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A Palermo la mafia progettava una sua lista civica per le amministrative

© AFP 2021 / Filippo MonteforteTante domande vengono dopo aver letto le intercettazioni dell’inchiesta su Mafia Capitale
Tante domande vengono dopo aver letto le intercettazioni dell’inchiesta su Mafia Capitale - Sputnik Italia
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Ancora la mafia di Palermo in azione, questa volta progettava una lista civica per partecipare alle prossime elezioni amministrative con tanto di candidato sindaco mafioso.

A Palermo i mafiosi hanno tentato il salto di qualità politico progettando la costituzione di una propria lista civica da presentare alle elezioni amministrative che si dovranno svolgere nei prossimi mesi, non appena le condizioni sanitarie lo renderanno possibile. La lista civica avrebbe avuto addirittura un proprio candidato sindaco.

A condurre le indagini il procuratore aggiunto Salvatore De Luca che con il nucleo investigativo di Palermo ha guidato un’articolata azione investigativa sul mandamento di Misilmeri-Belmonte Mezzagno.

Agli arresti sono finite 8 persone, di cui 6 in carcere e 2 agli arresti domiciliari. Gli indagati sono accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale.

Un mandamento vivo e operante

Il mandamento Misilmeri-Belmonte Mezzagno ha dimostrato di essere vivo e operante sul territorio palermitano, nonostante nel dicembre del 2018 con l’operazione “Cupola 2.0” fu smantellata la costituente commissione provinciale di “cosa nostra” a Palermo.

In quella operazione furono arrestate 19 persone affiliate al mandamento, ma a quanto pare non sono bastati gli arresti per smantellarlo definitivamente.

La mafia a Palermo è attivissima

La scorsa settimana a Palermo sono state stroncate le attività commerciali delle famiglie Fontana e Ferrante, le quali imponevano propri prodotti alimentari ai commercianti del capoluogo siciliano.

Non importava la qualità dei prodotti, gli esercenti erano costretti a comprarli anche se costavano più di quelli offerti dalla concorrenza onesta.

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