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"A rischio Covid": così i boss di Cosa Nostra lasciano il 41bis e tornano a casa

CC0 / Pixabay.com / Carabinieri
Carabinieri - Sputnik Italia
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Pino Sansone, boss di Uditore, potrà scontare la pena a casa per le sue condizioni di salute a rischio Covid. Sono 74 i capimafia in 41bis che potrebbero avvalersi dei domiciliari.

Porte aperte per Pino Sansone, influente boss della mafia siciliana, che lascerà il carcere per scontare la pena ai domiciliari, per il rischio Covid-19. Sansone, vicino di casa e di clan di Totò Riina, era detenuto dal luglio scorso a Voghera (Pavia) in seguito all'operazione New Connection. Da quanto emerso nelle indagini della Procura di Palermo, coordinate con l'FBI, il costruttore e boss di Uditore aveva avuto un ruolo nella riorganizzazione di Cosa Nostra con gli "sconfitti" di ritorno dagli Usa. 

Per i suoi legali la sua salute era a rischio, dopo un decesso per Covid-19 avvenuto nei giorni scorsi nella stessa casa circondariale. "Nel carcere di Voghera la situazione era diventata davvero a rischio", scrive nell'istanza presentata al tribunale del riesame Giovanni Rizzuti, legale del costruttore assieme al collega Marco Giunta. 

Sansone non è il primo boss ad avvalersi dei domiciliari per il rischio contagio da nuovo coronavirus. 

Con le stesse motivazioni, ieri il giudice di sorveglianza del tribunale di Milano ha concesso la scarcerazione di Francesco Bonura, considerato uno dei boss più influenti di Cosa Nostra e vicino a Bernardo Provenzano. Lo rivela un'inchiesta dell'Espresso.

Nonostante la Sicilia sia blindata persino ai siciliani furisede per via delle ordinanze anticoronavirus, Bonura, 78 anni che sconta una condanna a 23 anni in 41bis, potrà tornare a casa. Per il tribunale di Milano, il boss che il pentito Tommaso Buscetta definì "valoroso, condannato al maxiprocesso, non è a rischio fuga e potrà scontare i domiciliari, con il divieto di incontrare pregiudicati ma autorizzato ad uscire per ragioni di salute, anche dei familiari. 

Non sono casi isolati. Sempre secondo quanto riportato da L'Espresso, lo scorso 21 marzo l'amministrazione penitenziaria "ha inviato a tutti i direttori delle carceri una circolare in cui li invita a «comunicare con solerzia all’autorità giudiziaria, per eventuali determinazioni di competenza», il nominativo del detenuto, suggerendo la scarcerazione, se rientra fra le nove patologie indicate dai sanitari dell'amministrazione penitenziaria, ed inoltre, tutti i detenuti che superano i 70 anni, e con questa caratteristica sono 74 i boss che oggi sono al 41 bis".

Tra questi ci sarebbero anche nomi famosi, come Leoluca Bagarella, Pippo Calò, Benedetto Capizzi, Antonino Cinà, Pasquale Condello, Raffaele Cutolo, Carmine Fasciani, Vincenzo Galatolo, Teresa Gallico, Raffaele Ganci, Tommaso Inzerillo, Salvatore Lo Piccolo, Piddu Madonia, Giuseppe Piromalli, Nino Rotolo, Benedetto "Nitto" Santapaola e Benedetto Spera.

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