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Covid-19, Speranza: Data certa per vaccino non c’è, pronti a seconda ondata

© Foto : CC-BY-NC-SA 3.0 IT / Filippo AttiliIl Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il Ministro della Salute, Roberto Speranza, al Dipartimento della Protezione Civile.
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il Ministro della Salute, Roberto Speranza, al Dipartimento della Protezione Civile. - Sputnik Italia
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Il ministro Roberto Speranza in audizione parla degli sforzi internazionali per arrivare al vaccino contro Covid-19, ma anche della necessità di prepararsi a una seconda ondata.

“Auspichiamo che il vaccino contro Covid-19 arrivi il prima possibile” dice il ministro della Salute Roberto Speranza in audizione in Commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti legata all’emergenza sanitaria in corso. Tuttavia, nonostante gli sforzi “senza precedenti” messi in campo dalla ricerca medica e farmaceutica a livello globale, “non c’è scritto da nessuna parte che c’è una data certa per il vaccino”, di conseguenza “dobbiamo tenerci pronti per una seconda eventuale ondata”, riferisce il ministro.

Sistema sanitario ne uscirà potenziato

Speranza in Commissione fornisce una visione su un servizio sanitario nazionale che ne uscirà rafforzato dopo la pandemia, perché ha acquisito “nuova centralità” nel dibattito politico. Tutti sono più consapevoli di quanto sia importante investire in salute pubblica, ha riferito Speranza.

Autonomia mascherine

Nella prima fase “di questa vicenda tutta l’Europa si è trovata in difficoltà, perché la produzione era nella disponibilità dei Paesi non occidentali” a causa della delocalizzazione decennale delle produzioni.

Nei prossimi mesi l’Italia acquisirà la propria autonomia nella produzione di mascherine e non dipenderà più dalle importazioni dall’estero, raggiungendo l’autosufficenza.

Mascherine e inquinamento

E balzato agli onori della cronaca il problema dell’inquinamento ambientale dovuto all’iper presenza di mascherine abbandonate ovunque.

Speranza informa la commissione che è allo studio da parte dell’Iss la questione “non risolta” del lavaggio e riutilizzo delle mascherine chirurgiche in ambito medico. Per quanto riguarda invece le mascherine di comunità, cioè quelle usate dalla popolazione, è “ammissibile il loro riutilizzo” tuttavia dipende molto dal materiale di cui la mascherina è fatta.

Virus e acque reflue

L’Organizzazione mondiale della sanità ha “in corso uno studio” sul contagio derivante dalle acque reflue fa sapere il ministro della Salute, che aggiunge:

“Sappiamo che fuori dal corpo umano la resistenza del virus è molto limitata” e che il contagio avviene quasi sempre “attraverso il contatto interumano”.

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