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Coronavirus: come vivono i pazienti dei gruppi a rischio

© AP Photo / Emily WangCoronavirus, medici misurano la temperatura corporea
Coronavirus, medici misurano la temperatura corporea - Sputnik Italia
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Quando si sente parlare di “gruppi a rischio” solitamente si intendono i soggetti ultraottantenni. Ma in ospedale finiscono anche giovani oppure soggetti non eccessivamente anziani che presentano patologie croniche per i quali il coronavirus costituisce un grande rischio.

Sputnik Deutschland vi riporta la testimonianza di tre pazienti appartenenti ai gruppi a rischio.

Durante la pandemia sono sottoposti a grande rischio i diabetici, gli anziani, i soggetti immunodepressi e quelli ipertesi. Ad esempio, il quarantacinquenne David Luks appartiene a ben due gruppi a rischio: infatti, non è solo diabetico, ma è anche affetto da una patologia autoimmune, la psoriasi. Per curare questa seconda malattia ogni 12 settimane gli viene erogato l’Ilumetri, un farmaco che agisce sul sistema immunitario e blocca l’interleuchina 27a che sopprime la psoriasi.

Troppa gente per le strade

Luks, assistente di radiologia, continua a lavorare, ma non può di fatto avere contatti con i pazienti e rimane in una stanza separata. Tuttavia, è la sua vita privata ad aver subito i cambiamenti maggiori: dopo il divorzio i suoi figli vivono con la madre e al momento ha dovuto annullare le visite ai figli durante il fine-settimana. “Devo evitare il più possibile i contatti personali”, spiega Luks aggiungendo che: “Chiaramente per me e i miei figli non è affatto semplice”.

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Luks sarebbe a favore del divieto assoluto di uscire da casa. Secondo lui, per le strade di Düsseldorf continua ad esserci troppa gente. Riguardo a questa situazione è stato conciso:

“Un virologo ha detto che l’arma più potente contro il coronavirus è la nostra intelligenza. Ma purtroppo ci sono molte persone “disarmate”. Non riesco a capire perché la gente continui a passeggiare per le strade e a fare scorte di carta igienica. Dov’è finita la loro intelligenza?”

Al momento Luks sta pensando se gli concederanno o meno il farmaco che sottoporrebbe il proprio sistema immunitario a un rischio superfluo. Tale rischio gli farebbe accentuare la psoriasi, ma non sarebbe fatale.

“Si può fare a meno di me”

La ventiduenne Nia non ha questa possibilità. Soffre di una patologia congenita che colpisce il cuore e i polmoni e vive con solamente il 75% dell’ossigeno necessario. Poiché il Covid-19 è pericoloso proprio perché colpisce i polmoni, la condizione di Nia la pone in una condizione di rischio elevata. Sui propri social network Nia dice di temere di non farcela. Si è posta in isolamento volontario, ha limitato i contatti con le altre persone e cerca di fare molta attenzione:

“Soffrendo di una patologia cardiaca e polmonare, è difficile accettare che questo virus colpisca proprio i polmoni, possa scatenare una polmonite e rendere necessaria la ventilazione meccanica. Ho capito subito che, non appena il virus fosse arrivato in città, non sarei più potuta uscire. Però vedo su Instagram che la gente continua a uscire la sera, si incontra tutti i giorni con gli amici, va a bere un caffè, esce per una passeggiata. Non riesco a capire. È come se tutti pensassero che possono fare a meno di me perché tanto sono malata. Ma dal comportamento di tutti dipende davvero la vita delle persone e non solo degli anziani".

La paura diventa rabbia

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Sabina di Oberursel non ha più paura: la sua paura è diventata rabbia. La pensionata cinquantatreenne era una istruttrice di yoga, ma da 6 anni soffre di una patologia muscolare. A causa di tumori neuroendocrini Sabina assume farmaci ad azione immunosoppressiva, dunque rientra in un gruppo a rischio. Al momento rimane a casa e altre persone la aiutano a fare la spesa. Per via della pandemia la sua operazione è stata rimandata e il farmaco da cui dipende al momento non è disponibile. A Sputnik ha rilasciato quanto segue:

“Gradualmente la mia paura sta diventato rabbia perché i politici non hanno reagito in maniera tempestiva e ora cercano soluzioni che però sono molto rischiose per determinati gruppi di persone. La mia fisioterapista sarà stata costretta a chiudere il proprio studio. Perché? Perché i pazienti cancellano le sedute, ma lei deve tenere aperto nel caso in cui si debbano curare malati di coronavirus. Tuttavia, né lo Stato né qualcun altro la stanno aiutando fornendo mascherine e presidi di disinfezione. Nessuno la sta aiutando con forme di credito. Ancora due settimane e dovrà chiudere”.
Problemi di farmaci

Sabina ha una forma molto invasiva della patologia: infatti, ha bisogno di sedute regolari di terapia.

Prestando lei stessa a titolo gratuito consulenze a soggetti affetti da patologie rare, Sabina sa quali gravi problemi devono affrontare i suoi clienti e quanto sia difficile questo periodo per loro. Molti non riescono più a trovare farmaci come il Quensyl o preparati per iniezioni endovenose di immunoglobulina. Dunque, in sostanza, è solo questione di tempo prima che la loro condizione di salute peggiori. Sabina sostiene:

“Per via del coronavirus e dell’inattività dei politici questi soggetti si ritroveranno in fondo alla “catena alimentare”. Le statistiche legate al coronavirus sono sottostimate, mentre si sovrastimano i tassi di mortalità dei giovani pazienti di età compresa tra 1 e 50 anni. È un po’ come chi fa la fame in Africa: né la fame né le malattie rare sono contagiose, quindi non interessano a nessuno”.

In Germania, stando agli ultimi dati governativi, sono circa 13 milioni i soggetti affetti da patologie croniche, ossia il 15% della popolazione. Ma la politica di contrasto al coronavirus sembra continuare evidentemente ad ignorarle.   

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