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Rafael Grossi: l’AIEA è come un arbitro di calcio

© AP Photo / Ronald ZakRafael Grossi, direttore generale dell'AIEA
Rafael Grossi, direttore generale dell'AIEA - Sputnik Italia
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Il 3 dicembre l’argentino Rafael Grossi è stato nominato direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), diventando così il primo latinoamericano ad occupare tale carica.

In un’intervista rilasciata a Sputnik il nuovo direttore dell’AIEA ha condiviso le proprie opinioni sulla serie Chernobyl, ha spiegato quale ruolo svolge l’Agenzia nel mantenimento dell’accordo sul nucleare con l’Iran e per quando è previsto l’accordo tra Washington e Pyongyang sulla questione coreana.

– Lei ha dichiarato che l’Iran rimarrà una priorità all’ordine del giorno dell’Agenzia. In che modo prevede di operare in tal senso? Saranno operati cambiamenti nelle attività degli ispettori in loco?

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– No. Ritengo che le operazioni in Iran siano molto specifiche. Come sapete tali operazioni sono condotte su più impianti. Continueremo il lavoro già avviato. Ci potrebbero essere variazioni, ma non perché io voglia adottare un approccio del tutto differente. Si tratta di una fase molto delicata con un rigido protocollo. Non sta a me cambiare le cose. Non possiamo prevedere cosa subirà variazioni. Questo dipenderà dai risultati delle nostre ispezioni e dallo sviluppo della situazione sul posto.

– Ma forse Lei vorrebbe introdurre nuovi meccanismi di controllo sull’adempimento dell’Accordo sul nucleare iraniano?

– Non necessariamente. Darò una mia valutazione della situazione, adotterò il mio personale approccio alla comunicazione con l’Iran. Chiaramente si tratta di una metodologia nuova perché io sono un altro direttore generale, sono una persona diversa. Ma per quanto riguarda le modalità tecniche e la prassi per la concessione di garanzie non vi saranno cambiamenti. Continueremo ad adempiere ai nostri doveri con precisione, ma non introdurrò alcuna nuova metodologia.

– Cosa determinerà il Suo approccio alle relazioni con l’Iran?

– Sarò deciso e giusto, sarò molto deciso e molto giusto. Non avrò dubbi sulla concessione delle garanzie. Sarò giusto, non ci saranno discriminazioni o preconcetti nei confronti dell’Iran. Ad ogni fase cercheremo sempre di collaborare con l’Iran secondo i criteri di mutuo rispetto.

– Il mandato dell’AIEA in Iran prevede attività di monitoraggio e vigilanza. Prevede di estendere tale mandato? Ad esempio, includervi sforzi di intermediazione volti al mantenimento dell’accordo sul nucleare o alla promozione del dialogo tra le parti coinvolte?

– Ottima domanda. Ritengo che ci siano da fare delle distinzioni. Il ruolo dell’AIEA è limitato al mandato stabilito dal Consiglio di amministrazione dell’Agenzia. Nel 2015 il Consiglio ha approvato l’accordo stipulato tra un gruppo di Stati, ivi inclusa la Russia. Noi stiamo eseguendo tale mandato tramite il sistema di ispezioni e controlli. È ciò che dobbiamo fare nel rispetto dell’accordo e dei rapporti tra le parti. L’intermediazione non rientra tra i nostri compiti. Direi che il mio compito non è né salvaguardare né distruggere l’accordo. Il mio compito consiste nell’eseguire il mandato affidatoci nel modo migliore possibile affinché ciascuno possa fidarsi dell’AIEA come di un arbitro di calcio. Non prendiamo le parti di nessuno, applichiamo semplicemente le regole in maniera imparziale, neutrale e professionale.

– Come considera l’interazione con la Russia nell’ambito dell’AIEA?

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– La Russia è un attore chiave dell’Agenzia e, in generale, nell’ambito degli studi sul nucleare. Per questo, per me è importante che ci siano relazioni solide, costruttive e dinamiche con la Federazione Russa. La Russia è importante in qualsiasi ambito della mia attività. È importante per la concessione o meno delle garanzie all’Iran, ma anche nell’ambito dell’energia nucleare perché è esportatore leader di tecnologie del settore nel mondo. È fondamentale nel settore della medicina nucleare perché la Russia è da sempre uno dei Paesi più avanzati al mondo a livello di ricerca. La Russia occupa una posizione importante in tutte le questioni e di questo sono molto contento. Ho lavorato con colleghi russi per molti anni e ora intendo sfruttare le ottime relazioni che intrattengo con loro.

