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Islam, in Veneto associazioni islamiche vogliono scuole per gli imam

© AP Photo / Kamran JebreiliI musulmani pregano ad Abu Dhabi
I musulmani pregano ad Abu Dhabi  - Sputnik Italia
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In Veneto i rappresentanti di diverse associazioni islamiche hanno scritto alla regione con la richiesta che venga regolamentato il loro culto.

I leader di 17 associazioni islamiche in Veneto hanno scritto al governatore del veneto Luca Zaia e al presidente del Consiglio Roberto Ciambetti con la richiesta di cambiare al normativa sul regolamento delle moschee e dei luoghi di culto. 

Oltre a questo richiedono l’apertura di una scuola veneta per la formazione degli Imam, la definizione di uno statuto per le associazioni e i centri culturali islamici e l’obbligo di registrazione e pubblicazione in un sito internet unico di tutte le informazioni relative alle associazioni - centri culturali”.

La lettera pone come base la sentenza della Corte Costituzionale nella quale si dichiarava incostituzionale la legge della Regione Lombardia n°2 2015 in materia di localizzazione dei luoghi di culto, “in quanto produceva una forte compressione della libertà religiosa”.

A detta loro, la legge approvata dalla Regione Veneto nel 2016 è simile e ha provocato gli stessi effetti: per molte persone di fede musulmana e altre confessioni la preghiera collettiva è diventata illegale e da praticarsi clandestinamente”.

Roberto Ciambetti ha risposto affermando che “l’articolo 117 della Costituzione Italiana che spettano allo stato i rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose”, e che la legge regionale veneta fa lo stesso, non entrando “nel merito dei rapporti con le confessioni religiose”, ma limitandosi “a dettare norme urbanistiche che riguardano i luoghi di culto”.

Infatti Ciambetti sottolinea che proprio per questo motivo la normativa del Veneto è passato al vaglio della Corte Costituzionale e che dunque il parallelo con la legge lombarda è fuorviante e sbagliato. Di conseguenza il presidente del Consiglio regionale afferma che è scorretto immaginare che siano norme “dirette a ostacolare la fede islamica (...) o frutto dalla non coscienza della nostra legge”.

“Per la cultura europea,” continua Ciambetti “la libertà religiosa è un pilastro (...) che non è completamente condiviso dalla maggioranza del mondo islamico, così come la libertà della posizione delle donne”.

“La stessa libertà di culto che voi auspicate viene negata ai cristiani e a credenti di altre fedi in molti dei Paesi islamici: una lettera come quella che voi mi avete indirizzato in tanti Paesi islamici avrebbe esposto gli estensori a seri guai”, ha scritto Ciambetti. 

Infine il presidente del Consiglio regionale conclude affermando che se da una parte i musulmani chiedono il dialogo, dall’altro ci sono “cittadini di fede islamica che vedono nel sangue l’unica forma di confronto possibile”, riferendosi alle azioni criminali condotte dai musulmani in Italia e i Europa nei confronti degli "infedeli". 

“Le porte sono sempre aperte a chi è onesto e a chi rigetta la violenza, a chi la contrasta con azioni concrete e decise, non a parole ma con i fatti”, per fatti riferendosi all’accoglienza di migliaia di cittadini di fede islamica avvenuta in Veneto per anni.
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