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Predisse la crisi del 2008, ora per gli Stati Uniti predice una crisi ancora peggiore nel 2020

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Uno dei pochi esperti del settore finanziario che era riuscito a prevedere la crisi del 2008, ha fatto conoscere le sue previsioni per l’immediato futuro dell’economia americana. E non sono affatto buone.

Peter Schiff, Amministratore Delegato della società di investimento Euro Pacific Capital, analista economico famoso per essere stato tra i pochissimi che avevano predetto la crisi dei mutui subprime del 2007 negli Stati Uniti, che poi a domino portò alla recessione globale del 2008, ha avvertito su Twitter che gli ultimi dati sulla performance dell’economia americana indicano che una nuova recessione potrebbe essere dietro l’angolo e potrebbe essere peggiore della precedente.

l crollo di una bolla immobiliare nel mercato statunitense nel 2007 e la conseguente crisi dei mutui avevano spinto l'economia americana a spirale verso il basso, con circa 1 trilione di dollari perso dalle sole banche, ma adesso potrebbe andare anche peggio.

"Le revisioni odierne del PIL del terzo trimestre confermano che l'economia americana è una bolla. La crescita del PIL è guidata completamente dall'eccesso di spesa dei consumatori e del Governo, mentre l'economia reale si contrae. Ma tale spesa è una funzione del debito, gran parte del quale non può essere rimborsato", ha detto Schiff nel suo tweet.

​L'analista ha inoltre affermato che la prossima recessione sarà "brutale" e colpirà duramente l'economia americana.

Questa non è la prima volta che Schiff avverte di una possibile recessione, ma è la prima volta che lo fa asserendo con tale convinzione che l'economia americana sia una bolla pronta ad esplodere. In precedenza, a novembre, l'analista aveva consigliato di investire in cosiddetti beni rifugio - quelli che rimangono intoccabili o addirittura crescono in periodi di turbolenze economiche.

I titoli di Stato, tradizionalmente molto popolari, secondo Schiff oramai avrebbero perso tutta la loro attrattiva visti i rendimenti così bassi. L’analista torna a suggerire di puntare piuttosto sui metalli preziosi, in particolare argento e oro.

Quest'ultimo metallo ha visto crescere la propria attrattiva ultimamente, non solo da parte degli investitori, ma anche da alcuni Governi, valutandosi di oltre il 15% solo quest'anno. In particolare, Russia e Cina sono diventate i maggiori acquirenti del metallo prezioso negli ultimi due anni, riducendo nel contempo le loro partecipazioni al debito degli Stati Uniti. La Russia ha venduto la maggior parte dei suoi titoli del Tesoro USA a partire da aprile 2018, investendo invece in oro. La Cina, pur a ritmi meno intensivi, ha seguito l’esempio cedendo il primo posto nelle posizioni di debito USA al Giappone.

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