USA non lasceranno l'Iraq, ecco la rettifica del Pentagono sulla lettera alle autorità di Baghdad

© AP Photo / U.S. Army photo/Spc. Zoe GarbarinoI soldati americani in Siria
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Arriva la rettifica del Pentagono sulla presunta lettera inviata ieri alla leadership irachena che avrebbe voluto la coalizione a guida americana in procinto di ritirarsi dall'Iraq.

"Troppo concisa ed implica un ritiro. Non è quello che succederà". Con queste parole il capo dello stato maggiore congiunto delle forze armate statunitensi, Mark A. Milley, ha bollato la lettera inviata ieri dal generale di brigata William H. Seely III alla leadership militare irachena che aveva di fatto annunciato il ritiro della coalizione a guida USA dal territorio dell'Iraq.

Nel suo intervento, il generale Milley ha voluto rettificare la posizione del Pentagono, definendo il documento pubblicato e ampiamente circolato sui media "autentico", spiegando tuttavia che l'invio e la notifica dello stesso sono avvenuti "per errore".

La ferma volontà delle autorità statunitensi di non lasciare l'Iraq è stata sottolineata anche dal segretario alla Difesa di Washington, Mark Esper, il quale al riguardo si è espresso in maniera chiara ed inequivocabile:

"Non abbiamo preso alcuna decisione che implichi un ritiro dall'Iraq. Punto.", sono state le sue parole.

Le tensioni in Iraq

La nuova escalation di tensioni nella regione mediorientale ha avuto inizio lo scorso 29 dicembre, quando le forze armate statunitensi hanno lanciato degli attacchi contro obiettivi del gruppo sciita Kataib Hezbollah in Iraq e Siria.

L'operazione americana è stata giustificata come una reazione alla morte di un cittadino e al ferimento di altri quattro militari USA in una base irachena situata nei pressi di Kirkuk e colpita da un raid del movimento filo-iraniano.

Ai blitz di rappresaglia compiuti da Washington ha fatto seguito lo scoppio della rabbia degli sciiti iracheni, che rappresentano la maggioranza della popolazione nel Paese, i quali hanno assaltato l'ambasciata americana a Baghdad.

Gli Stati Uniti, per tutta risposta, hanno lanciato un raid con dei droni che hanno colpito, uccidendolo, il generale iraniano Qasem Soleimani, considerato dall'amministrazione americana la mente delle proteste sciite nel Paese.

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La richiesta di ritiro da parte di Baghdad

L'assassinio di Soleimani ha destato molto scalpore nel mondo islamico e non solo, portando nei giorni seguenti il governo iracheno ad approvare una procedura per il ritiro delle truppe straniere dal territorio nazionale.

Di fronte ad una tale prospettiva, il presidente americano Donald Trump ha minacciato Baghdad di introdurre sanzioni "mai viste prima" nei suoi confronti nel caso in cui la mozione fosse passata, spiegando che i militari statunitensi non lasceranno il Paese fino a quando il governo iracheno non avrà ripagato la base aerea costruita da Washington.

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