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Bufere di neve spaziali: c’è neve sugli altri pianeti?

CC0 / Pixabay / Via Lattea
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Le precipitazioni sotto forma di fiocchi di neve di varie tipologie non si verificano solo sulla Terra. Gli scienziati hanno registrato fiocchi di neve e depositi di ghiaccio su almeno altri quattro pianeti.

Tuttavia, tali precipitazioni erano composte non di acqua, bensì di anidride carbonica, titanio, metano e ferro. Sputnik vi rivela in quale altro luogo dell'Universo nevica.

Fiocchi di titanio

Ad una distanza di 1.730 anni luce dalla Terra si trova Kepler-13Ab, un esopianeta dello stesso diametro di Giove, ma quasi 6 volte più pesante. È 30 volte più vicino alla sua stella KOI-13 AB rispetto alla Terra con il Sole. Pertanto, la sua temperatura superficiale può raggiungere i 2.760°C, ma solo su un lato dove è sempre giorno. Dall'altra parte del pianeta è sempre notte e dunque fa molto più freddo. A causa degli effetti di marea Kepler-13Ab è sempre rivolto verso la luce da un solo lato.

Gli scienziati della NASA ipotizzano che nella metà al buio vi sia un inverno perenne con veri e propri cumuli di neve non di acqua come sulla Terra, ma di ossido di titanio.

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Già nel 2014, quando fu scoperto Kepler-13Ab, i ricercatori registrarono insoliti sbalzi di temperatura nell'atmosfera del pianeta. Il fatto è che questo pianeta appartiene alla categoria dei gioviani caldi dove l'aria si riscalda man mano che ci si allontana dalla superficie. Su Kepler-13Ab, però, la situazione è opposta: gli strati più superficiali dell'atmosfera sono più freddi e sul lato illuminato non si sono trovate tracce di ossido di titanio nell'aria. Proprio grazie a questo elemento che assorbe la luce solare la temperatura dell'atmosfera sui gioviani caldi cresce all'aumentare dell'altitudine.

Secondo gli astrofisici, su Kepler-13Ab l’ossido di titanio si concentra nelle nuvole che vengono spinte da forti raffiche di vento sul lato notturno del pianeta. Lì fa molto più freddo e, a causa della forte differenza di temperatura, all'interno delle nuvole si formano cristalli simili a fiocchi di neve terrestre. Per via della forte gravità, i fiocchi di neve di titanio si ritrovano in strati atmosferici bassi e vi rimangono. Pertanto, nella parte illuminata di Kepler-13Ab non vi è gas che assorba la luce solare. Di conseguenza, gli strati atmosferici più superficiali appaiono più freddi.

La bufera di neve marziana

Su Marte si verificano vere e proprie bufere di neve che formano dei cumuli di anidride carbonica sulla superficie: si tratta di una scoperta fatta da geofisici francesi e statunitensi.

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È stato il rover marziano nel 2008 a filmare per la prima volta delle bufere. Al tempo, però, gli scienziati ritennero che si trattasse del fenomeno virga, ossia una banda di precipitazioni che evaporano prima di raggiungere la superficie del pianeta in ragione del loro lento cadere. 

Secondo gli esperti, in 4 ore i fiocchi di neve hanno sono precipitati solamente di 2 km.

Nove anni dopo i ricercatori simularono i fenomeni atmosferici marziani e scoprirono che durante una bufera di neve le particelle possono muoversi a velocità fino a 10 metri al secondo. Di conseguenza, per percorrere 2 chilometri ci vogliono tra i 5 e i 10 minuti. Data la bassa nuvolosità (le nubi sul Pianeta Rosso si formano a quota 10-20 km) e il suo brusco raffreddamento dopo il tramonto, la neve potrebbe cadere in superficie. Secondo gli autori dello studio, le bufere di neve si verificano più spesso di notte.

Il cuore di ghiaccio di Plutone

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Nel 2015 la sonda New Horizons rinvenne su Plutone un altopiano che era molto più luminoso dell'area circostante.

L'analisi dei dati raccolti dalla navicella spaziale rivelò che la Sputnik Planitia, chiamata anche "Cuore di Plutone", è ricoperta di ghiaccio costituito da azoto, metano e monossido di carbonio. Inoltre, i ricercatori registrarono dati relativi alle colline di ghiaccio che attraversano l'altopiano. Furono considerati frammenti di alture situate ai margini della piana.

Tuttavia, secondo gli scienziati francesi, già entro il 2030 il "cuore di Plutone" di ghiaccio potrebbe sciogliersi. Secondo un modello computerizzato elaborato dai ricercatori, mano a mano che il pianeta nano si allontanerà dal Sole, la pressione sulla sua superficie diminuirà. Di conseguenza, tutto il ghiaccio di metano dell'emisfero settentrionale di Plutone scomparirà nei prossimi 10 anni.

Il nucleo di neve del pianeta

Mercurio è uno dei 6 pianeti del Sistema solare a vantare una magnetosfera. E mentre nel caso della Terra la sorgente del campo magnetico è un nucleo metallico con un centro solido e un guscio liquido, è ancora aperto il dibattito sulla provenienza della magnetosfera di Mercurio. Secondo i ricercatori statunitensi, sarebbe legata a una sorta di neve di ferro, ossia scaglie di metallo contenute nello strato esterno del nucleo planetario.

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Gli scienziati hanno osservato il comportamento del ferro e dello zolfo (di cui è costituito il nucleo di Mercurio) a temperature e pressioni elevate simulando le condizioni esistenti all'interno del pianeta.

Si è scoperto che quando la miscela fusa di queste sostanze si avvicina alla superficie e si raffredda, gli atomi di ferro vengono condensati in "fiocchi di neve" di forma cubica. La neve metallica comincia a precipitare al centro del pianeta mentre le particelle ricche di zolfo salgono in superficie. Questo processo genera energia, responsabile del campo magnetico.
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