata vissuta in modo doloroso.

La didattica a distanza

— Cosa ne pensa della didattica a distanza?

— La didattica a distanza è stata fondamentale per mantenere la continuità nella formazione e nelle relazioni tra gli allievi con i docenti e con i propri compagni. Sono favorevole a questa modalità educativa in emergenza, però, per quanto riguarda la formazione dei minori, non si deve fare l’errore di credere che essa sia paragonabile a un sistema educativo fondato sulle relazioni personali in classe. Per agganciare i bambini più piccoli e creare le premesse per un insegnamento efficace è fondamentale creare, in primis, un legame personale in un clima di fiducia allievo-insegnante. Nella prima infanzia esso s’instaura e si mantiene anche attraverso la comunicazione non verbale: la vicinanza, lo sguardo, il tono della voce rassicurante. Questi aspetti fondamentali, filtrati da un freddo monitor, raggiungono i più piccoli con calore inferiore, creando un indebolimento della relazione con il rischio di ripercussioni anche sul piano scolastico e relazionale. In questo contesto, il ruolo dei genitori dei più piccoli è stato fondamentale in quanto ha contribuito a veicolare la relazione con insegnanti e compagni al di là del monitor.

La maggioranza dei genitori si è rivelata inoltre straordinaria nel supportare i più piccoli nello studio e nell’affiancare l’organizzazione del loro lavoro anche da un punto di vista informatico, di volta in volta, con l’invio e la catalogazione di file e scansioni dei compiti assegnati. Anche la maggior parte degli insegnanti si è rivelata sorprendente nella capacità di reinventarsi in queste nuove modalità didattiche. Come psicologa che lavora nelle scuole, parlo per esperienza personale e posso dire che oltre ai genitori e agli insegnanti, anche gli allievi sono stati eccellenti nell’aderire a queste nuove modalità. Tutto questo però, sottolineo, attiene all’emergenza: non è pensabile di rimanere ancorati per un tempo eccessivo a questo tipo di didattica che richiede per tutti sforzi e sacrifici titanici.

Problematiche sorte a causa del lockdown

— Ora che la scuola è finita e si può anche uscire e viaggiare con una certa libertà, quali sono le conseguenze delle problematiche vissute durante il lockdown?

— In questo periodo si è osservata la difficoltà in alcuni adulti, ma anche adolescenti, a tornare alla vita di tutti i giorni. In alcuni casi si ha paura del contagio, ma perlopiù si osserva una reazione connessa ad un vero e proprio indebolimento psichico conseguente al lockdown, che ha condotto alcuni giovani a scegliere di restare rinchiusi nella propria stanza anche ora che è possibile uscire. L’uso della tecnologia, quando è diventato un abuso, non ha aiutato: in alcuni casi vi è stato un uso estremo di dispositivi elettronici, videogiochi, applicazioni e chat connessi allo sviluppo di vere e proprio forme di dipendenza.

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— Cosa consiglia ai genitori qualora i propri figli manifestino difficoltà ad uscire dall’isolamento?

— È importante mettersi in ascolto, non giudicare ma riflettere sulla loro sofferenza. Il ritiro nella propria stanza e il confronto limitatamente alle relazioni su internet indicano una difficoltà personale e relazionale connessa al fatto che i rapporti sono percepiti come meno minacciosi se limitati al web, dove, di fronte a frustrazioni o vissuti penosi, possiamo semplicemente “bypassare” il problema, spegnendo il dispositivo elettronico o, ad esempio, “bloccando” l’interlocutore.

Una volta che ci si è messi nei panni del giovane e ci si è avvicinati al suo disagio, si può provare a invitarlo a piccole uscite, ma che siano graduali. Se il problema persiste è importante rivolgersi ad uno psicoterapeuta, il cui obiettivo, prima di portare il giovane fuori dalla propria stanza, sarà quello di farsi accettare all’interno della relazione.

Tali problematiche non vanno sottovalutate e, ribadisco, non sono legate alla sola sfera adolescenziale. Anche molti adulti fanno difficoltà a tornare alla vita di tutti i giorni. Questa esperienza ha logorato e messo a dura prova la psiche di molti. I problemi economici ad essa conseguenti hanno aggravato il disagio. Per questo motivo trovo imbarazzante che il Governo non abbia stanziato fondi per la gestione dell’emergenza psicologica: non tutti hanno la disponibilità economica per permettersi cure private, soprattutto in questo momento, ma la salute, anche quella mentale, in un sistema democratico dovrebbe essere un diritto per tutti. Attualmente non lo è.

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