– Lei ha dichiarato di aver ricevuto un invito dal presidente Putin per recarsi in Russia…

– Mi è stato concesso l’onore di ricevere un messaggio dal presidente Vladimir Putin che si congratulava con me per la nomina. Putin è stato uno dei primi capi di Stato a congratularsi con me, per questo sono molto toccato dall’onore concessomi. Spero di incontrarlo quando mi recherò a Mosca. Questo dipenderà dalle decisioni del vostro governo. Ritengo che l’interazione con un Paese così avanzato come la Russia sia cruciale per l’AIEA.

– Quando pensate di recarvi a Mosca? Ha discusso la questione con il nostro ambasciatore a Vienna?

– Sì, stiamo discutendo una data, poiché è chiaro che vorrei recarmi il prima possibile in un Paese come la Russia. Trovare una data è un po’ difficile perché l’anno volge al termine, ci sono le feste. Vorremmo che durante la mia visita le persone interessate fossero raggiungibili e potessero dedicare tutta la loro attenzione agli incontri di lavoro per cominciare a lavorare insieme. Sono convinto che troveremo una data adatta.

– La visita si svolgerà in inverno o in primavera? Sa già dirlo?

– Il più presto possibile. Adoro l’inverno russo.

– Desidera rafforzare la cooperazione con la Russia avviando nuovi progetti?

– Certamente. Ritengo che dobbiamo e possiamo fare molto di più con la Russia. Sto tentando di sfruttare al massimo il potenziale dell’Agenzia. Ciò significa lavorare tantissimo nell’ambito dell’energia nucleare e della sicurezza. Vi sono molto settori in cui la Russia può apportare un grande contributo. Il livello di collaborazione ad oggi è ottimo, a penso che si possa fare sempre di più.

– Vorrei trattare ora la questione nordcoreana. Il Ministero nordcoreano degli Esteri ha dichiarato che il Paese è pronto a invitare esperti internazionali al Centro di ricerca nucleare di Nyŏngbyŏn. L’AIEA è stata invitata?

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– No, non abbiamo ricevuto alcun invito dalla Corea del Nord. Come sapete, dieci anni fa abbiamo lasciato il Paese contro la nostra volontà. Abbiamo perso moltissime informazioni. Ma sono convinto che, non appena si raggiungerà un accordo politico (al momento è in corso il dibattito tra Corea del Nord e USA), in breve tempo ci si rivolgerà all’Agenzia per richiedere le garanzie. Sono convinto che ciò accadrà. Già per la sottoscrizione dell’accordo si rivolgeranno a noi e noi saremo contenti di aiutarli. Aspetto con impazienza quel momento e spero accada presto.

– Ciò significa che fino al raggiungimento di un accordo politico gli ispettori dell’Agenzia non si recheranno in Corea del Nord nemmeno se ci fosse un invito in tal senso?

– No. Se ci invitano, prenderemo in esame il tipo di invito eventualmente ricevuto. Non sono tenuto ad aspettare finché qualcuno non mi dice di andare. È la Corea del Nord a doverci invitare. Sto semplicemente dicendo che al momento i coreani conducono trattative con gli USA. Per questo, spero che raggiungano un accordo. Sono sicuro che entrambe le parti ci chiederanno di presenziare, in particolare la Corea del Nord. Del resto è il loro Paese. Per questo, dovremo recarci nel Paese, effettuare le ispezioni, garantire la sicurezza degli ispettori e loro adeguate condizioni di lavoro.

– Ha visto la serie Chernobyl? Che cosa ne pensa?

– È una serie meravigliosa. Ma è una versione romanzata di fatti reali. Non va dimenticato che non si tratta di un documentario. Per qualche ragione talvolta le persone si confondono in merito. Ritengo che quell’incidente continui a suscitare l’interesse del pubblico e rimarrà nella memoria delle persone di tutto il mondo, non solo della Russia. È un episodio drammatico della storia. È accaduto tanto tempo fa e dall’aprile del 1986 la sicurezza energetica ha fatto passi da gigante. Parliamo anche di uno Stato completamente diverso. Non è più l’URSS. Si sono verificati numerosi cambiamenti a livello istituzionale, la sicurezza delle centrali nucleari è migliorata considerevolmente. La Russia ha collaborato attivamente con noi in tal senso. Chiaramente gli incidenti possono capitare, ma ritengo che la situazione da allora sia cambiata in maniera radicale.

– Dunque, Lei ritiene che abbiamo imparato la lezione?

– Sì, abbiamo imparato la lezione dall’esperienza nostra e altrui. L’unico elemento positivo delle catastrofi è ciò che ci insegnano. Un incidente ci permette di scongiurarne altri.

– Ma perché allora la reazione alla catastrofe di Fukushima non è stata inizialmente, diciamo, delle migliori?

