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La scienza svela come si sono estinti gli ultimi mammut sulla Terra

© Foto : Mauricio Antón [CC BY 2.5] 2004Mammut - rappresentazione artistica
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Studi genetici sui resti degli ultimi mammut lanosi dell’Isola di Wrangel hanno rivelato interessanti particolari sull’estinzione di questa specie avvenuta circa 4mila anni fa. Ma il mistero in parte rimane – perché una specie che dominò l’intero emisfero boreale finì per relegarsi in una piccola e sperduta isola artica?

I mammut lanosi (Mammuthus primigenius) si estinsero in due fasi – la prima, la più massiva, tra i 10 e 11 mila anni fa, durante l'ultima era glaciale. Una popolazione via, via sempre più ridotta riuscì tuttavia a sopravvivere e rifugiarsi nelle estreme terre artiche siberiane. L’ultimo manipolo di irriducibili mammut riuscì a sopravvivere altri 6mila anni nella remota Isola di Wrangel, nell’estremo nord-est siberiano, ben oltre il circolo polare artico. Ma perché anche qui alla fine si estinsero? Mancanza di risorse? O forse anche qui alla fine arrivò l’uomo, l’unico predatore che questa specie potesse temere?

I risultati degli studi pubblicati sulla rivista 'Genome Biology and Evolution' dimostrerebbero che questi ultimi esemplari sarebbero stati in realtà decimati da un progressivo peggioramento delle loro caratteristiche genetiche. Soffrivano infatti di tutta una serie di difetti genetici che ne ostacolavano lo sviluppo e la riproduzione - ridotta fertilità maschile, problemi di sviluppo neurologico, diabete e atrofia dell’olfatto.

Queste conclusioni sono state tratte dopo aver confrontato il DNA degli ultimi mammut dell'isola di Wrangel con il DNA di tre elefanti asiatici e due mammut vissuti invece durante il periodo di massimo splendore dell’epoca dei mammut nell’emisfero nord, cioè tra i 45mila e 20mila anni fa.

"Già uno studio del 2017 prevedeva che i mammut dell'isola di Wrangel avessero accumulato mutazioni distruttive. Abbiamo testato queste previsioni ‘resuscitando’ i geni mutati in laboratorio", ha affermato Vincent Lynch in un comunicato stampa dell'Università di Buffalo che ha spiegato come l’impresa non sia consistita solamente nel sequenziare il genoma, oprazione oramai di routine per i migliori laboratori biologici del mondo, ma ha voluto sottolineare come sia stato necessario riportare in vita i geni dei mammut morti clonandoli in embrioni di elefante per osservare come le proteine espresse dai geni interagissero con gli altri geni e molecole.

"L'innovazione chiave nel nostro studio è che in realtà noi resuscitiamo i geni dei mammut di Wrangel per verificarne le mutazioni e gli effetti", ha spiegato Lynch, “Ad esempio, sappiamo come agiscono i geni responsabili della capacità di rilevare gli odori negli elefanti, confrontiamo con le reazioni dei geni riattivati dei mammut, vediamo che in questi non funzionano affatto correttamente, deduciamo che l’animale non fosse in grado di percepire gli odori dei fiori che mangiava”.

L’effetto del fondatore

Ma perché i mammut di Wrangel accumularono sempre più debolezze genetiche e si indebolirono tanto da estinguersi? Il fenomeno è conosciuto in biologia come ‘effetto del fondatore’. Si tratta di un processo che determina una perdita parziale, che può diventare progressiva, della variabilità genetica in una nuova popolazione che si sviluppa a partire da un piccolo numero di individui che si trovano costretti ad un prolungato periodo di isolamento.

Stazione polare sulla remota isola Zhokhova - Sputnik Italia
SPUTNIKPEDIA: le isole della Nuova Siberia – l’arcipelago dei mammut
Tra le conseguenze più visibili di tale fenomeno vi è appunto un incremento di malattie genetiche nelle nuove generazioni. Nel caso del mammut più che un effetto ‘fondatore’ potremmo parlare di un effetto ‘superstite’. Una popolazione cioè che non va a fondare una nuova colonia, ma una colonia superstite che va a rifugiarsi in un lontano lembo di terra e non ha una popolazione sufficientemente ampia da poter garantire la diversità genetica. In pratica pochi esemplari, sempre più imparentati tra loro, senza possibilità di accrescere in numero e diversificarsi per mancanza di spazi e risorse e sempre più deboli geneticamente. La diversità gentica, sappiamo infatti già dai tempi degli studi di Mendel, essere la chiave del successo di una specie perché permette di ottimizzare i caratteri gentici dei nuovi esemplari selezionando per ogni allele (coppie alternative dello stesso gene) il carattere migliore dai genitori.

Perché gli ultimi mammut si ritirarono su una terra così remota?

Nonostante l’indubbiamente interessante ricerca, rimane tuttavia almeno ancora un mistero – ma perché i mammut, che un tempo dominavano mezzo pianeta, finorono man mano a relegarsi in territori sempre più nordici, inospitali, poveri e isolati?

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