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Come ci sono finiti i nordcoreani nel parlamento della Corea del Sud?

© AP Photo / Lee Jin-manL'Assemblea Nazionale della Corea del Sud (foto d'archivio)
L'Assemblea Nazionale della Corea del Sud (foto d'archivio) - Sputnik Italia
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All’interno del nuovo parlamento sudcoreano per la prima volta un seggio è andato a un alto funzionario nordcoreano, tale Thae Gu-min (letteralmente “salvatore della patria).

Questo è il nuovo nome dell’ex consigliere dell’ambasciatore presso l’Ambasciata nordcoreana a Londra, Thae Yong-ho, la cui fuga verso la Corea del Sud nel 2016 suscitò un certo clamore. Thae era in ballottaggio nel principale partito di opposizione, lo United Future Party (未來統合黨), ed è rientrato nel parlamento senza nemmeno essere iscritto alle liste di partito, ma dopo aver condotto una campagna elettorale nella circoscrizione a un solo seggio di Gangnam, un prestigioso quartiere di Seoul.

A queste elezioni i conservatori hanno lasciato il posto ai democratici. Tuttavia, l’ex diplomatico nordcoreano che ha ottenuto il consenso popolare non è intenzionato a rinunciare alla propria linea di contrasto contro la riappacificazione con la Corea del Nord. Inoltre, non è l’unico dei disertori nordcoreani ad aver partecipato a queste elezioni e ad avere guadagnato un seggio. Sputnik vi spiega in che modo questa situazione potrebbe incidere sullo sviluppo delle relazioni fra le due Coree e cosa cambierà a livello di politica estera sudcoreana dopo le elezioni.

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La vittoria alle elezioni parlamentari sudcoreane di un soggetto che solo pochi anni fa parlando con i media occidentali difendeva strenuamente l’assetto politico nordcoreano potrebbe apparire inverosimile. In particolare, considerato che il principale avversario di Thae era un “pezzo grosso della politica”, ossia il 4 volte deputato Kim Sung-gon, già presidente del parlamento e della commissione parlamentare per la Difesa. Tuttavia, i risultati degli exit poll condotti su commissione dei principali canali televisivi sudcoreani confermano che la maggior parte degli elettori ha votato a favore di determinati candidati non in virtù della loro campagna elettorale e nemmeno per loro qualità personali, ma in base al principio dell’appartenenza di partito. E nella prima circoscrizione elettorale di Gangnam dove vivono essenzialmente soggetti benestanti i quali non condividono le lotte di giustizia sociale i democratici non sono riusciti a vincere nemmeno una volta negli ultimi 30 anni circa.

Pertanto, nonostante i meriti di Thae che si è preparato in maniera seria per rivestire il ruolo di eletto, la scelta in favore dell’ex cittadino nordcoreano, oggi tramutatosi in critico del “regime comunista”, non è stata del tutto inaspettata. Tanto più che vi sono già stati in passato casi simili. Già nel 2012 si aggiudicò un seggio in parlamento Cho Myung-chul, ex docente della facoltà di Economia presso l’Università Kim Il-sung e numero 4 nella lista elettorale dell’allora partito di maggioranza, Saenuri Party (新國家黨). E nell’attuale parlamento accanto a Thae nella lista del nuovo partito creato alla vigilia delle elezioni per raccogliere tutti i conservatori è rientrato anche Ji Seong-ho, il quale si batte per i diritti degli invalidi in Corea del Nord. Questi è noto anche per essere stato citato da Donald Trump in un suo intervento al Congresso nel 2018.

È quasi rientrata nell’Assemblea nazionale sudcoreana anche la prima disertrice dottoranda nordcoreana Lee Ae-ran, che ha raccolto il maggior numero di voti nella lista del Christian Liberal Unification Party (基督自由統一黨). In verità, questo partito, il quale fra le sue promesse elettorali aveva il contrasto a tutti i costi dell’approvazione della legge sulle discriminazioni contro omosessuali e musulmani, ha raccolto solo l’1,83% dei voti a fronte di una soglia del 3%. Questo risultato è comunque molto migliore di quello ottenuto nel 2008 quando Lee per la prima volta fu in ballottaggio con un altro partito di piccole dimensioni. Questo teoricamente creò il precedente per cui un ex cittadino nordcoreano era in lizza per le parlamentari sudcoreane.

