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Italia, guardati da chi ti loda e abbi cura di chi ti imbroda: è una sola persona, Trump

© AP Photo / Win McNamee/PoolPresident Donald Trump smiles during State of the Union address in the House chamber of the U.S. Capitol to a joint session of Congress Tuesday, Jan. 30, 2018 in Washington
President Donald Trump smiles during State of the Union address in the House chamber of the U.S. Capitol to a joint session of Congress Tuesday, Jan. 30, 2018 in Washington - Sputnik Italia
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Nei giorni scorsi si è saputo che Washington non avrebbe imposto nuovi dazi sui prodotti alimentari italiani e tutti i nostri telegiornali hanno riferito la notizia con toni soddisfatti, come se un incubo fosse finito.

Tuttavia, la maggior parte di loro ha mancato di ricordare che quella americana non è una decisione definitiva, bensì solo una sospensione per altri sei mesi. Meglio che niente, ma la spada di Damocle resta sospesa. Va inoltre aggiunto che un incremento dei dazi su alcuni prodotti italiani era già entrato in vigore ed è tuttora in essere essendo addirittura stato confermato. Riguarda, ad esempio i nostri formaggi che restano soggetti ad un dazio del 25% e così la frutta, le carni lavorate e i liquori.

Pasta (Symbolbild) - Sputnik Italia
Dazi USA, Trump grazia la pasta e il vino italiano
Il fatto è che, abituati come siamo a cullarci nella nostra ormai storica alleanza con gli Stati Uniti, stiamo sottovalutando alcuni aspetti che dovrebbero fare scattare in noi qualche considerazione un po' impertinente. Premetto che nessuno può negare che in tutto il periodo della guerra fredda la nostra difesa dal nemico di allora, l’Unione Sovietica, fu garantita soltanto dalla nostra appartenenza alla Nato e dalla potenza militare americana e che, dazi o non dazi, gli USA continuano comunque ad essere un grande mercato per le nostre merci (naturalmente dopo l’Unione Europea).

Da un po’ di tempo a questa parte, però, alcune cose sono cambiate: l’Unione Sovietica non esiste più e l’idea che la Russia rappresenti un pericolo per l’Europa permane soltanto nella testa di alcuni nostalgici del tempo che fu o nelle cattive intenzioni di qualche Paese, piccolo o grande che sia. Come conseguenza, la Nato nata per difenderci da un nemico comune ha dovuto inventarsi nuove ragioni d’essere ma non sempre è riuscita a essere convincente. Anche sotto il punto di vista puramente commerciale e nonostante le dimensioni che il mercato americano rappresenta per noi (circa 55 miliardi di dollari) non ci sono soltanto rose e fiori.

Per continuare a garantirci l’accesso a quei consumatori siamo stati obbligati a seguire i diktat di Washington e imporre sanzioni alla Russia e all’Iran, due mercati che promettevano alle nostre aziende un potenziale e grande sviluppo. Certamente è sempre meglio scegliere quello che già c’è rispetto a ciò che potrebbe essere, soprattutto se quel che abbiamo riveste dimensioni importanti per la nostra economia.

Eppure, il comportamento di Trump comincia a farci temere che anche quel che resta di buono potrebbe peggiorare. Tutti i Presidenti americani che l’hanno preceduto hanno dato priorità agli interessi del loro Paese e non è certo per stupidità o masochismo se hanno consentito che la loro bilancia commerciale fosse deficitaria. Di certo hanno calcolato che, in cambio, potevano esercitare il potere della loro egemonia politica e che un dollaro usato come moneta internazionale li ripagasse tanto da poter finanziare il loro debito pubblico e privato.

Aereo passeggeri Airbus А380 in Francia - Sputnik Italia
Prodotti UE esposti a dazi USA diventeranno sempre più
D’altra parte, la globalizzazione dei mercati è stata, non a caso, una loro volontà che tutto il mondo ha dovuto (di buon grado) accettare. La differenza tra loro e il Tycoon è che quest’ultimo, a volte, non pensa a medio lungo termine e vuole risultati immediati anche se poi si riveleranno controproducenti. Inoltre, forse per una scarsa esperienza della diplomazia, non esita a pronunciare parole ed esprimere concetti che non contribuiscono certo a rassicurare gli alleati di sempre.

È il caso di quando ha definito l’Unione Europea un “nemico” o quando ha minacciato di non rispettare l’articolo 5 della NATO (quello che prevede il soccorso automatico di tutti i membri qualora un associato fosse aggredito da terzi) se gli altri partner non aumenteranno le proprie spese militari almeno al 2% del loro PIL (l’Italia è da tempo tra l’1,2 e l’1,3%, gli USA, con i loro più di 600 miliardi di dollari, raggiungono il 3,1% del loro Prodotto Lordo). 

Che i modi da lui scelti siano quelli più efficaci per ottenere lo scopo che si prefigge resta molto dubbioso e la rinuncia alla Trans Pacific Partnership (voluto da Obama per isolare la Cina) sembrerebbe dimostrarlo. Tutti i paesi che avevano aderito al progetto lo hanno continuato da soli e la Cina si è già offerta di farvi parte.

Anche per quanto riguarda noi europei, se siamo considerati un “nemico”, se le nostre esportazioni verso gli USA dovranno diminuire, se le nostre spese militari devono aumentare (pur senza alcun cambio nel sistema decisionale, che resta nelle mani degli USA) allora, saremo forse costretti a cominciare a renderci conto che la nostra convenienza a rimanere fedeli alleati (qualcuno ci chiama “sudditi”) potrebbe non essere più così grande.

Il primo in Europa che ha avuto il coraggio di esprimere questi pensieri ad alta voce è stato Macron che è arrivato a definire la Nato oramai moribonda. Poiché la probabilità che Trump venga rieletto e continui nella strada intrapresa è altissima, sarebbe forse il caso, se non altro per lanciare un avvertimento ai nostri cari alleati d’oltre oceano, che si comincino a valutare le ipotesi di possibili alternative. Magari anche attraverso la strada di una vera e maggiore integrazione tra i più importanti Paesi europei.

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