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Coronavirus, quali organi devi controllare dopo la guarigione?

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Dopo essersi ripresi dal COVID-19 sarebbe bene eseguire un check up di controllo ad alcuni organi che la malattia potrebbe aver coinvolto durante il suo decorso, ha spiegato ai media russi Ancha Baranova, nota accademica specializzata in biologia.

La professoressa della School of Systemic Biology dell'Università di George Mason (USA), e direttrice del Centro per gli Studi delle Malattie Metaboliche, Ancha Baranova, nota anche al grande pubblico grazie al suo canale divulgativo online, ha spiegato quali organi sarebbe bene tenessero sotto controllo i pazienti dopo essere guariti dal COVID-19.

"Dopo il COVID-19, è necessario controllare tre sistemi principali del corpo: polmoni, reni e cervello. Serve prima di tutto una visita pneumologica per i polmoni, e bisogna anche far controllare i reni. L’analisi biochimica del sangue può mostrare se funzionano correttamente dopo la malattia. Se questa analisi dà esito positivo allora non serve andare anche dal nefrologo, altrimenti sarebbe consigliato di sì”, ha detto la professoressa.

Secondo la Baranova, ci sarebbero prove che il COVID-19 influenzi il funzionamento dei reni ma l’analisi di uno specifico indicatore nel sangue – la velocità di filtrazione glomerulare (VFG)– dovrebbe essere sufficiente ad escludere danni a questi organi.

"Il terzo sistema che sarebbe bene tenere sotto controllo è il cervello - il funzionamento del sistema nervoso centrale e periferico. Come è stato ripetutamente notato, il virus può provocare neuroinfiammazioni", ha detto la biologa.

Baranova ha ricordato che nei pazienti post coronavirus, sono stati rilevati casi di peggioramento della memoria, riduzione della capacità di concentrazione e manifestazioni ripetute di mal di testa.

"Solitamente tali problemi scompaiono da sé, ma in teoria sarebbe meglio tenere sotto controllo tutto questo. Una vista dal neuropatologo potrebbe essere utile", ha detto l’esperta.

In precedenza la professoressa Baranova aveva sostenuto che il ceppo ‘iraniano-europeo’ di coronavirus arrivato in Russia, differisse in maniera sensibile rispetto ai ceppi diffusi in altre parti del mondo avendo caratteristiche di più rapida diffusione ma maggiore probabilità di decorso asintomatico e aveva ipotizzato che il vaccino sarebbe potuto arrivare quando già obsoleto perché il virus nel frattempo avrebbe spontaneamente mutato per adattarsi alle caratteristiche umane al fine di non uccidere il suo nuovo ospite. Ipotesi che non hanno incontrato parere unanime nella comunità scientifica internazionale.

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