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Finché c’è guerra c’è speranza – Forniture militari miliardarie dell’Italia all’Egitto

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Un’occasione da non perdere secondo gli analisti economici e strategici, una questione di imbarazzo ‘morale’ sencondo alcuni esponenti politici.

Stiamo parlando innanzi tutto di due navi classe FREMM (Fregate europee multi-missione), la nona e la decima Fremm, realizzate da Fincantieri per la Marina Militare Italiana. Due navi che già al varo venivano battezzate con nomi che ne facevano presagire il destino assegnato – la nona infatti si chiama Spartaco Schergat, la decima Emilio Bianchi. Entrambi furono eroi della marina italiana decorati per aver affondato, proprio ad Alessandria d’Egitto, il primo la corazzata inglese HMS Queen Elizabeth, il secondo la HMS Valiant. Entrambi a bordo dei cosiddetti ‘maiali’, i siluri a lenta corsa della Decima MAS. Solo queste due navi valgono già una commessa da 1,2 miliardi di euro.

Poi ci sono anche una ventina di elicotteri Leonardo AW149 che Il Cairo ha intenzione di impiegare a bordo delle due portaelicotteri classe Mistral acquistate dalla Francia (quelle non vendute più alla Russia per via delle sanzioni) e si parla di tutta una serie di memurandum di intesa che prevederebbero addirittura altre quattro fregate da costruire, una ventina di pattugliatori, 24 cacciabombardieri Tifone, aerei da addestramento Macchi M-346, una unità logistica integrata, e una quantità di altre forniture militari per un affare totale di almeno 9 miliradi di euro.

E mentre c’è chi si chiede se il dilemma sia se fare o no affari con governi autoritari, con riferimento al caso Regeni e al più recente caso del ricercatore dell’Università di Bologna Patrick George Zaki, pur dimenticando come per regimi non meno autoritari pochi scrupoli storicamente siano mai stati fatti, c’è dall’altra parte invece chi teme che la politica possa mandare tutto questo ‘ben di Dio’ all’aria. ‘Analisi Difesa’ il portale specializzato in analisi storico-strategiche e tecnologia militare, parla apertamente di ‘tafazzismo’ italico che potrebbe compromettere le ricche commesse con l’Egitto per ‘scrupoli morali’ che nasconderebbero magari interessi geopolitici di tutt’altro tipo, non comunque in linea con i veri interessi nazionali, si potrebbe leggere tra le righe del pezzo pubblicato ieri.

In particolare potrebbero lasciare perplessi alcuni osservatori le frasi attribuite alla capogruppo PD in commissione Esteri alla Camera, Lia Quartapelle:

“Il governo italiano sta facendo gli approfondimenti tecnici per decidere se vendere all’ Egitto due fregate militari della nostra Marina. Oltre agli approfondimenti tecnici, servono però valutazioni politiche (...) Abbiamo forti divergenze strategiche con l’Egitto rispetto alla Libia, visto che è il principale sostenitore del generale Haftar, che sta attaccando il governo internazionalmente riconosciuto di Tripoli, che l’Italia sostiene. Inoltre abbiamo appena iniziato le attività della commissione di inchiesta per la morte di Giulio Regeni. Finché le autorità egiziane non collaboreranno per arrivare a un accertamento processuale regolare su chi ha rapito, torturato e ucciso Giulio e sui mandanti, non si può considerare l’Egitto come un paese con cui intrattenere normali relazioni tra alleati”.

Le perplessità che si estrapolano da questo discorso sono due – la prima è che entrambi i governi Conte avevano sempre sostenuto pubblicamente di avere una linea equidistante nella questione libica e di non voler interferire, ma la capogruppo PD qui lascia chiaramente intendere che l’Italia sarebbe schierata. L’altra perplessità riguarda il fatto che, fa notare lo stesso giornale specializzato, “neppure la professoressa Maha Abdel Rahman, docente egiziana (ritenuta vicina alla Fratellanza Musulmani, movimento ostile all’attuale governo egiziano) dell’università di Cambridge che inviò il ricercatore italiano in Egitto, ha mai fornito esaustivi chiarimenti”.

Certamente resta il problema dell’escalation militare in tutto il Medio Oriente e area Magreb. Abdel Fatah al-Sisi, Presidente dell’Egitto dal 2013, si è lanciato in un programma di riarmo impressionante, finanziato in parte dagli alleati del Golfo, come per altro l’intera area, con la Turchia in prima fila, pare aver intrapreso la via dell’escalation militare. Ma si tratta di un mercato ghiotto per tutti – ci sono dentro tutti i più grandi produttori di armamenti - Stati Uniti, Russia, Francia. Proprio l’Italia dovrebbe essere l’unica a farsi scrupoli morali pur avendo tutte le qualità tecniche e la posizione geopolitica ideale? O forse qualcuno vorrebbe far desistere le nostre autorità, che per altro in molte altre occasioni scrupoli mai se ne erano fatti, per favorire altri Paesi o per motivazioni più strettamente politiche, utilizzando la questione dei diritti come paravento?

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