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Produzione industriale in Italia, Confindustria: ‘Calo maggiore da 11 anni’

© Sputnik . Sergey Pyatakov / Vai alla galleria fotograficaUna ricercatrice dell'industria farmaceutica
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Confindustria prosegue il lavoro incessante di ricerca sugli effetti della crisi economico-sanitaria in atto. L'indagine breve sulla produzione industriale in Italia non lascia spazio alle polemiche: indietro di 42 anni.

Continua alacre il lavoro del Centro studi Confindustria per monitorare l’evoluzione della situazione in corso. Dopo avere emesso lo studio di prospettiva sull’economia italiana, ecco arrivare l’Indagine rapida sulla produzione industriale.

Nel primo trimestre 2020 la produzione industriale è stimata in diminuzione del -5,4%, il peggior calo da 11 anni a questa parte.

L’Italia torna indietro di 42 anni per quanto riguarda l’indice di produzione:

“L’impatto del Covid-19 e delle misure di contenimento del contagio è stato devastante in marzo, quando l’attività è scesa del -16,6% su febbraio, portando l’indice di produzione indietro sui livelli di quarantadue anni fa. Le prospettive sono in forte peggioramento. Per il secondo trimestre, anche in conseguenza della chiusura di circa il 60% delle imprese manifatturiere, la caduta dell’attività potrebbe raggiungere il -15%. La diminuzione del valore aggiunto nell’industria contribuirà negativamente alla dinamica del Pil italiano, previsto arretrare del -3,5% nel primo trimestre e del -6,5% nel secondo.”

La combinazione di fattori perfettamente devastante

L’azzeramento della domanda e l’azzeramento dell’offerta sta comportando una tempesta perfetta non solo sull’Italia, ma sull’economia globale.

“Questa combinazione di fattori ha realizzato lo scenario peggiore possibile, facendo avvitare l’economia italiana in una recessione che sarà profonda e la cui durata dipenderà dai tempi di uscita dall’emergenza.”

A ciò va aggiunto che, se è vero che la crisi economico-sanitaria in atto è uno shock simmetrico per l’economia mondiale, è asimmetrico il modo in cui si sta diffondendo nel mondo con Paesi che vivono prima e altri con settimane o mesi di ritardo la medesima crisi. Non un vero vantaggio per l’economia globalizzata e estremamente interconnessa come quella che viviamo oggi.

Un quadro deprimente che è bene conoscere

Il quadro delineato da Confindustria è oggettivamente deprimente, ancor più se si legge che: “i dati qualitativi disponibili confermano uno scenario estremamente negativo, nonostante le indagini siano state chiuse prima del lockdown del 23 marzo”.

Ci si domanda allora cosa dovremo attenderci quando ci saranno dati più chiari sul blocco anche di metà aprile.

Tuttavia è bene sapere per essere preparati, per quanto possibile, all’impatto.

Il rischio sistemico

In questi giorni si moltiplicano anche le testimonianze di agricoltori che non sono in grado di effettuare il raccolto dei prodotti agricoli, per mancanza di manodopera. Non si tratterà solo di un danno economico per la filiera, ma verranno a mancare anche parte degli alimenti. E non solo direttamente quelli che dal campo giungono sulle tavole, ma anche di quelli che si avvalgono dei prodotti della terra come ingredienti per produrre alimentari industriali.

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