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Il Covid-19 circolava in Spagna dal 15 febbraio, lo dimostra uno studio

© REUTERS / Juan MedinaCoronavirus in Spagna
Coronavirus in Spagna - Sputnik Italia
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Uno studio sui primi 28 genomi del virus dimostra che non c'è stato un "paziente zero" ma una moltitudine di casi di differente provenienza.

Lo studio di un'equipe di scienziati dell'Istituto Carlos III di Madrid sui primi 28 genomi virali registrati in Spagna, pubblicato sulla piattaforma bioRxiv, ha permesso di risalire, attraverso l'analisi delle mutazioni del virus, al fitto reticolato di diffusione dell'epidemia e di stabilire il modo in cui il nuovo coronavirus è entrato nel Paese.

Secondo il bio-informatico Francisco Díez, primo firmatario della ricerca, la mappatura delle mutazioni non conduce a un singolo paziente zero, ma piuttosto conferma "una moltitudine di ingressi" di persone infette proveniente da altri paesi durante il mese di febbraio.

“In Spagna non c'è stato nessun paziente zero. Non può esserci un paziente zero quando un'epidemia è già così diffusa”, sottolinea il virologo José Alcamí, citato dal quotidiano El País.

L'analisi dei quasi 1.600 genomi virali codificati sino alla fine di marzo, ha permesso al gruppo di scienziati di risalire a tre famiglie del virus, denominate S,G e V. Questo dimostrerebbe che il virus proviene da diversi Paesi, principalmente Cina, Germania e Italia e che era presente in Spagna da prima della cosiddetta "bomba biologica", ovvero la partita Atalanta- Valencia, giocata il 19 febbraio al Meazza di Milano.

Il ceppo G del virus circolava a Madrid già dal 18 febbraio e tracce del ceppo S circolavano nel resto del Paese già dal primo febbraio. Dalla Spagna, in base allo studio, il virus sarebbe "partito" verso altri sei Stati. 

Le mutazioni del virus

Lo studio porta anche una notizia che genera ottimismo per il vaccino. Nonostante le variazioni genetiche del virus, i ceppi sono simili fra loro "con poche mutazioni di differenza, il che è una buona notizia", afferma Diez.

Il Sars-Cov2 sarebbe più stabile di altri, mutando ad una frequenza inferiore rispetto ad altri virus, come quelli della normale influenza o dell'HIV. 

Quest'ipotesi, se confermata, apre una speranza sulla possibilità di trovare un vaccino efficace contro il coronavirus.  

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