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Scienziati russi sviluppano membrane uniche per il trattamento delle ferite della cavità orale

CC0 / Pixabay / I denti
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L’Università Politecnica di Tomsk e l’Università Medica della Siberia, in collaborazioni con un’equipe di scienziati russi, hanno sviluppato una membrana polimerica all’avanguardia capace di ripristinare la mucosa orale.

Questa nuova generazione di rivestimenti ha superato con successo tutti i test preclinici sugli animali, dimostrandone l’efficacia. Le caratteristiche che pongono all’avanguardia questo tipo di preparati sono fondamentalmente tre, sottolineano gli sviluppatori – alta efficacia nella rigenerazione dei tessuti, elevate proprietà antibatteriche e costo significativamente più contenuto degli analoghi già presenti sul mercato.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Applied Surface Science Magazine.

Le patologie dei tessuti molli dell'area maxillo-facciale richiedono spesso un intervento chirurgico. I metodi tradizionali prevedono che dopo l’intervento la ferita venga lasciata aperta per permetterne la rimarginazione oppure che si proceda con un autoinnesto con tessuto prelevato da altra area del paziente stesso.

“L'uso di metodi tradizionali può comportare la formazione di tessuto cicatriziale e la guarigione risultare lunga e dolorosa. Per ottimizzare il processo vengono utilizzati vari rivestimenti per le ferite. Generalmente si utilizzano prodotti di importazione, per cui, il costo del trattamento aumenta”, ha detto a Sputnik Anastasia Konyaeva, membro del team di ricerca e assistente del Dipartimento di Anatomia umana e chirurgia operativa presso l’Università Medica Statale della Siberia.

Evgeny Bolbasov, manager del progetto di ricerche e ricercatore presso il Laboratorio di Plasma e sistemi ibridi dell’Università Politecnica di Tomsk, ha aggiunto che tutti gli analoghi stranieri sono prodotti utilizzando una tecnologia molto costosa. In Russia viene invece utilizzato il metodo dell'elettrospinning, dove un campo elettrico ad alta intensità produce strutture fibrose non tessute.

“Questo metodo ci consente di controllare la struttura e lo spessore della membrana; si ridimensiona abbastanza facilmente. Possiamo rapidamente passare dalla ricerca scientifica alla produzione industriale ", ha sottolineato l'esperto.

Le membrane non tessute sono realizzate in copolimero di vinilidene fluoruro e tetrafluoroetilene (VDF-TeFE) di fabbricazione russa. Utilizzando il metodo dell'elettrospinning i ricercatori sono riusciti a ridurre significativamente il costo del materiale e migliorarne le proprietà.

“Per realizzare i rivestimenti, abbiamo usato solo polimeri e attrezzature nazionali. In Russia abbiamo la città di Nizhny Novgorod dove lo sviluppo di questo tipo di materiali è molto avanzato ma anche lì i nostri colleghi usano matrici fosfolipidiche, che sono piuttosto costose. C’è inoltre anche la questione delle risposte immunitarie, i nostri materiali consistono in strutture del tutto inerti che non causano reazioni di rigetto all’organismo. Inoltre sono prodotti che possono sempre essere ulteriormente modificati e adattati attraverso l’elaborazione al plasma”, così ha spiegato i vantaggi di questa innovazione Sergei Tverdokhlebov, capo del laboratorio dei sistemi ibridi al plasma.

Pare infatti che gli scienziati siano riusciti a rivestire queste pur sottilissime membrane con un microrivestimento in rame, metallo che, come noto, è un agente antimicrobico efficente e al tempo stesso relativamente economico (rispetto a metalli più preziosi come l’oro, anch’essi spesso usati in campo medico).

 “I risultati della nostra ricerca congiunta hanno dimostrato che proteggere le ferite con una membrana polimerica di questo tipo è più efficace rispetto ai metodi tradizionali. Inoltre, il rivestimento in rame aiuta a prevenire la penetrazione dei microbi nella ferita, il che si traduce in una guarigione più rapida ", ha detto a Sputnik Elena Varakuta, professoressa anch’essa presso l’Università Siberiana.

Oltre alle Università già citate, la ricerca ha coinvolto anche l'Istituto di ricerca scientifica per materiali aeronautici russo, l'Istituto Zuev di ottica atmosferica, l'Università statale dei sistemi di controllo e radioelettronica di Tomsk e l’Istituto di Fisica e scienze della materia dell’Accademia delle Scienze russa.

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