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Austria sul Recovery fund chiede il compromesso: Ok, se sono prestiti

© REUTERS / BundeskanzleramtAustrian Chancellor Sebastian Kurz delivers a speech in the Chancellory as the spread of the coronavirus disease (COVID-19) continues in Vienna, Austria April 27, 2020
Austrian Chancellor Sebastian Kurz delivers a speech in the Chancellory as the spread of the coronavirus disease (COVID-19) continues in Vienna, Austria April 27, 2020 - Sputnik Italia
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L'Austria non è contraria all'aiuto dei Paesi Ue che ne hanno bisogno, ma il problema è il metodo e su di esso non c'è storia: dovranno essere prestiti e non altro.

L’Austria è disponibile a sostenere i paesi Ue che hanno bisogno di fondi per ripristinare le proprie economie, ma il Recovery Fund deve essere un prestito e non altro.

La posizione dell’Austria e dei cosiddetti ‘Paesi frugali’ l’ha ribadita il ministro degli Esteri austriaco Alexander Schallenberg: “i quattro Paesi frugali non sono anti-europei”.

Il documento presentato dai quattro prevede aiuti d’emergenza nella forma di prestiti che ricalca la tradizionale contrapposizione a qualsiasi forma di “mutualizzazione dei debiti”.

La posizione è chiara, chi ha bisogno chieda prestiti e non soldi a fondo perduto.

Da dove provengono i soldi del Recovery Fund

I fondi del Recovery Fund saranno presi dal Bilancio dell’Unione europea. Quest’ultimo viene finanziato con contributi diretti dai Membri dell’Ue. Ciascuno Stato, infatti, ogni anno destina una parte delle tasse chieste ai propri cittadini per le esigenze di gestione dell’Ue e per la realizzazione dei suoi obiettivi a favore di tutti i cittadini dell’Unione.

L’Italia risulta contributore netto del Bilancio europeo, il che significa che come nazione diamo più di quanto riceviamo in cambio, in termini di misure di sostegno all’economia interna: infrastrutture, sviluppo economico, edilizia scolastica, innovazione, ricerca, Erasmus, ecc.

Il Recovery Fund dovrà quindi essere finanziato con un aumento del Bilancio europeo, ovvero agli Stati verrà chiesto di dare il 2% del Pil nazionale per coprire anche il nuovo fondo. Di conseguenza aumenterà nei prossimi anni la porzione di tasse nazionali che andranno a beneficio del Bilancio europeo.

I fondi, poi, ritorneranno nei Paesi che ne faranno richiesta (tra cui l’Italia) sotto forma di prestiti con tassi di interesse da pagare sul prestito di denaro richiesto.

Per cosa si potranno usare i fondi?

Gli Stati potranno richiedere i fondi per obiettivi specifici, tra cui il finanziamento di una politica industriale verde rinnovata (Green new deal italiano), per il finanziamento di progetti di digitalizzazione della pubblica amministrazione e dell’Italia intera.

I fondi potranno essere destinati anche alle politiche di coesione per ridurre i divari di alcune regioni europee rispetto ad altre.

Anche la sanità potrà beneficiare dei fondi per rinforzare i sistemi sanitari nazionali. Per l’Italia dovrebbe significare assumere migliaia di medici e infermieri, potenziare la medicina del territorio e riaprire ospedali chiusi negli ultimi decenni per i tagli subiti dalla Sanità.

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