Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Il vero incubo della NATO si chiama(va) Islanda

© Sputnik . Yury Abramochkin / Vai alla galleria fotograficaReykjavík, Islanda, 1986
Reykjavík, Islanda, 1986 - Sputnik Italia
Seguici su
Quante chance avrebbero avuto i sovietici di conquistare l'isola nordica ai tempi della Guerra Fredda?

Potrebbe sembrare la trama di Uragano Rosso (Red Storm Rising, 1986), il celebre libro di Tom Clancy che descrive uno scenario di guerra convenzionale tra la NATO e il Patto di Varsavia, nell'ambito del quale i sovietici tentano per l'appunto di invadere l'isola nordica con uno sbarco effettuato con degli hovercraft trasportati a bordo di una chiatta civile fino a poche miglia dalla costa islandese.

In effetti, lo scenario dipinto da Clancy deriva da una visione che risultava essere reale ai tempi della Guerra Fredda, con l'Islanda che veniva considerata una posizione altamente strategica da parte dei vertici dell'Alleanza Atlantica, in quanto considerata punto perfetto per sorvegliare i traffici marini da e verso l'Oceano Atlantico.

La questione assume un valore decisamente interessante e attuale, leggendo il rapporto redatto da Phillip Petersen per la Potomac Foundation e recentemente reso pubblico dal Pentagono.

La presa del bastione del Nord

L'analisi di Petersen contiene un piano molto dettagliato su come difendere la Scandinavia da un eventuale invasione da parte russa, con tanto di descrizioni orientate verso un pubblico militare di remoti fiumi ed enormi valli disabitate, dei quali sono allegate immagini, che però diverrebbero luoghi di importanza capitale in caso di Terza guerra mondiale.

"A fronte di una NATO prevalentemente orientata al controllo navale, non c'è dubbio che i sovietici avrebbero avuto il desiderio di conquistare, o almeno di neutralizzare l'Islanda", si legge nel rapporto di Peterson.

L'autore si sofferma inoltre sulle modalità con le quali i sovietici avrebbero potuto assicurarsi il controllo del Bastione del Nord.

"Le operazioni sovietiche avrebbero avuto luogo con l'impiego di molti tipi di mezzi, dai bombardamenti aerei, agli attacchi missilistici agli attacchi via terra", scrive l'analista.

L'assenza di un esercito in Islanda, che non si è mai dotata di forze armate sin dal lontano 1869, rendeva l'isola uno dei punti più vulnerabili della catena difensiva euro-atlantica.

Al contempo, però, la relativa debolezza della Marina sovietica, rendeva l'unica operazione fattibile quella di uno sbarco improvviso che avesse come obiettivo quello di assicurarsi i porti e gli aeroporti presenti.

Stando a quanto riporta la rivista National Interest, in condizioni simili "i sovietici sarebbero realmente stati in grado di conquistare l'isola nordica [...] o almeno avrebbero causato molto caos e distruzione qualora gli USA non fossero riusciti a rinforzare le difese in anticipo".

Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала