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M5s, senatore "ribelle" Paragone dice no al passaggio alla Lega di Salvini

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Il senatore non allineato del Movimento Cinque Stelle Gianluigi Paragone ha tenuto a precisare di non voler passare alla Lega di Salvini, che si è innamorata di Draghi, affermando allo stesso tempo che "il Movimento ha tradito un sogno".

Gianluigi Paragone, il noto senatore dei Cinque Stelle che nei giorni scorsi ha votato no in contrasto con il MoVimento la manovra in Senato e contro la risoluzione sul Mes, finendo così nel mirino dei vertici del M5s con l'apertura della procedura dei probiviri, ha dichiarato pubblicamente di non aver intenzione di passare alla Lega durante un intervento ai microfoni della trasmissione "L’Italia s’è desta" su Radio Cusano Campus, come riportato da La Repubblica. In aggiunta Paragone ha lanciato una frecciata contro il Carroccio, dopo che nei giorni scorsi era stata avanzata la proposta di candidare l'ex governatore della Bce a Palazzo Chigi.

"Spazziamo via qualsiasi voce su questo. Come si può pensare che io possa passare alla Lega quando la Lega si è innamorata di Mario Draghi".

Tornando sul ruolo e sui rapporti col Movimento Cinque Stelle, per cui è stato eletto, Paragone ha dato una motivazione sul crollo vertiginoso di consensi e le sconfitte elettorali dei pentastellati nel corso dell'ultimo anno e mezzo. 

"A me interessa una cosa: il M5s era diventato membrana contenitiva di una voglia di riscatto, se tu in un anno e mezzo perdi tutti questi voti è perché hai tradito un sogno. Il Movimento non può pensare di diventare tutto a un tratto un soggetto bello, fighetto."

Ha poi aggiunto di essere stato a cena con Di Battista, altro pezzo da novanta del M5s, che la stampa ha spesso dato in conflitto con Di Maio, anche se questa ricostruzione è sempre stata smentita dai diretti interessati.

"Ieri sera ero a una cena di attivisti (dove sembra fosse presente anche l'ex deputato 5S Alessandro Di Battista, ndr) lì ci sono ancora persone che credono che l'Europa sia cattiva, ingiusta, generatrice di conflitti sociali. Noi lo dicevamo".

"Non si può rinnegare quello che dicevamo e che Grillo diceva sull'Europa e sulla sovranità. Se questa manovra restrittiva l'avesse fatta il governo precedente con Tria io non l'avrei votata comunque", ha spiega il senatore. 

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