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Il coronavirus perde la sua carica virale. Si potrà fare a meno del vaccino?

© REUTERS / Ueslei Marcelino Un paziente brasiliano, veterano della II Guerra Mondiale, viene dimesso dall'ospedale dopo essere guarito da COVID-19
Un paziente brasiliano, veterano della II Guerra Mondiale, viene dimesso dall'ospedale dopo essere guarito da COVID-19 - Sputnik Italia
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Molti virologi concordano sulla minore aggressività del virus, segnale che si potrà sconfiggere il covid-19 prima dell'arrivo del vaccino. Ma avvertono: non bisogna abbassare la guardia.

Il nuovo coronavirus potrebbe "spegnersi" da solo, estinguendo l'epidemia prima dell'arrivo del vaccino. E' un'ipotesi che si fa strada tra i virologi e gli scienziati italiani che registrano un calo sia nell'intensità dei ricoveri, sia nella virulenza della malattia. 

Adesso pazienti arrivano in ospedale in condizioni meno gravi e reagiscono meglio alle terapia. Ne è convinto il professor Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive al Policlinico San Martino, in prima linea nella lotta contro il coronavirus sin dalla fine di febbraio. 

"I ricoveri a causa del Coronavirus hanno perso d’intensità come numeri, ma soprattutto come forza. Le persone ricoverate hanno quadri clinici meno aggressivi, meno complicati, rispetto alle terapie intensive e ventilazione meccanica delle settimane scorse", ha spiegato il professore ospite a L'Aria che tira, su La Sette.

I miglioramenti sono dovuti anche al fatto che il minore stress sulle strutture ospedaliere consente di monitorare meglio i pazienti, effettuare più tamponi, testare la saturazione dell'ossigeno nel sangue. I pazienti rispondono meglio alle cure, che nel corso delle settimane si sono affinate e certi adesso utilizzati, come l'eparina, permettono di scongiurare complicazioni del quadro clinico del paziente. 

Non abbassare la guardia

Questa situazione, se confermata, dimostrerebbe che i sacrifici degli italiani sono serviti a contenere la malattia, che non potendosi propagare, si esaurisce.  

"Questo virus, come altri che abbiamo già conosciuto in passato – spiega il dottor Francesco Le Foche, professore di immunologia all’Università di Roma, La Sapienza– tende a spegnersi da solo, soprattutto quando c’è una riduzione della loro entropia sociale. Grazie al lockdown che è stato messo in atto questo virus perde la carica diffusiva, va incontro a quella che potremmo definire come una sorta di estinzione programmata. Speriamo davvero che questo avvenga rapidamente e che i primi caldi possano essere d’aiuto. Non credo che dovremmo restringere di molto la nostra libertà e la nostra autonomia sociale".

Il vaccino, quindi, potrebbe non essere necessario. Ma fino a quando il Sars-Cov2 non sarà definitivamente sconfitto si dovranno rigorosamente mantenere le misure di distanziamento sociale e protezione individuale, per non accendere nuovi focolai e far ripartire l'epidemia. 

"Un vaccino sarà sempre il benvenuto, ma possiamo fare senza, con le giuste precauzioni. Io ritengo che oggi noi dovremmo puntare sulle terapie immediate e la medicina sul territorio – sottolinea Le Foche – non credo sia indispensabile un vaccino. Qualora ci fosse questa opportunità, si dice tra un anno e mezzo, sarà utile".
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