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Non è riuscito a rientrare in parlamento alle elezioni di quest’anno il South-North Unification Party (南北統一黨) il quale si prefigge come obiettivi la tutela degli interessi dei 33.000 disertori nordcoreani, la caduta del regime di Kim Jong-un e la creazione sulla base dell’esperienza sudcoreana di un nuovo paradiso in terra, il New Peach Blossom Land (新武陵桃源). Questo programma è stato sostenuto solamente da 10.000 elettori a fronte di una soglia minima di 850.000 (anche se questo non è stato il risultato peggiore delle elezioni). Pertanto, al momento ai nordcoreani che vivono in Corea del Sud non resta che sperare che in parlamento i loro interessi siano tutelati da Thae Yong-ho il quale ha altresì supportato la creazione del partito dei conservatori uniti. Che poi realmente riesca a diventare deputato della circoscrizione di Gangnam, questo è un altro discorso.

La retorica di Pyongyang

“La piattaforma politica dell’eletto, nonché già ambasciatore Thae Yong-ho non è affatto conservatrice, ma progressista. Pertanto, a mio avviso, gli sarà difficile realizzare quanto avesse in programma. È altamente probabile che gli toccherà seguire le voci più conservatrici del suo partito”, sostiene Kim Hyuk, direttore del Gyeongnam Research Center for Inter-Korean Exchange and Cooperation (金赫 慶尙南道 南北交流協力硏究).

Secondo l’esperto, anch’egli disertore nordcoreano dalla metà degli anni ’90, il fatto che un alto funzionario nordcoreano fuggito dal suo Paese rientri nel parlamento sudcoreano potrebbe incidere sulla vita politica interna, ma probabilmente non influirà in maniera significativa sulle relazioni tra le due Coree, considerato che il partito democratico ha ottenuto la maggioranza assoluta.

“Quanto alla reazione nordcoreana, credo che ascolteremo diverse invettive nei suoi confronti. Ma questo non significa che l’elezione di Thae inciderà necessariamente sulla posizione di Pyongyang. Da un punto di vista negoziale, questi potrà anzi essere sfruttato per complicare la situazione della parte sudcoreana. I nordcoreani non sono stupidi e capiscono bene che al vento di prua non si possa sostituire bruscamente un vento di poppa.

Inoltre, temo fortemente che il suo “tradimento” abbia colpito particolarmente l’élite nordcoreana. Faranno finta di niente e Thae avrà difficoltà a far parlare di sé. Se si creassero divergenze nelle relazioni intercoreane, lo spazio d’azione sarà limitato e si concentrerà a livello di politica interna. In qualità di deputato, Thae potrà incidere maggiormente sulla politica adottata dalla Corea del Nord in materia di disertori”, ritiene l’esperto.

Considerato che Thae Yong-ho è figlio di un generale dell’esercito nordcoreano il quale fu vicino a Kim Il-sung, le sue opinioni circa le relazioni con la Corea del Nord potrebbero venire ascoltate. È anche probabile che venga inserito all’interno della commissione parlamentare sugli affari internazionali e la riappacificazione. Tuttavia, le sue opinioni non saranno decisive.

“Thae può anche conoscere bene il panorama politico nordcoreano. Ma se n’è andato già da tempo dalla Corea del Nord e non si è mai occupato di persona di politica interna. A differenza, ad esempio, di Hwang Jang-yor che era impegnato nel delineare la linea ideologica e filosofica di partito. (Jang-yor ha conseguito un dottorato in Filosofia presso l’MGU ed è considerato il creatore della ideologia Juche. Fu presidente dell’Assemblea popolare suprema nordcoreana (1972-1982), segretario del Comitato centrale del Partito laburista coreano (1984), presidente della commissione popolare agli affari internazionali (1993). Fuggì in Corea del Sud nel 1997 e vi si spense nel 2010, NdR). Si ricordi che le conoscenze di Hwang erano essenziali perché allora al potere vi era l’assai più conservatore Kim Jong-il”, ha osservato l’esperto.

