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Il coronavirus è stagionale e ritornerà? Scienziati americani si interrogano

© REUTERS / NIAID-IRFUna cellula infetta dal coronavirus vista sotto il microscopio
Una cellula infetta dal coronavirus vista sotto il microscopio - Sputnik Italia
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I coronavirus comuni sono altamente stagionali, sostengono gli scienziati dell’Università del Michigan, ma anche il SARS-CoV-2 si comporterà come gli altri? Verrà debellato o d’ora in poi tornerà tutti gli anni a cadenze stagionali? A questi quesiti i ricercatori hanno tentato di rispondere in un recente studio.

Dei sette coronavirus noti finora e capaci di infettare l’uomo, quattro causano infezioni respiratorie comuni che hanno caratteristiche tipicamente stagionali e sembrano trasmettersi in modo simile all'influenza, afferma il nuovo studio condotto dai ricercatori della School of Public Health dell'Università del Michigan.

Gli autori affermano che al momento non è possibile determinare se il coronavirus SARS-CoV-2, che causa la malattia COVID-19, si comporterà allo stesso modo. Sperano però che le loro indagini aiuteranno gli investigatori a prepararsi meglio a ciò che avverrà nel prossimo futuro in conseguenza della pandemia di COVID-19.

"Anche se i coronavirus rilevati in questo periodo in Michigan sono tutti della specie SARS-CoV-2, non sappiamo ancora se questo virus si comporterà come i coronavirus stagionali", ha affermato Arnold Monto, professore di epidemiologia presso l'Università Thomas Francis della Salute Pubblica. "Solo il tempo dirà se SARS-CoV-2 diventerà una presenza continua nel panorama delle infezioni respiratorie, continuerà con una circolazione limitata come MERS, o la SARS, oppure scomparirà del tutto tra gli umani".

I ricercatori osservano che mentre i coronavirus sono sempre stati conosciuti come patogeni respiratori umani e responsabili di malattie lievi, quando i coronavirus animali passano all’uomo, questi possono diventare pericolosi e rivelarsi molto più aggressivi. La sindrome respiratoria acuta grave (SARS) nel 2002 e la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) nel 2012, emersero appunto entrambe quando un coronavirus passò da un animale all’uomo. Si ritiene che la pandemia COVID-19 sia iniziata allo stesso modo.

Monto e colleghi per compiere il loro studio, hanno utilizzato i dati dello studio di valutazione del vaccino contro l'influenza domestica, un'indagine longitudinale in corso sulle malattie respiratorie nelle famiglie con bambini nell'area di Ann Arbor. Negli ultimi 10 anni hanno partecipato allo studio tra 890 e 1.441 individui provenienti da diverse centinaia di famiglie. Lo studio continuo sta ora monitorando il verificarsi di SARS-CoV-2 e la sua potenziale presenza nelle famiglie del Michigan.

Nel 2010, lo studio ha iniziato a monitorare la presenza di quattro coronavirus umani generalmente lievi (OC43, 229E, HKU1 e NL63). I ricercatori hanno esaminato la frequenza, la stagionalità e le caratteristiche di trasmissione domestica delle 993 infezioni causate da quei coronavirus.

I risultati hanno parlato chiaro – sorvegliano l’intero anno si è notato che la stragrande maggioranza dei casi di coronavirus si era verificata tra dicembre e fine aprile con picco decisamente a gennaio/febbraio. Solo il 2,5% dei casi si era verificato tra giugno e settembre. Il potenziale di trasmissione è risultato per altro simile a quello del virus dell’influenza A (H3N2).

Da questo lavoro si deduce che se il SARS-CoV-2 dovesse comportarsi come la maggior parte degli altri coronavirus, allora potremmo attenderci una drastica riduzione dei casi di COVID-19 nell’emisfero boreale a partire da maggio (probabilmente più tardi nei Paesi più freddi) ma dovremo utilizzare al meglio il periodo estivo per prepararci al ritorno del pericolo l’inverno successivo.

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