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Coronavirus, allarme della Cgia: chiusura degli esercizi aumenta il mercato nero

© Fotolia / MoonriseLavori vicino ad una tubatura
Lavori vicino ad una tubatura - Sputnik Italia
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La chiusura di attività artigianali e commerciali sta favorendo l'abusivismo e il mercato sommerso. L'allarme arriva dal Cgia di Mestre.

Nonostante la chiusura totale degli esercizi ritenutni non indispensabili, il mondo del sommerso continua la sua attività eludendo i controlli e soprattutto facendo concorrenza sleale a chi è costretto ad abbassare le saracinesche per l'emergenza sanitaria. L'allarme arriva dalla Cgia di Mestre. 

"Poco o nulla si continua a fare contro l’abusivismo e il lavoro nero - spiega Paolo Zabeo, coordinatore Ufficio Studi della Cgia. "E’ vero - prosegue - che in questi giorni una parte degli oltre 3 milioni di lavoratori irregolari presenti nel nostro Paese è rimasta a casa. Ma è altrettanto sicuro che molti altri hanno continuato imperterriti a lavorare abusivamente presso le abitazioni dei privati, approfittando della chiusura totale imposta agli acconciatori, alle estetiste e alla difficoltà da parte dei cittadini di reperire tanti artigiani che sono disponibili solo per le urgenze, ma non per gli interventi ordinari".

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Insomma mentre centri estetici, barbieri, negozi di parrucchiera, idraulica sono chiusi, un esercito di parrucchiere, idraulici, fabbri, elettricisti, pittori prosegue abusivamente la propria attività in nero, senza rilasciare fattura e approfittando della chiusura degli esercizi in regola ed esercitando la professione senza averne titolo.  

La Cgia ricorsa che secondo i dati Istat non si tratta di un numero irrilevante, ma sono 3,3 milioni le persone che lavorano nel sommerso. Molti di questi però, sono costretti ad restare a casa, perché dopo il Dpcm dell'8 marzo non possono comprovare le ragioni dei propri spostamenti, non avendo una partita Iva o non essendo assunti sotto contratto. 

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