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Covid-19, mancano medici? In realtà in Italia migliaia di medici stranieri

© REUTERS / Francesca Mangiatordi/@france_exaUn'infermiera riposa durante un turno di notte in un ospedale di Cremona, Italia
Un'infermiera riposa durante un turno di notte in un ospedale di Cremona, Italia - Sputnik Italia
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Per far fronte all’emergenza Coronavirus prende piede l’ipotesi di richiamare in servizio i medici in pensione, ma in Italia ci sono migliaia di medici stranieri pronti a lavorare.

Mancano medici e infermieri, una storia nota, ma per motivi burocratici gli specialisti della sanità stranieri non possono partecipare ai concorsi pubblici e hanno contratti di serie B.

L’epidemia Covid-19 e la crisi sanitaria che ha investito l’Italia ha dato vita ad una grande manifestazione di solidarietà da parte di molti Paesi. Sono arrivati aiuti dalla Russia, dalla Cina, da Cuba, dall’Albania, ma anche dall’Egitto, dal Kuwait. L’AMSI (Associazione Medici Stranieri in Italia) ha lanciato un appello a cui hanno aderito centinaia di medici anche all’estero per venire in soccorso all’Italia in questa grave crisi sanitaria.

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L’AMSI, però, ricorda che in Italia sono presenti migliaia di medici di origine straniera, i quali senza cittadinanza non possono lavorare negli ospedali pubblici. Quali sono le condizioni di lavoro dei medici stranieri in Italia? L’emergenza Covid-19 può essere l’occasione per rivalutare il ruolo di questi medici e dare loro più diritti? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Foad Aodi, presidente dell’AMSI e dell’Unione Medica Euro Mediterranea (UMEM).

– Foad Aodi, possiamo dire che il Coronavirus ha fatto riscoprire il valore della solidarietà internazionale, visto gli aiuti arrivati dalla Russia, dalla Cina, da Cuba e da tanti altri Paesi?

– Sì, sicuramente da questo punto di vista c’è stata una solidarietà da tanti Paesi verso l’Italia, che merita solidarietà. In questi anni l’Italia ci ha messo sempre la faccia aiutando tanti Paesi, noi ne siamo una testimonianza viva. Anche dai nostri Paesi arabi sono arrivati degli aiuti: dall’ Egitto, dal Kuwait sono arrivate le mascherine, il Qatar ha donato due ospedali mobili. Tanti medici stranieri stanno aiutando l’Italia in questo momento di emergenza, spero che il loro lavoro verrà apprezzato di più dopo il Coronavirus. Parlo di medici russi, cubani, polacchi, albanesi e tanti altri.

– In questa emergenza sono indispensabili nuovi medici e infermieri. Si pensava già di far tornare in servizio i medici in pensione. Ci sono però tanti medici stranieri in Italia pronti a venire in soccorso, no?

– Certo, è quello che noi chiediamo da tanti anni. Come AMSI, nata nel 2000, abbiamo risolto la maggior parte delle problematiche. È rimasto l’obbligo della cittadinanza per sostenere i concorsi da parte dei medici stranieri. Abbiamo 80 mila professionisti della sanità di origine straniera in Italia, di cui 20 mila medici. Possiamo coinvolgere anche i nostri medici. Noi non siamo contro alcun medico, ma oggi come oggi il Coronavirus ha dimostrato che colpisce maggiormente le persone superiori a 65 anni.

Quindi far tornare a lavoro i medici in pensione è un rischio. Spero che questa emergenza abbia fatto riscoprire la solidarietà e il dialogo fra le civiltà, fra Paesi sia ricchi sia poveri. Spero che i nostri medici stranieri verranno valorizzati e non verremo più considerati come medici di serie B, perché ci manca la cittadinanza. Noi non rubiamo il lavoro agli altri, come spesso si sente dire. Ora, al contrario c’è molto bisogno di lavoro e di tanti specialisti.

– Senza cittadinanza i medici stranieri in Italia non possono partecipare ai concorsi pubblici. Con quali altre difficoltà in generale si scontrano?

– L’immigrazione dei medici e dei professionisti della sanità di origine straniera è divisa in tre fasi. La prima fascia di medici è arrivata negli anni ’70-’80 e ’90 fino alla caduta del muro di Berlino: la metà di loro è rimasta in Italia e la maggior parte è di cittadinanza italiana, perché sono arrivati giovani, si sono laureati e fatto famiglia. Molti di loro quindi lavorano in ospedale o come medici di famiglia, specialisti in pediatria, ginecologia, chirurgia e ortopedia. Sono venuti dall’Africa e dai Paesi Arabi.

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Dopo la caduta del muro di Berlino sono arrivati molti nostri colleghi dai Paesi dell’Est: la maggior parte era laureata, hanno chiesto il riconoscimento del titolo, ma non hanno la cittadinanza, molti non hanno la specializzazione e lavorano in strutture private. Sono molto preparati e validi, ma tante volte per un pezzo di carta vengono classificati diversamente.

La terza fase sono i medici arrivati dopo le primavere arabe, colleghi dalla Siria, dalla Tunisia e dall’Egitto. La maggior parte di loro lavora nel privato, come guardia medica e c’è un 5% circa che lavora in ospedale perché hanno la cittadinanza. Chi lavora in ospedale oggi può avere un contratto a tempo determinato. È importante sottolineare che assistiamo ad uno sfruttamento lavorativo, purtroppo nelle cliniche pagano meno di 7 euro l’ora, l’abbiamo denunciato. Vediamo ritardi di pagamento, niente valorizzazione dei medici stranieri.

– Ora parliamo di emergenza Coronavirus, ma in Italia si è sempre detto che mancano medici. Forse sarebbe ora di aprire più possibilità ai medici stranieri senza cittadinanza, che ne pensa? Qual è il suo messaggio?

– Lo dico come consigliere dell’Ordine dei Medici italiani: lavoro da anni a favore di tutti. Servono prima di tutto borse di studio per fare entrare i più giovani nelle scuole di specializzazione, perché mancano specialisti. Mancano le condizioni lavorative economicamente parlando per i medici di origine straniera. Va valorizzata la ricerca, il ruolo dei medici nelle strutture sanitarie.

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Va rivisto il ruolo della politica nella sanità. In questi anni la politica ha fallito, anche per non aver ascoltato le nostre proposte. Oggi vediamo in che stato si trova la sanità italiana. Ogni giorno tante televisioni straniere mi chiedono meravigliate come mai l’Italia sia arrivata a queste condizioni. Questo Paese ha una altissima percentuale di anziani, va rivisto e riorganizzato il sistema sanitario nazionale. Bisogna dare un maggiore ruolo ai medici della sanità italiani e di origine straniera aprendo i concorsi a chi non ha la cittadinanza.

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