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L’ora è giunta: piena libertà nel commercio internazionale

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I tentativi degli USA di far crollare l’Organizzazione mondiale del Commercio hanno avuto successo. A metà dicembre due dei tre arbitri rimanenti in seno all’Organo di Appello dell’OMC sono andati in pensione e ora questo importantissimo organo non è più in condizioni di prendere alcuna decisione.

Ciò significa che persino quei Paesi che formalmente si sono impegnati a osservare le regole imposte dall’Organizzazione potranno infrangerle senza che vi siano conseguenze. Sputnik vi spiega perché questo va a vantaggio di Washington e se sarà o meno possibile ripristinare l’autorità dell’OMC.

La bella addormentata

L’Organo di Appello è l’organo più importante dell’OMC preposto alla risoluzione delle controversie tra soggetti partecipanti a relazioni di natura commerciale. Le decisioni di quest’organo sono emesse in via definitiva e non sono appellabili: infatti, i membri dell’OMC sono tenuti a darne tempestiva esecuzione. In caso contrario, la controparte rispetto al Paese contravventore acquisisce il diritto a imporre contro di esso sanzioni di natura commerciale.

L’Organo di Appello in seno all’OMC deve riunirsi in collegio composto da 7 arbitri, ma al momento ve ne sono solamente 3 in quanto Washington sta bloccando già da due anni le elezioni di nuovi arbitri. Martedì scorso sono andati in pensione 2 arbitri. È operativo solamente un arbitro, ma non è possibile comporre controversie di natura commerciale in collegio monocratico. Dunque, l’OMC è stata privata a tempo indeterminato della possibilità di svolgere la sua funzione principale.

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Questo potrebbe portare il caos nel commercio internazionale. Dopotutto d’ora in poi i membri dell’OMC potranno stabilire qualsivoglia barriera tariffaria limitando l’accesso delle merci straniere al mercato interno.

E dopo che i partner colpiti avranno inondato l’OMC di reclami, i Paesi contravventori li invieranno all’Organo di Appello il quale non sarà però in grado di emettere alcuna decisione.

L’Organizzazione promette di trovare una soluzione temporanea e sostiene che questa non inficerà la situazione creatasi.

“Il direttore generale dell’OMC sostiene che non possiamo delegare la risoluzione della criticità insorta ad appaltatori esterni, quali studiosi, giuristi o centri d’analisi. Ma non siamo nemmeno pronti ad affidarci esclusivamente agli esperti di Ginevra: si tratta di una questione politica che richiede un approccio altrettanto politico da parte di Ginevra e delle capitali mondiali”, ha dichiarato Keith Rockwell, portavoce dell’OMC.
Trump gongola

Il presidente degli USA critica da tempo l’OMC e non nasconde che la partecipazione del suo Paese all’Organizzazione non dia alcun beneficio. “Sappiamo che ci hanno ingannato per anni e questo non accadrà più”, ha dichiarato Trump ad agosto innanzi ai dipendenti di Royal Dutch Shell in Pennsylvania.

La questione è che nel circa quarto di secolo di attività dell’OMC (sebbene di fatto i principi fondanti dell’Organizzazione fossero stati formulati nel 1947 nell’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio, GATT) la maggior parte delle controversie di natura commerciale sono emerse proprio con gli USA.

Tra il 1995 e il 2019 l’OMC ha ricevuto 575 reclami in materia di concorrenza sleale e 275 di questi riguardavano gli USA. In 152 casi Washington si configurava come convenuta. Si confronti: i Paesi dell’UE sono stati oggetto diretto di soli 184 reclami.

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Washington è citata con una frequenza maggiore perché sfrutta restrizioni commerciali ulteriori al fine di tutelare i produttori statunitensi. Solamente l’anno scorso relativamente ai dazi sulle importazioni imposti da Trump hanno fatto reclamo Cina, UE, Russia, Norvegia, Canada, Messico, India, Svizzera, Australia, Nuova Zelanda, Islanda e Singapore.

L’Organo di Appello dell’OMC ha interrotto la propria attività nel momento più propizio per la Casa Bianca. A inizio ottobre l’Organizzazione si è pronunciata in merito al reclamo degli USA relativo al finanziamento del produttore di aeromobili civili Airbus da parte delle autorità europee ai danni di Boeing. Questo ha permesso a Washington di imporre sanzioni ulteriori sulle merci e i servizi di importazione provenienti dall’UE per un volume di 7,5 miliardi di dollari. Ora Bruxelles non può più ricorrere in giudizio.

Ad ogni modo, gli esperti sono convinti che nessuno potrà accettare questa situazione in un periodo in cui sono in calo i ritmi di crescita dell’economia mondiale la quale potrebbe essere salvata solamente da un commercio internazionale più attivo. Per questo, la Cina è grande sostenitrice del piano B proposto dall’Europa, ossia la creazione di un meccanismo di risoluzione delle controversie in materia commerciale analogo a quello in seno all’OMC. Del supporto cinese al progetto si è fatto portavoce Zhang Xiangchen, rappresentante cinese in seno all’Organizzazione.

“Sarebbe ideale se i 163 membri dell’OMC, esclusi gli USA, duplicassero semplicemente il sistema di risoluzione delle controversie dell’OMC, incluso l’Organo di Appello”, ritiene James Bacchus, ex membro dell’Organo.

In tal caso il commercio internazionale registrerebbe una crescita stabile. Ma sulle merci di provenienza statunitense i Paesi potranno imporre qualsivoglia dazio e Washington non potrà esporre reclami relativi alla loro politica protezionistica.

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