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160 i medici morti da inizio pandemia in Italia, altri 5 si aggiungono oggi

© Sputnik . Ministry of Defence of the Russian Federation / Vai alla galleria fotograficaMedici militari russi al lavoro nell'ospidale da campo a Bergamo
Medici militari russi al lavoro nell'ospidale da campo a Bergamo - Sputnik Italia
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160 medici, 39 infermieri e 13 farmacisti, è questo il contributo degli operatori sanitari morti durante la pandemia, a cui si aggiungono anche gli ambulanzieri. 12 maggio giornata degli infermieri.

La lista dei soli medici morti mentre strappavano vite al nuovo coronavirus sale a 160 con l’aggiunta di 5 nuovi medici deceduti. Lo ha reso noto la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo).

Si aggiungono alla triste lista un medico pneumologo, Alberto Pollini, un medico ospedaliero in pensione, Guglielmo Colabattista, il medico legale Alfredo Franco e l’endocrinologo in pensione Angelo Gnudi e un medico del lavoro donna, Marta Ferrari.

In totale sono quindi 160 i medici morti dall’inizio della battaglia contro il nuovo coronavirus, a cui si devono aggiungere 39 infermieri su di un totale di 12mila infermieri risultati positivi al nuovo coronavirus, mentre sono 13 i farmacisti morti.

L’Anno mondiale dell’infermiere

Gli infermieri il 12 maggio prossimo celebrano la Giornata internazionale dell’infermiere in quello che è l’Anno mondiale dell’infermiere in concomitanza con il bicenteneraio della nascita di Florence Nightingale, considerata la madre dell’Infermieristica moderna.

“Il ricordo di Florence Nightingale non si spegne con la pandemia: dalle ore 10 di martedì 12 maggio, la Federazione (Fnopi, ndr) diffonderà uno speciale in diretta sul proprio sito e i canali social che, in pochi minuti, farà compiere agli spettatori un virtuale tour del mondo, con contributi esclusivi dedicati a infermieri e cittadini”.

E poi la presidente della Fnpoi, Barbara Mangiacavalli, ricordando la figura della Nightingale, fa presente come per lei i dati e l’evidenza scientifica fossero molto importanti e che proprio basandosi sui dati statistici che lei conosceva bene quale “fine statistica”, gli permisero la riduzione della “mortalità per malattie dei soldati nella guerra di Crimea dal 47% al 2%. Quello che, per analogia, ci auguriamo possa accadere nell’emergenza COVID-19”.

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