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Greta, la Cassandra che piace alla grande finanza

© REUTERS / RAFAEL MARCHANTEGreta Thunberg arriva a Lisbona il 3 dicembre , 2019
Greta Thunberg arriva a Lisbona il 3 dicembre , 2019 - Sputnik Italia
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La ragazzina svedese celebrata come personalità dell’anno dalla rivista Time è soltanto la ventriloqua di cambiamenti economici decisi nel nome di quel “neo-capitalismo verde” difeso da Christine Lagarde e da Ursula van der Leyen, ma smentito da un manifesto firmato da 500 scienziati.

Se guardate a Greta Thunberg come ad una rediviva Giovanna d’Arco dell’Ambientalismo rilassatevi. L’ingrugnita ragazzina svedese, proclamata personalità dell’anno dal settimanale statunitense Time, tutto è tranne che un’eroina indomita e solitaria. Per capirlo basta guardare a Bruxelles dove mercoledì pomeriggio i partner europei hanno ripreso a confrontarsi sull’ambiziosa utopia delle emissioni zero da raggiungere entro il 2050.

Un passo celebrato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen come “lo sbarco sulla luna dell’uomo europeo”. Ben lungi dall’essere una dirompente contestatrice Greta sembra dunque la ventriloqua di un “neo-capitalismo verde” pronto a conquistare le istituzioni mondiali. A partire da quell’Unione Europea su cui capitani dell’industria verde e grandi gruppi finanziari puntano per ottenere i finanziamenti necessari a modificare i processi produttivi inserendovi i costosi meccanismi indispensabili per azzerare le emissioni.

Un meccanismo spiegato senza troppi giri di parole dal Governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney pronto, a fine gennaio, a lasciare gli uffici di Londra per assumere l’incarico di “Inviato delle Nazioni Unite per l’azione climatica e la finanza”. Un titolo in cui la correlazione tra finanza e azione climatica ben spiega la direzione in cui va il mondo. Non a caso Carney, che per primo nel settembre 2015 sollevò in ambito finanziario il problema del mutamento climatico, è anche il fondatore del “Network for Greening and Financial System” una rete di trenta tra banche centrali e autorità di regolamentazione che vanta assetti gestiti per oltre 100mila miliardi di dollari. Una dimensione colossale, superiore di quaranta volte al debito pubblico italiano, che punta ad indirizzare e guidare i nuovi processi di industrializzazione in campo europeo e globale.

“I cambiamenti climatici - ha spiegato intervenendo al Cop 25, il vertice Onu sul clima in corso a Madrid - avranno un impatto su ogni area della finanza… i cambiamenti nelle politiche climatiche, le nuove tecnologie e i crescenti rischi fisici comporteranno un riassestamento dei valori di ogni assetto finanziario”.

Non accettare i mutamenti pianificati dalla grande finanza significherà però scomparire dal mercato.

“Le aziende pronte ad allineare i loro affari alle transizioni verso le emissioni zero saranno ricompensate adeguatamente mentre quelle incapaci di adattarsi cesseranno di esistere” – ha sottolineato il governatore della Banca d’Inghilterra.

Il summit di Bruxelles sul cosiddetto “new deal verde” è insomma solo il primo passo di un costosa rivoluzione industriale imposta dai circoli finanziari per far circolare le grandi masse di denaro indispensabili a risvegliare i mercati europei. E a dimostrarlo ci sono le parole di Christine Lagarde che ancora prima di sedersi sulla poltrona ereditata da Mario Draghi insisteva sulla necessità di mettere “al centro della missione della Bce e di ogni altra istituzione” la lotta al cambiamento climatico. Obbiettivo rilanciato durante un’audizione al Parlamento europeo in cui ha spiegato che «ogni istituzione dovrebbe avere come missione la protezione dell’ambiente». Le esibizioni di Greta e le politiche di Ursula van der Leyen sono insomma le due facce di una moneta coniata dai centri finanziari per innescare una rivoluzione industriale politicamente corretta ed ecosostenibile. Ma le fiabe di Greta e le politiche di Ursula van der Leyen sono anche i due volti della menzogna, scientificamente infondata che attribuisce allo sviluppo industriale e al genere umano le responsabilità del cambiamento climatico.

“I modelli di divulgazione generale sul clima su cui si basa attualmente la politica internazionale sono inadeguati proprio per questo è crudele, nonché imprudente sostenere la perdita di trilioni di dollari sulla base dei risultati di modelli così imperfetti” - spiega un manifesto firmato da 500 fra scienziati e associazioni di 13 Paesi lanciato da Guus Berkhout, un geofisico e professore emerito dell’Università dell’Aja per confutare le tesi dei sostenitori di Greta e del neo-capitalismo verde.

“Le attuali politiche climatiche – nota il manifesto - indeboliscono inutilmente il sistema economico, mettendo a rischio la vita nei Paesi a cui è negato l’accesso all’elettricità permanente a basso costo … vi invitiamo pertanto a seguire una politica climatica basata su solida scienza, realismo economico e reale attenzione a coloro che sono colpiti da costose e inutili politiche di mitigazione”.

Ma a pochi mesi dal lancio quel manifesto e le parole dei suoi 500 scienziati sono già dimenticate cancellate dalla copertina di Time e sovrastate dalle catastrofiche cantilene della nuova Cassandra verde.

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