L’Italia pronta a mandare più militari in Libia

© Foto : Ministero della DifesaManovre degli artiglieri dell'Esercito italiano
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L'Italia sarebbe pronta a ridisegnare la sua presenza militare all'estero, per rinforzare il contingente militare in Libia. Una mossa strategica in attesa di una missione internazionale.

Sul caso Libia l’Italia starebbe organizzando la partenza di nuovi uomini da aggiungere sul territorio, che andrebbero ad affiancarsi ai 250 già presenti a protezione dell’ospedale italiano a Misurata e che operano con la Guardia costiera libica. Questa la ricostruzione fornita da Il Messaggero, che parte dalla richiesta del ministro degli Esteri Luigi Di Maio di creare una forza di interposizione in Libia a guida Onu. Una forza composta da caschi blu europei, secondo Di Maio, che dovrebbero occuparsi di stabilizzare l’area e mantenere una condizione di pace forzata tra le due libie.

In previsione di una tale missione sotto l’egida dell’ONU, l’Italia si starebbe già preparando con un invio di nuove truppe che entrerebbero successivamente a far parte della missione internazionale.

La riconfigurazione delle missioni militari all’estero

L’Italia è già impegnata in Iraq, Afghanistan ed ancora in Kosovo e in Libano. In totale ci sono circa 3.000 militari italiani all’estero che costano alle casse un miliardo e mezzo. L’Italia, data la necessità di tenere i conti in ordine, non potrà inviare nuovi militari, ma dovrà riconfigurare quelli che ha sul campo.

La strategia più plausibile verterebbe sul depotenziamento delle altre missioni e sul rafforzamento di quella libica.

L’interesse italiano in Libia

L’Italia di Berlusconi amico di Gheddafi sembra lontanissima nel tempo. Con quel legame disciolto si è perduta anche l’influenza dell’Italia sullo scenario, ma ancor più i problemi interni dell’Italia e i governi deboli dell’ultimo decennio, hanno ridotto l’influenza dell’Italia all’estero.

Questo governo Conte bis deve in qualche modo provare a recuperare il terreno perduto, e promuovere una missione internazionale dove vi sia una sua presenza anche militare, si ritiene la soluzione migliore per rientrare nella partita.

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