– Da quando abbiamo cominciato ad impiegare l’energia nucleare ci sono stati molti incidenti. Chiaramente li trattiamo con la massima attenzione. Questi due incidenti sono stati drammatici. A mio avviso, ogni situazione è un caso a sé. Non appena c’è stato l’incidente in Giappone, abbiamo contattato il governo giapponese e tutti nel mondo si sono dimostrati solidali con il Paese. E abbiamo ricevuto un’altra lezione. L’Agenzia ha inviato mezzi tecnici. Un paio di anni fa abbiamo pubblicato una relazione sull’indicente con 5 o 6 tomi di informazioni e valutazioni sulle lezioni che abbiamo tratto da quell’esperienza. Anche esperti russi vi hanno partecipato. Al momento stiamo lavorando per diminuire le conseguenze negative, ovvero la fase post-catastrofe. Quello di Fukushima era un caso del tutto diverso da Chernobyl.

– È nota la data in cui presso la Banca Internazionale dell’AIEA in Kazakistan giungerà il secondo lotto di uranio debolmente arricchito?

– A breve. Mentre stiamo parlando, i vari processi sono in moto. Non vi posso dare un data esatta al momento, ma a mio avviso concluderemo il tutto entro fine anno.

– Quando si riuscirà a ridurre il prezzo della radioterapia in modo che diventi accessibile anche a soggetti meno abbienti?

– Ottima domanda. Penso che l’Agenzia possa fare tanto in questo senso. Contiamo sull’aiuto dei Paesi più grandi come la Russia. Desideriamo che ci aiutino ad estendere l’accesso a queste terapie anche nei Paesi in via di sviluppo. Troppi Paesi non vi hanno accesso. Le persone muoiono di cancro, cosa che non accadrebbe se la patologia fosse loro diagnosticata in maniera precoce. È uno scandalo, dobbiamo cooperare per promuovere queste tecnologie, cosa non facile: bisogna, infatti, formare il personale e garantire la sicurezza necessaria per l’utilizzo della strumentazione. L’Agenzia ha lavorato molto su questo tema, così come su altri. Spero di rafforzare e accelerare la nostra cooperazione in questo ambito. È effettivamente una delle mie priorità.

– La chemioterapia sarà definitivamente rimossa come metodo di lotta al cancro?

– L’AIEA sta dando il proprio contributo, ma saranno i medici a decidere quali terapie sono le migliori. Per questo, non ho nulla da commentare in merito. Vogliamo fare la nostra parte per migliorare la situazione.

– L’AIEA intensificherà i controlli sui grandi Paesi con un’infrastruttura nucleare avanzata i quali potrebbero tentare di utilizzare in maniera illecita materiali come l’isotopo dell’uranio-233? Infatti, tali eventuali utilizzi potrebbero implicare la creazione di armi nucleari.

– Chiaramente, lavoriamo continuamente nell’ambito della non proliferazione. È una delle nostre missioni chiave. Come sapete, le modalità con cui sono eseguite le ispezioni e il grado di controllo da parte nostra sono stabiliti nei contratti stipulati con i singoli Stati. L’Agenzia comprende 171 Paesi. Tutti sono in grado di sviluppare tecnologie proprie. Per questo, cerchiamo sempre di ottenere gli accordi migliori. Ce ne sono di vari tipi, ma cerchiamo di avere il meglio. Il meglio è quello che chiamiamo accordo universale sulle garanzie corredato da un protocollo che ci permette di condurre ulteriori ispezioni e ci permette di essere più utili. Questo strumento è una sorta di lente di ingrandimento. Come forse ricordate, la sfera di competenza dell’Agenzia è cresciuta proprio grazie all’esperienza acquisita ad esempio in Iraq a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Al tempo conducevamo ispezioni su un numero limitato di siti dove il regime dell’epoca creava armi nucleari. Il fatto che potessimo avere accesso a pochi siti suscitò lo sdegno della comunità internazionale e si parlò molto di tale questione, cosa che ci servì moltissimo per ottenere maggiori concessioni. Tornando alla questione, stiamo cercando di fare tutto il possibile. Ma è necessario stipulare un accordo con ogni Stato.

– C’è qualcosa che vorrebbe cambiare nell’Agenzia? Su cosa farà affidamento?

– Vorrei rendere l’Agenzia più accessibile, flessibile e ambiziosa. La nostra Agenzia è enorme, i nostri collaboratori sono fantastici, hanno studiato nelle migliori scuole, anche russe. Dobbiamo sfruttare questo a nostro vantaggio. Potremmo disporre dello strumento migliore in assoluto, ma se non lo sfruttiamo, perdiamo molte possibilità. E non voglio perdere delle possibilità. 

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