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Iran minaccia gli USA: "Ritiratevi dal Medio Oriente. Siamo pronti a colpire altri 100 bersagli"

CC BY 4.0 / sayyed shahab-o- din vajedi / IRGC naval execiseesercito Iran
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Fonti militari iraniane hanno intimato agli Stati Uniti di ritirarsi dal Medio Oriente e di astenersi dal reagire militarmente ai recenti attacchi portati da Teheran contro le basi americane in Iraq.

La Repubblica islamica iraniana ha appena sferrato un duro colpo agli Stati Uniti d'America, colpendo nella notte diverse basi americane con degli attacchi missilistici mirati, che hanno centrato in pieno i compound di Ayl al-Asad, Erbil e Camp Taji, vendicando così almeno parzialmente l'uccisione del generale Qasem Soleimani.

Dopo aver sottolineato per voce del ministro degli Esteri Javad Zarif di aver agito in adempienza alla Carta dell'ONU, rispondendo a quello che è stato definito un "vile attacco contro cittadini e funzionari" iraniani, Teheran ha intimato agli USA di ritirare in via definitiva tutto il proprio contingente dislocato in Medio Oriente al fine di evitare ulteriori perdite.

"Ora che hanno capito la nostra forza, è ora che gli Stati Uniti ritirino le proprie truppe dal Medio Oriente", ha dichiarato alla TV di stato iraniana il capo di stato maggiore, generale Mohammad Baqeri.

Nel corso del suo intervento, Baqeri ha sottolineato che nessuno dei missili lanciati da Teheran è stato intercettato dalle unità di difesa anti-aerea nemiche e che circa 80 effettivi delle forze armate statunitense sono stati eliminati in seguito agli attacchi, che hanno peraltro danneggiato "in modo grave" elicotteri ed altro equipaggiamento militare.

"Pronti a colpire altri 100 bersagli"

Il generale ha poi intimato a Washington di astenersi dal mettere in atto delle reazioni militari, spiegando che Teheran ha "nel mirino" altri 100 bersagli qualora gli Stati Uniti dovessero compiere un passo falso.

A loro volta, fonti interne alla Guardia Rivoluzionaria, il corpo di appartenenza del generale Qasem Soleimani, hanno avvertito che in caso di rappresaglie saranno colpiti non soltanto gli Stati Uniti, ma anche tutti quegli alleati regionali che forniranno supporto tecnico o logistico a questi ultimi.

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Le tensioni in Iran

L'escalation militare in Iran ha avuto inizio lo scorso 3 gennaio, quando in seguito ad un raid aereo eseguito con l'ausilio di droni presso l'aeroporto internazionale di Baghdad è stato ucciso il generale dei Quds, la Guardia Rivoluzionaria islamica, Qasem Soleimani.

Gli Stati Uniti hanno giustificato questo atto, spiegando di aver agito per fermare uno dei maggiori agitatori delle proteste sciite in Iraq, legato agli attacchi del 29 dicembre scorso contro l'ambasciata USA nel Paese. A sua volta, la Repubblica islamica iraniana ha definito l'assassinio di Soleimani un atto di "terrorismo di stato", giurando vendetta per la morte del suo comandante.

La morte del generale non ha lasciato indifferente neanche lo stesso Iraq, che nei giorni immediatamente successivi alla sua uccisione ha avviato la procedura per l'espulsione delle forze militari straniere dal proprio territorio nazionale.

Il Pentagono, dopo una lettera che inizialmente sembrava far presagire l'abbandono totale del Paese mediorientale da parte dei soldati USA, ha ribadito di non avere alcuna intenzione di ritirarsi dall'Iraq.

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