Nuovi approcci

Secondo Kim Hyuk, il rafforzamento delle posizioni del Partito democratico non è sinonimo di rottura delle relazioni intercoreane. Il governo ha posto come condizione preliminare il verificarsi di improvvisi cambiamenti di posizione tra Corea del Nord e USA. Pertanto, è piuttosto improbabile che i rapporti intercoreani al momento si incrinino. Qualora i rapporti tra Trump e Kim Jong-un alla luce della pandemia di coronavirus migliorino, questo potrebbe generare nuovi scambi sia tra Washington e Pyongyang sia tra Pyongyang e Seoul. Inoltre, conferirà maggiore valore al ruolo svolto da Mosca tra gli interlocutori di maggiore rilevanza della Corea del Sud.

“Quanto allo sviluppo delle collaborazioni con la Corea del Nord, la Russia rappresenta un partner più indipendente di Cina o USA sia in materia di organizzazione dei trasporti sia di sviluppo locale. Infatti, collaborando in questi settori con la Cina, verrebbero compromessi i rapporti con gli USA. O ancora collaborando con Washington, la Cina tenterebbe di applicare un giro di vite alle proprie attività di controllo su Pyongyang. Pertanto, a mio avviso, la posizione della Russia in relazione alla Corea del Nord è più vantaggiosa. Quest’anno in Corea del Nord termina l’ennesimo quinquennio e Kim Jong-un dovrà presentare i risultati. Ma lo potrà fare anche a prescindere dai limiti fissati dalle sanzioni imposte dall’ONU, ad esempio nell’ambito del turismo. L’arrivo dei turisti svolgerà un ruolo importante anche nella variazione delle relazioni intercoreane. Pertanto, anche Seoul di recente ha cominciato a considerare di estendere ai propri cittadini la possibilità di effettuare tour individuali in Corea del Nord. Andare nel Nord non solo passando per la Cina, ma anche tramite la Russia potrebbe essere una buona alternativa, secondo me”, sostiene l’esperto.

Assolutamente concorde sul punto è anche Park Won Gon, docente della facoltà di Studi internazionali, Lingua e Letteratura presso la Handong University. A tal proposito Seoul promuoverà attivamente le visite in Corea del Sud non solo di Xi Jinping, ma anche di Putin. Infatti, Cina e Russia potrebbero contribuire non solo a smuovere le relazioni intercoreane, ma anche a riavviare il processo di risoluzione pacifica della questione coreana. Tuttavia, a detta del professore, non sarà il turismo a smuovere la situazione.

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“Durante la sua conferenza stampa di inizio anno il presidente Moon ha annunciato 5 grandi progetti di cooperazione intercoreana, ma il sostegno maggiore l’ha ricevuto l’idea di estendere i tour individuali in Corea del Nord. L’idea godrà di un certo supporto anche in futuro, ma al momento è ostacolata dal coronavirus. Qualora la contingenza relativa al Covid-19 non si placherà, da Pyongyang hanno già dichiarato che manterranno attive tutte le misure di contrasto alla pandemia, il che complicherà non poco la realizzazione del progetto di cui sopra. Ad ogni modo, è altamente probabile che la Corea del Sud si attiverà per prestare aiuti umanitari e di supporto al contrasto alla pandemia.

Il Ministero nordcoreano della Salute ha già richiesto a febbraio aiuti internazionali i quali stanno arrivando. Ma Pyongyang li sta ricevendo col contagocce: gli aiuti ci sono, ma vengono consegnati a rilento. Tuttavia, la Corea del Nord potrebbe volee ottenere aiuti dalla Corea del Sud: infatti, per via della portata globale del Covid-19 la quantità di organizzazioni in grado di prestare aiuti si è ridotta e queste potrebbero decidere di non prestare aiuti alla Corea del Nord dato che le autorità del Paese sostengono di non avere alcun contagiato. La Corea del Sud si preoccupa meno di tali questioni, perciò potrebbe comunque decidere di prestare aiuti”, ritiene l’esperto.

L’economia è la priorità

Degno di nota è che una parte dei conservatori di estrema destra, la quale è ferma su posizioni rigidamente anticomuniste, promuova l’idea secondo cui l’attuale partito di maggioranza sia in realtà costituito da sostenitori in incognito dell’ideologia Juche i quali si sono ritrovati immischiati nella propaganda nordcoreana ancora ai tempi della democratizzazione. E Moon Jae-in che ha “deposto” la presidente Park Geun-hye, da loro legalmente eletta, potrebbe essere forse una marionetta di Pyongyang che farebbe il gioco della Cina e starebbe portando il Paese verso l’unificazione con la Corea del Nord.

