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"Uscire dal guscio": scienziati russi si interrogano su quando colonizzeremo Marte e lo Spazio

CC0 / Pixabay / Terra e Marte
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Il planetologo dell’Accademia delle Scienze Maxim Litvak, risponde alle domande dei media russi sul futuro dell’umanità e delle esplorazioni spaziali. “Usciremo dal guscio” è convinto lo scienziato, ma il percorso sarà lungo e complesso, spiega nell’intervista.

Maxim Litvak, capo del laboratorio di spettroscopia di neutroni e gamma del dipartimento di scienze spaziali e planetologia nucleare dell'Accademia delle scienze russa, sostiene che sì, sicuramente dovremo prima o poi “uscire dal guscio” e colonizzare altri pianeti, ma che ci vorrà ancora molto tempo e il percorso sarà complesso.

"Probabilmente la nostra umanità compirà i primi tentativi di colonizzare Marte relativamente presto. Ma adeguare Marte alla nostra specie (terraformazione) sarà un processo molto lungo. Con le tecnologie che abbiamo adesso, è ancora impossibile, al momento possiamo solo fantasticare”, ha detto.

Rispondendo alle domande dell’intervistatore Litvak ha poi spiegato quali potrebbero essere le tappe per arrivare alla conquista, non solo formale del pianeta rosso, ma ad un suo utilizzo come vera e propria ‘casa alternativa’ alla Terra.

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Per prima cosa egli ritiene che bisognerebbe iniziare con la Luna. Semplicemente perché più vicina e perché comunque già un buona base di partenza per ‘allenarsi’. I poli lunari dovrebbero avere acqua in forma ghiacciata, per cui iniziare con lo sciogliere ed utilizzare quella potrebbe essere un buon esercizio. Anche mandare rover e iniziare a vedere come lavorano in autonomia per costruire i primi rifugi per gli uomini potrebbe essere una buona strategia preliminare.

Inviare sonde, rover e automi prima dell’uomo, di modo che possano iniziare a preparare la base di appoggio, sarà fondamentale spiega lo scienziato, perché non si potranno mandare subito gli esseri umani. Esiste infatti un grave problema spiega – le radiazioni solari. Marte come sappiamo non è schermato da un campo magnetico per cui i primi insediamenti umani dovranno essere sotterranei. Anche l’astronave probabilmente dovrà essere in qualche modo schermata, magari dotandola di un campo magnetico proprio, facendo attenzione però a che non sia troppo forte e metta in pericolo la salute degli astronauti in altro modo.

Litvak però suggerisce anche un'altra teoria alternativa alla terraformazione dato che egli ritiene che non tutte le caratteristiche del pianeta potranno essere cambiate.

Forse si riuscirà a produrre una sufficiente atmosfera sciogliendo il ghiaccio fossile che si trova ai poli del pianeta, forse si riusciranno a coltivare patate come nel film ‘The Martian’, forse si riuscirà a filtrare e bere l’acqua, essere autosufficienti, ma difficilmente si riuscirà a risolvere il problema delle radiazioni.

Al tempo stesso è difficile immaginare che una colonizzazione possa avere successo ed essere stabile vivendo solo sotto la superficie. Però è possibile che nel lungo periodo l’essere umano stesso possa ‘evolvere’ e venire incontro alle esigenze dei nuovi pianeti da colonizzare. Quindi una sorta di ‘uomoformazione’, potremmo forse dire, contro la classica teoria della terraformazione. L’uomo del futuro, sostiene Litvak, tra selezione, ingegneria genetica e mutazioni indotte per l’abbisogna, potrebbe essere in grado di sopportare quelle dosi di radiazioni.

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In ogni caso, fa notare lo scienziato, anche Marte dovrà essere considerato nient’altro che una casa di passaggio. Il passaggio successivo dovrà essere magari il satellite di Giove Europa e poi spingersi sempre più in là. Un giorno, molto lontano ovviamente, e sempre che l’umanità esisterà ancora, la nostra specie finirà comunque costretta ad emigrare addirittura al di fuori del nostro Sistema solare.

Lo dovrà fare senz’altro quando il nostro Sole completerà il suo ciclo vitale, ma potrebbe avvenire anche molto prima magari per l’arrivo di un asteroide. In ogni caso è bene che i programmi di esplorazione spaziale vadano avanti. Potrebbe essere una questione non solo di curiosità. Certo, nel lungo periodo, ma intanto è bene che vadano avanti.

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