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L'Iran arricchisce l'uranio in quantità maggiori rispetto a prima dell'Accordo di Vienna - Rouhani

© Sputnik . Valery Melnikov / Vai alla galleria fotograficaIl presidente iraniano Hassan Rouhani durante una conferenza stampa con Vladimir Putin
Il presidente iraniano Hassan Rouhani durante una conferenza stampa con Vladimir Putin - Sputnik Italia
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Per il leader iraniano l'industria atomica del Paese ha raggiunto livelli di gran lunga superiori rispetto a quelli pre Trattato di Vienna.

Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha dichiarato che attualmente la Repubblica islamica è in grado di arricchire l'uranio a ritmi decisamente superiori rispetto a quelli pre Trattato di Vienna del 2015.

"Oggi non abbiamo alcuna limitazione in ambito di energia nucleare. Le condizioni del Paese dal punto di vista dell'industria nucleare oggi sono di gran lunga migliore, rispetto a prima della firma degli accordi (di Vienna, ndr), stiamo arricchendo più uranio rispetto a prima del PACG", ha spiegato il leader iraniano.

Nel suo intervento, Rouhani ha poi precisato che per il Paese la scelta di venire meno agli accordi sul nucleare è stata molto complessa.

All'inizio di gennaio, dopo l'assassinio del generale Soleimani, l'Iran ha deciso di smettere di adempiere all'ultima "limitazione chiave prevista dall'accordo sul nucleare", ovvero quella relativa al numero delle centrifughe.

Teheran ha comunque sottolineato la propria volontà di continuare a collaborare con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica oltre alla disponibilità di tornare a rispettare il Trattato di Vienna qualora l'Occidente si impegni a rimuovere le sanzioni anti-iraniane e a venire incontro agli interessi della Repubblica islamica, come previsto dall'intesa.

Gli accordi sul nucleare di Vienna

Nel 2015 un sestetto di Paesi composto da Gran Bretagna, Germania, Cina, Russia, Stati Uniti, Francia e Iran hanno siglato un accordo a Vienna (PACG) che prevedeva l'annullamento delle misure restrittive precedentemente imposte nei confronti dell'Iran, in cambio dell'impegno da parte di quest'ultimo Paese ad inserire delle limitazioni nel proprio programma nucleare.

A scombinare le carte in tavola, tuttavia, è arrivata la decisione degli Stati Uniti che, nel maggio 2018, hanno annunciato la propria uscita unilaterale dal trattato e la reintroduzione delle sanzioni contro Teheran, che a sua volta ha comunicato che avrebbe smesso di adempiere alle limitazioni previste dal PACG.

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