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La Cina è leader per numero di pubblicazioni scientifiche sull’IA

© Foto : Pixabay / Gerd AltmannIntelligenza artificiale
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La Cina ha superato l’Europa per numero di articoli scientifici dedicati all’intelligenza artificiale, come da rapporto dell’Università di Stanford, Artificial Intelligence Index Report 2019. Nel documento si legge che la Cina da tempo ha superato anche gli USA per numero di articoli, ma le ricerche statunitensi rimangono comunque le più citate.

Stando ai dati dell’Artificial Intelligence Index Report quest’anno la Cina ha pubblicato il 28% di tutti gli articoli scientifici in materia di intelligenza artificiale. L’Unione europea, invece, il 27%. Tuttavia, dal punto di vista del valore scientifico ad oggi a guidare la classifica sono ancora gli studi statunitensi: vengono citati il 50% di volte in più rispetto a quelli cinesi.

Inoltre, le startup cinesi impegnate nel settore dell’IA ricevono finanziamenti maggiori rispetto alle startup statunitensi. Nel rapporto si legge che tra il luglio del 2018 e il luglio del 2019, 486 startup cinesi hanno ricevuto 16,6 miliardi di dollari investimenti, ossia il 200% in più rispetto agli USA. Anche l’approccio al finanziamento delle società impegnate nel settore dell’IA è diverso. Infatti, stando a uno studio di Tortoise Media, la maggior parte degli investimenti in IA in Cina è effettuata dal governo. I privati investono meno. Negli USA, invece, la situazione è opposta: la porzione maggiore di investimenti nel settore è in capo ai privati. Il governo sostiene solamente quei progetti che sviluppano direttamente applicazioni belliche della tecnologia e le quali non presentano possibilità di monetizzazione commerciale.

Ad oggi quanto alle tecnologie relative all’IA gli USA conservano il proprio primato a livello mondiale, in particolare relativamente a piattaforme di ricerca. Ad esempio, le piattaforme open source per l’apprendimento automatico TensorFlow e Pytorch, con cui lavorano di fatto tutti gli esperti di IA nel mondo, sono state messe a punto da Google e Facebook rispettivamente. L’hardware necessario per il funzionamento di strumentazioni in questo settore è prodotto dalle società americane Intel e Nvidia. Il 43% delle startup nel comparto dell’IA è di origine americana. Quelle cinesi costituiscono il 23%. Circa metà di tutti i maggiori esperti del settore lavora negli USA. Quelli che invece operano in Cina sono molto meno.

Tuttavia, negli USA l’intelligenza artificiale viene studiata già da 60-70 anni, mentre in Cina è un fenomeno ben più recente. Questo spiega in parte l’approccio totalmente diverso della Cina nei confronti dell’IA, secondo Xu Canhao, professore dell’Istituto di scienze computazionali presso l’Università di Soochow.

“A mio avviso, la differenza principale è la seguente: la Cina si è dedicata allo sviluppo dell’IA molto più tardi, mentre i Paesi sviluppati ci lavoravano già da 60 anni. Inoltre, le autorità cinesi alcuni anni fa hanno elaborato un programma di sviluppo in questo settore, hanno fornito grande supporto in tal senso, hanno dimostrato volontà politica, fondamentale dal mio punto di vista. Chiaramente anche gli USA e l’UE dedicano grande attenzione all’IA, ma l’apporto dei loro governi è sensibilmente minore rispetto a quello cinese. Il supporto che la Cina dà a questo settore è enorme. Negli ultimi anni, ad esempio, molte università cinesi hanno cominciato ad inaugurare Centri di ricerca sull’intelligenza artificiale e corsi di specializzazione su questo tema. Mentre negli USA e in UE si continua a studiare l’intelligenza artificiale nei più generici centri di tecnologie computazionali. Ma in quei Paesi queste innovazioni sono studiate ormai da decenni e hanno raggiunto una loro maturità. Mentre in Cina costituiscono una branca separata di ricerca e sviluppo. Questa è una grande differenza”.

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Non sorprende che molti Paesi, fra cui la Cina, dedichino grande attenzione allo sviluppo dell’IA. Dopotutto, questa tecnologia, così come l’elettricità nel XX secolo, è un’innovazione che può avere una miriade di applicazioni diverse. Applicando soluzioni basate sull’IA all’impianto produttivo, il Paese potrebbe recuperare diverse posizioni nella classifica mondiale di creazione di valore. Inoltre, l’IA può essere applicata alle tecnologie dual use e, in tal caso, la supremazia tecnologia nel settore dell’IA è strettamente legata alle questioni di sicurezza nazionale. La particolarità dell’approccio cinese nei confronti dell’IA è il suo essere up-down. Infatti, già nel 2017 il Consiglio di Stato cinese ha pubblicato il Programma di sviluppo dell’intelligenza artificiale di nuova generazione. Stando al programma, entro il 2030 la Cina dovrebbe diventare leader mondiale nel settore dell’IA per un giro d’affari di 150 miliardi di dollari.

