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Confagricoltura, senza vino l’Italia perde economia, cultura, posti di lavoro

© REUTERS / Manuel SilvestriUn venditore in guanti e mascherina in un negozio a Venezia
Un venditore in guanti e mascherina in un negozio a Venezia - Sputnik Italia
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Inizia la Fase 2 ma Confagricoltura fa notare che seppure l'agricoltura non si è mai fermata, se il settore HoReCa non riaprirà, si perderanno 13 miliardi di fatturato solo per i vini invenduti.

Arriva il grido di Confagricoltura per il settore vitivinicolo, che conta 365mila aziende, 650mila ettari di terreno agricolo vitati, 50 milioni di ettolitri e un valore di 13 miliardi di euro di fatturato annuali.

“Il comparto vitivinicolo è una delle eccellenze più rappresentative dell’Italia, non soltanto per il primato mondiale di volumi produttivi, ma per il significato che tutto ciò rappresenta in termini economici, occupazionali, culturali e paesaggistici”, scrive Confagricoltura nel comunicato pubblicato quest’oggi 2 maggio e a meno di due giorni dall’inizio della Fase 2.

E proprio le modalità di riapertura nella Fase 2 sono quelle che preoccupano anche il settore dei vini, perché fa notare la Confederazione degli agricoltori che il 35% del vino viene consumato nel canale HoReCa, il quale da solo “assorbe il 55% del valore del comparto”.

“Il lockdown di queste attività fino a inizio giugno, sommato al mancato recupero crediti degli ultimi mesi di vendite, farà perdere oltre il 40% del fatturato delle aziende”.

Maggioranza imprese vitivinicole non serve la grande distribuzione

Federico Castellucci, presidente della Federazione Vino di Confagricoltura, spiega che “la maggior parte delle piccole e medie imprese vitivinicole italiane non serve la grande distribuzione, ma ha come principali canali di riferimento quello tradizionale e quello della vendita diretta in azienda, anche negli agriturismi, di fatto bloccati dalle restrizioni dei DPCM”.

La Confederazione fa sapere che lavorano nel comparto 1,3 milioni di persone e che se la situazione dovesse protrarsi ulteriormente si rischia la chiusura delle aziende con la conseguente perdita di posti di lavoro, ma anche di cura del paesaggio dal momento che molti ettari di terreno non verrebbero più curati.

Questa mattina il presidente di Confcommercio ha commentato i dati dello studio di settore secondo cui il settore alberghiero e della ristorazione sono i più colpiti insieme ai bar.

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