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Coronavirus, in Italia 50.000 imprese a rischio fallimento

© Sputnik . Alessandro Rota / Vai alla galleria fotograficaClienti in un bar a Novara, Italia
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Tante sono le imprese che rischiano di chiudere a causa del lockdown imposto per la crisi sanitaria legata alla diffusione del coronavirus. Ecco le proposte della Fipe-Confcommercio per risollevare il settore imprenditoriale.

Il lockdown imposto a esercizi quali bar, ristoranti, pizzerie, catene di ristorazioni, catering, discoteche, pasticcerie, stabilimenti balneari potrebbe portare al fallimentodi oltre 50.000 imprese italiane. A lanciare l'allarme, come riportato dall'agenzia Ansa, è Fipe-Confcommercio: 

"Con 30 miliardi di euro di perdite è in uno stato di crisi profonda con il serio rischio di veder chiudere definitivamente 50.000 imprese e di perdere 300 mila posti di lavoro", si legge nella nota pubblicata in data odierna.

Secondo Fipe, inoltre, sarebbero già molti gli imprenditori che "stanno maturando l'idea di non riaprire l'attività perché le misure di sostegno per il comparto sono ancora gravemente insufficienti e non si intravedono le condizioni di mercato per poter riaprire".

Le misure messe in campo finora dal governo sono considerate "una risposta parziale" e che ancora molto andrebbe fatto per tutelare il settore imprenditoriale:

"La liquidità non è ancora arrivata, la garanzia al 100% dello Stato per importi massimi di 25.000 € è una cifra lontanissima dalle effettive esigenze delle imprese per far fronte agli innumerevoli costi da sostenere, la burocrazia rimane soffocante appesantendo addirittura le stesse procedure degli ammortizzatori sociali obbligando, di fatto, le imprese ad anticipare i pagamenti. Sulle tasse, inoltre, non ci sono state cancellazioni ma solo un differimento, per di più con la beffa di dover rischiare di pagare l'occupazione di suolo pubblico stando forzatamente chiusi e la tassa su rifiuti virtuali visto che di rifiuti non ne sono stati prodotti", spiegano da Fipe.

La questione delle tasse 

Una delle maggiori criticità è stata poi rilevata sul fronte della tassazione, dove  potrebbe poi arrivare la beffa delle tasse fantasma:

"Non ci sono state cancellazioni ma solo un differimento per di più con la beffa di dover rischiare di pagare l'occupazione di suolo pubblico stando forzatamente chiusi e la tassa su rifiuti virtuali visto che di rifiuti non ne sono stati prodotti".

Le proposte di Fipe

L'associazione ha così preparato un pacchetto di proposte da proporre al governo, che si articolano su diversi punti:

  • un finanziamento a fondo perduto per le imprese parametrate alla perdita di fatturato;
  • una moratoria sugli affitti prevedendo una una compensazione per il periodo di chiusura e per il periodo di ripartenza;
  • la cancellazione di Imu, Tari, affitto suolo pubblico e altre imposte fino alla fine del periodo di crisi e sospensione del pagamento delle utenze;
  • il prolungamento degli ammortizzatori sociali fino alla fine della pandemia e sgravi contributivi per chi manterrà i livelli occupazionali e reintroduzione dei voucher per il pagamento del lavoro accessorio;
  • la possibilità di lavorare per asporto, come avviene in tutta Europa;
  • la concessione di spazi all'aperto più ampi nel periodo di convivenza con il virus, per favorire il distanziamento sociale e permettere agli esercizi di lavorare;
  • un piano di riapertura con tempi e modalità certe condiviso con gli operatori del settore, per permettere a tutte le imprese di operare in sicurezza.
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