La pubblicazione di questo programma ha suscitato grande preoccupazione a Washington. Gli USA, in qualità di Paese leader nel settore dell’IA, non vogliono perdere il loro status. Per questo, su pretesto di difendere la sicurezza nazionale stanno tentando di contenere lo sviluppo tecnologico cinese. Il Ministero statunitense del Commercio ha incluso le società tech cinesi Huawei, SenseTime, Megvii, Hikvision e Dahua all’interno di liste nere. Ciò significa che le società statunitensi non possono collaborare con società incluse in lista nera rifornendole di strumentazione, componentistica o software. Una volta che l’ecosistema IA è basato principalmente su tecnologia statunitense (chip e software), gli USA sostengono di poter disporre liberamente di tali tecnologie per chiuderne l’accesso ai propri rivali geopolitici. Tuttavia, sebbene la conoscenza scientifica sia stata creata prevalentemente in territorio statunitense, dobbiamo ricordarci che è prodotto dello sforzo collettivo di ricercatori provenienti da Paesi diversi. Nessun Paese può sviluppare da solo tecnologie così complesse come l’IA, secondo Vladislav Shershulsky, manager presso Microsoft Russia.

“La Cina e gli USA sono solamente economie molto forti. Ma anche loro, a mio avviso, non sono in grado di avanzare in questo settore in maniera autonoma, così come la maggior parte delle altre nazioni. La collaborazione in questo settore è così importante che, se non vi è, i risultati allo stesso modo non vi saranno oppure si avranno molto più avanti di quanto si sarebbero potuti ottenere. Ritengo che l’unica soluzione per noi è collaborare. L’obiettivo comune di società, governi, consumatori e società è raggiungere un grado di cooperazione che dia risultati. Nessuno ad oggi ha una supremazia assoluta perché l’IA è relativamente nuova. Gli USA vantano una lunga tradizione di investimenti nell’innovazione e il governo sa investire. In Cina la società investe, il governo investe e si capisce bene che ci sono vari settori produttivi che si possono migliorare in maniera esponenziale risolvendo anche problemi di carattere sociale. In tal senso la Cina ha forse un vantaggio perché ha le idee più chiare. Ma, ripeto, nessuno è in grado di farcela da solo, dobbiamo collaborare”.

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Gli USA non hanno acquisito il loro primato tecnologico basandosi esclusivamente sulle proprie forze. Le ricerche scientifiche della Silicon Valley sono state condotte in parte anche con il denaro degli investitori cinesi. Stando ai dati di Rhodium Group, gli investimenti cinesi nel comparto tech statunitense sono passati da 376 milioni di dollari nel 2013 a 3,1 miliardi di dollari nel 2018.

Le maggiori società tech cinesi hanno creato centri di ricerca negli USA. Ad esempio, alcuni anni fa Baidu ha inaugurato un centro di ricerca sull’IA nella Silicon Valley (Silicon Valley Artificial Intelligence Lab). Nel 2017 la società ha aperto un secondo centro di ricerca sulle automobili senza pilota nell’ambito del suo progetto Apollo. Poco dopo ha aperto il terzo laboratorio negli USA, il Business Intelligence Lab, per lo studio e l’elaborazione dei Big Data.

Un altro gigante tech, la società Tencent, ha aperto un centro studi sull’IA a Seattle. In questa città anche Alibaba ha fondato un suo laboratorio per lo studio del machine learning e del calcolo quantistico. Anche Huawei ha aperto il suo laboratorio Futurewei in California.

Non si dimentichi che molte tecnologie statunitensi e i noti prodotti ad esse correlati sono stati ideati da cinesi. Il fondatore di Nvidia, Jensen Huang, è cinese. Il celebre ricercatore americano nell’ambito della robotica e dell’IA, Andrew Ng, ha origini cinesi. Uno dei fondatori di YouTube, Steve Chen, è anch’egli cinese. L’ambiente favorevole agli studi scientifici ha attirato negli USA talenti da tutto il mondo che hanno reso l’America un Paese votato al tech.

Tuttavia, in un anno di guerra commerciale con gli USA i volumi degli investimenti cinesi nel Paese sono passati da 14,8 miliardi di dollari nel 2018 a 4 miliardi nel 2019. Le società cinesi stanno tentando di spostarsi verso giurisdizioni più favorevoli. Baidu ha annunciato che parte del suo reparto R&S Apollo sarà trasferito dagli USA in Cina. Anche Huawei prevede di spostare il proprio laboratorio dagli USA in Canada. Ad ogni modo, alla Cina non mancano i soldi per attirare talenti da tutto il mondo. Al momento sempre più esperti di Intel, Microsoft e Google si stanno trasferendo in Cina.

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