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Scoperto un ‘punto debole’ del coronavirus, e gli scienziati proveranno a sfruttarlo

© REUTERS / NIAID-IRFUna foto sotto microscopio delle particelle del coronavirus nella cellula di un uomo infetto
Una foto sotto microscopio delle particelle del coronavirus nella cellula di un uomo infetto - Sputnik Italia
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Un recente studio apparso sulla rivista scientifica phys.org afferma di aver scoperto un nuovo ‘punto debole’ del coronavirus e che, lavorando su questo, sarà possibile dotare l’organismo umano delle difese necessarie per sconfiggerlo.

La strategia classica del vaccino è semplice - si crea in pratica un finto virus o un virus indebolito a partire dal virus originale, lo si inietta nell’organismo, questi reagisce attivando il sistema immunitario, il quale a sua volta impara a combattere il virus ‘finto’. Quando arriva il virus vero l’organismo si è già immunizzato e si trova già pronto alla battaglia avendo in memoria la chiave per affrontarlo. Ma se è semplice e intuitivo il meccanismo, molto meno semplice è crearlo un vaccino efficace. Ci vuole molto tempo, si dice minimo un anno, forse anche 18 mesi.

Intanto che si arrivi al vero e proprio vaccino, sostengono i ricercatori dell'Università di Southampton autori dello studio, si potrebbe invece sfruttare una debolezza intrinseca del virus SARS-CoV-2 per mettergli ‘il bastone tra le ruote’ con una strategia farmacologica.

Lo studio parte dal presupposto che i coronavirus si legano alle cellule con l'aiuto di alcune proteine dipendenti dalla vitamia K che vengono sintetizzate dal fegato e chiamate ‘proteine S’. Utilizzando queste proteine il virus forma la sua corona – quelle spine che utilizza per farsi strada nell’organismo ospite. Allo stesso tempo, le proteine S che usa il SARS-CoV-2 sono rivestite con piccole molecole di carboidrati chiamete glicani (polisaccaridi cioè carboidrati complessi). Questo rivestimento è in grado di impedire al sistema immunitario di riconoscere il virus.

"Grazie ai carboidrati, i virus si comportano come un lupo travestito da pecora, ma abbiamo appreso che il coronavirus non lo fa come gli altri", ha affermato uno degli autori dello studio, il professor Max Crispin.

La scoperta dichiarata in questo studio consiste proprio nel fatto che vi sarebbero delle chiare lacune nel ‘mascheramento’ adottato dal SARS-CoV-2. Questo renderebbe il virus molto più vulnerabile rispetto ad esempio all’HIV, in cui le proteine di superficie sono protette da una membrana di carboidrati del tutto impermeabile.

Secondo gli esperti, il rilevamento di sezioni aperte della proteina S renderà la SARS-CoV-2 visibile al sistema immunitario e aiuterà anche a progettare anticorpi di laboratorio che si legheranno alle sezioni esposte della molecola proteica, impedendole di interagire con le altre cellule.

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