Dal loro punto di vista, agenti nordcoreani sono da tempo al potere e continuano, con la scusa del nazionalismo, ad agire negli interessi della dittatura di Pyongyang distruggendo coerentemente tutto ciò su cui si basano il successo e la prosperità della Corea del sud. Questo riguarda anzitutto la storica alleanza con Washington.

“Nell’ambito dei rapporti con gli USA la situazione non è delle più facili, ma è persino complicata dall’attuale criticità della suddivisione delle spese per la difesa. La questione riguarda essenzialmente i lavoratori sudcoreani impegnati nelle basi statunitensi dislocate in Corea del Sud. Una parte di loro sta già usufruendo del congedo non retribuito, ma formalmente sono assunti dal governo USA. Dunque, i loro rapporti di lavoro sono disciplinati dalla legislazione statunitense. Infatti, da quanto ho capito, fra un mese saranno licenziati. E questo sarà un grosso fardello sia per la Corea del Sud sia per gli USA”, sostiene il professore.

Inoltre, nella seconda metà dell’anno si terranno gli addestramenti congiunti finalizzati a stimare la possibilità di trasmettere alla Corea del Sud i diritti di comando sul proprio esercito in tempo di guerra. Ma se non riusciranno a trovare un accordo sulla suddivisione delle spese, potrebbero saltare anche gli addestramenti.

“L’aumento della quota richiesta per il dispiegamento delle truppe americane è una delle promesse elettorali di Trump. Qualora non vi fossero progressi in merito, Trump potrebbe annunciare che gli USA non difenderanno più la Corea del Sud. L’incremento del 130% (il quale è stato proposto da Seoul in fase negoziale) non andava bene a Trump inizialmente. Per una persona che desiderava un aumento del 500%, un incremento del 130 era niente. Pertanto, chiederà alla Corea del Sud di cambiare la situazione o minaccerà di alzare i dazi doganali. Anche se forse durante la pandemia eviteranno di metterci mano”, ipotizza l’esperto.

Tuttavia, la minaccia principale, secondo il professore, non sarebbe Washington, ma la politica di Seoul nei confronti del Giappone.

“Nella prima metà dell’anno si doveva tenere la vendita dei cespiti sequestrati a società giapponesi su ordine di un foro coreano (il foro sudcoreano alla fine dello scorso anno ha dichiarato tali società colpevoli di aver costretto i coreani a lavorare durante la Seconda guerra mondiale, NdR). Al momento per via del coronavirus la vendita è stata rimandata, ma non sarà posticipata per molto. Questa sentenza avrà diverse ripercussioni, ma purtroppo né il nostro governo né quello giapponese si stanno sforzando per risolvere il problema. Alla luce degli eventi storici (l’anno scorso è ricorso il centenario dalla creazione del governo provvisorio della Repubblica di Corea che si batté per ridare l’indipendenza alla Corea, NdR) Seoul ha adottato un approccio volto a ripristinare i rapporti con Tokio. Questo approccio non può non suscitare timori”, spiega il professore.

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In passato i democratici sono riusciti per ben 4 volte a vincere le presidenziali oltre che le parlamentari. Pertanto, è probabile che l’assetto della politica estera rimanga immutato per altri 2 anni fino alla fine del mandato dell’attuale presidente Moon Jae-in e perduri per altri 5 anni sotto il governo del suo successore. Ma qui entrano in gioco altri fattori.

“In queste elezioni il coronavirus ha svolto un ruolo decisivo. Ma nelle prossime elezioni presidenziali saranno decisivi i risultati economici. Già oggi molti si lamentano delle difficili condizioni economiche causate dal coronavirus. Nessuno sa quanto durerà la pandemia, ma, quando la situazione si stabilizzerà e comincerà a ripristinarsi, ogni Stato dovrà ripartire da solo. E se la politica dell’attuale governo contro il nucleare e a favore dei consumi interni incidesse negativamente sull’economia, l’attuale governo non riuscirebbe a vincere facilmente le presidenziali”, ha sottolineato l’esperto.

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